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Salvatore Rampulla

È il motto di Salvatore Rampulla, siciliano, 47 anni, dallo scorso gennaio presidente di AIO, l’Associazione Italiana Odontoiatri. L’ottimismo e la determinazione che lo caratterizzano, i valori in cui crede, l’impegno politico e l’etica professionale, questi i temi di cui ama parlare e per i quali vive e lavora ogni giorno con grande passione.

È nato a Butera Salvatore Rampulla, in provincia di Caltanissetta, a sud della Sicilia, vicino al mare. Qui ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza. Poi, gli studi universitari a Catania in medicina e i primi viaggi di lavoro come medico odontoiatra. Ha girato l’Italia in lungo e in largo: giunto a Bolzano, 16 anni fa, ha deciso di mettere radici, proprio nella terra al capo opposto dello stivale, molto vicina, dice, ai valori in cui crede. Della Sicilia però Salvatore Rampulla ha conservato ogni cosa: dall’inflessione linguistica al carattere mediterraneo che lo rendono un affabile oratore, ma anche la semplicità e la coerenza con cui affronta gli impegni personali e istituzionali. Svolge l’attività odontoiatrica come libero professionista, ma due pomeriggi alla settimana li trascorre presso gli ambulatori dell’Asl di Bolzano.
Gli piace, dice, curare anche i pazienti che non hanno grandi disponibilità economiche e confrontarsi professionalmente con i mezzi limitati messi a disposizione dalla sanità pubblica. È un impegno sociale al quale crede molto. Un’attività che svolge per sensibilità personale, ma anche per dare l’esempio. La testimonianza, per Salvatore Rampulla, è uno dei valori più belli e importanti che mostra la coerenza tra il dire e il fare. Dal 1° gennaio 2008 è il nuovo presidente dell’Associazione Italiana Odontoiatri, un motivo in più per non abbandonare le idee in cui crede da sempre.

Dottor Rampulla, quando è nato il suo amore per la politica?

La mia passione per l’attività politica sindacale è nata quasi subito dopo la laurea. Sono sempre stato molto attento ai problemi della nostra professione: ritengo che ciascuno debba contribuire con le proprie energie mentali, intellettuali, morali e culturali alla causa in cui crede. Altrimenti, lasciamo che altri decidano per noi, sul nostro futuro? Ho sempre fatto parte di AIO, che nacque nel 1984, partecipando in modo attivo alle riunioni e alle assemblee indette dall’associazione.

Sono trascorsi oltre vent’anni: l’odontoiatria ha un’altra faccia. Come è cambiata, invece, AIO?

L’Associazione Italiana Odontoiatri non è cambiata, anche se non è più quella di vent’anni fa. Intendo dire che oggi AIO è un sindacato molto più maturo e riflessivo di un tempo, anche se non sono cambiati i nostri valori che portiamo avanti con straordinaria coerenza. Non dimentichiamoci come nacque la nostra associazione. Nel 1984, i primi laureati in odontoiatria ebbero l’amara sorpresa di non poter lavorare perché non esistevano gli esami di abilitazione, né un albo professionale al quale iscriversi.
I giovani odontoiatri non potevano aderire neppure all’AMDI, al sindacato dei medici dentisti italiani. AIO nacque proprio per accogliere quei colleghi che si ritrovarono soli e abbandonati anche dalle istituzioni. Ci furono le prime proteste che portarono a un importante risultato: il riconoscimento professionale dell’odontoiatra e la nascita della commissione odontoiatrica all’interno dell’ordine dei medici. Poi, per alcuni anni assistemmo agli attriti tra medici dentisti e odontoiatri che col tempo andarono diminuendo, sino a scomparire del tutto. Nel 1993 AMDI si trasformò in ANDI, dando la possibilità anche agli odontoiatri di farvi parte. Anche AIO aveva già aperto la porta ai laureati in medicina, purché esclusivisti della professione odontoiatrica. Nel 1995, finalmente, gli odontoiatri ebbero la possibilità di iscriversi all’ENPAM, per godere della giusta copertura previdenziale. Anche per questo diritto AIO ha dato il proprio notevole contributo.

Come si caratterizza oggi l’Associazione Italiana Odontoiatri? 

È un sindacato in forte evoluzione. Con umiltà e modestia, ma anche con un briciolo di orgoglio, credo che AIO sia oggi il sindacato più rappresentativo della professione odontoiatrica. Non in termini di rappresentanza numerica, ma per la coerenza con cui riesce a promuovere, senza sbavature, la dignità e le istanze degli odontoiatri. AIO ha preso posizione in tutte le vicende
che si sono succedute nel tempo. La più recente, quella sul profilo dell’odontotecnico, ne è un esempio eclatante.
AIO è stato l’unico sindacato ad affermare con determinazione e in ogni sede che la figura di operatore sanitario proposta per l’odontotecnico sarebbe stata in contrasto con quanto stabilito negli altri Paesi europei. Le istituzioni ci stanno dando ragione.

