Usura dentale severa trattata attraverso una riabilitazione completa realizzata con resine composite stampate in 3D. È l’approccio descritto da un gruppo di ricercatori della State University of Ponta Grossa, nello Stato brasiliano del Paraná, con la collaborazione dell’Universidad UTE di Quito, in Ecuador. Gli autori hanno documentato il trattamento di un giovane adulto con grave erosione e attrito dentale associati a bruxismo, utilizzando un flusso di lavoro completamente digitale e restauri definitivi prodotti mediante stampa 3D.

Usura dentale e perdita della dimensione verticale

L’usura dentale è una condizione multifattoriale. Erosione, abrasione, attrito e bruxismo possono concorrere alla progressiva perdita dei tessuti duri e, nei casi più avanzati, compromettere estetica, funzione masticatoria e dimensione verticale di occlusione. La riabilitazione dei pazienti con usura dentale severa rappresenta quindi una sfida complessa. Il clinico deve ripristinare la funzione senza sacrificare inutilmente ulteriore tessuto dentale sano. Negli ultimi anni, proprio per questo motivo, l’odontoiatria restaurativa ha progressivamente privilegiato procedure additive e minimamente invasive rispetto alle preparazioni convenzionali per corone complete. Parallelamente, l’evoluzione delle tecnologie digitali ha ampliato le possibilità nella scelta dei materiali. Accanto alla ceramica e ai compositi fresati CAD/CAM stanno infatti emergendo resine composite destinate alla produzione di restauri definitivi attraverso tecniche additive.

Il caso di un paziente con bruxismo

Il caso descritto dagli autori riguarda un uomo di 34 anni che si è rivolto alla clinica universitaria lamentando insoddisfazione estetica, denti consumati e difficoltà nella masticazione. L’esame clinico ha evidenziato una grave usura dentale generalizzata, con caratteristiche riconducibili sia all’erosione sia all’attrito. Il paziente riferiva un consumo quotidiano di alimenti e bevande acide e una precedente diagnosi di bruxismo, che non era stato trattato. Erano presenti anche gengive edematose e lesioni cariose cervicali su diversi elementi. Due premolari inferiori necessitavano inoltre di ritrattamento endodontico per la presenza di lesioni periapicali e otturazioni canalari inadeguate. Particolarmente rilevante risultava la perdita della dimensione verticale di occlusione. I ricercatori hanno inizialmente rilevato una differenza di 8 mm rispetto alla dimensione verticale a riposo.

La progettazione completamente digitale

Il piano terapeutico prevedeva una riabilitazione completa delle arcate con aumento della dimensione verticale di occlusione. Il trattamento è stato pianificato attraverso un workflow digitale. Dopo la scansione intraorale sono stati ottenuti i modelli digitali e montati su un articolatore virtuale. Gli autori hanno quindi realizzato un wax-up diagnostico digitale, utilizzato successivamente per produrre un mock-up estetico e funzionale. Questo passaggio ha avuto un ruolo importante. Prima di realizzare i restauri definitivi, il mock-up ha infatti