Qual è l’impegno di AIO per il secondo semestre del 2008?

Continuare l’opera d’informazione su tutti i fronti. Purtroppo, uno dei mali della nostra categoria è la disinformazione: i colleghi solitamente leggono poco e in maniera distratta. Attraverso e-mail e il nostro sito (www.aio.it), che riceve mediamente 70 mila visite al mese, mettiamo in rete i temi di maggior interesse. Sono molti gli odontoiatri che manifestano solidarietà e apprezzamento per il lavoro svolto dall’associazione. È a loro che chiedo di fare una scelta: solo iscrivendosi ad AIO si può dare forza a chi vuole davvero continuare a rappresentare con onestà e coerenza la libera professione.

Il modello tradizionale di gestione, quello dello studio monoprofessionale, inizia a dare qualche segnale di malessere. Qual è, a suo avviso, la soluzione ai problemi: il franchising forse?

Non credo. Il franchising è un modello imprenditoriale, del tutto estraneo all’odontoiatria, che negli altri Paesi europei, tra l’altro, è stato fallimentare. In queste organizzazioni gestite da grossi gruppi imprenditoriali, il professionista è un manovale, un mero esecutore di ordini. La libera professione è ben altra cosa. L’odontoiatria deve puntare sulla qualità e sulla diffusione di adeguate campagne di prevenzione. Il cittadino deve capire che prevenire vuol dire risparmiare. AIO ha chiesto al Ministero della Salute di promuovere una campagna di prevenzione su tutto il territorio nazionale. Come quella nata quattro anni fa su iniziativa della Commissione Odontoiatrica dell’Ordine dei Medici di Bolzano: una campagna unica in Italia. Purtroppo, nessuno ne ha parlato. Ma gli organi d’informazione spesso veicolano notizie fuorvianti e incomplete. Come quando si è detto che i dentisti italiani sarebbero i più cari d’Europa, secondi solo all’Inghilterra, dimenticandosi di ricordare però il costo della vita e il carico fiscale a cui ciascun professionista è sottoposto nel nostro Paese.

Cosa dovrebbero fare le istituzioni per garantire lo sviluppo dell’odontoiatria e la cura ai cittadini?

AIO ha proposto di portare la detrazione fiscale per le cure odontoiatriche dall’attuale 19% al 30%. Ciò garantirebbe un aumento delle prestazioni e del gettito fiscale: ma sarebbe anche un chiaro segnale contro l’abusivismo. AIO sostiene la proposta di legge firmata dal professor Scalera che prevede di aumentare la sanzione dagli attuali 516 euro sino a 20 mila euro e di introdurre la confisca delle attrezzature anche in caso di patteggiamento: oggi, invece, tale richiesta permette di interrompere il procedimento giudiziario, legittimando, di fatto, il comportamento illecito che dovrebbe invece censurare. Si vuole davvero combattere l’abusivismo?

Dunque, maggior tutela affinché si possa svolgere l’attività odontoiatrica senza ostacoli e senza ingerenze. Le tariffe imposte, in questa logica, cosa rappresentano per un libero professionista?

Il libero professionista realizza una prestazione intellettuale il cui valore è difficilmente stimabile. Fissare la tariffa di una prestazione odontoiatrica, sulla base dei costi, equivale a voler quantificare il valore di un progetto realizzato da un architetto in relazione alla carta e alla china impiegati. È molto grave pensare di imporre tariffe ai liberi professionisti, ancor più se a farlo è chi dovrebbe rappresentare le istanze della libera professione. AIO è contraria a qualunque forma di imposizione che limiti la libera scelta del professionista.

Dottor Rampulla, per concludere, lasciare la Sicilia per vivere a Bolzano: è stata una scelta difficile?

No, siamo tutti cittadini del mondo. Ho trovato molte analogie tra la cultura siciliana e quella altoatesina: la grande importanza attribuita alla famiglia e al gergo, l’attaccamento alla terra, le battaglie per l’indipendenza. Sono siciliano, ma ho scelto di vivere a Bolzano senza riserve. Sono membro della commissione odontoiatrica della città e sono onorato di rappresentare i colleghi altoatesini.

…e la sua speranza
per il futuro?

Sono una persona ottimista, per questo sono convinto che sia necessaria per tutti gli odontoiatri una chiamata alle armi, nel senso di un risveglio delle coscienze. Nessun dorma, è questo il mio augurio, il mio motto. E chi non è capace di prendere posizione oggi, non avrà il diritto di lamentarsi domani.

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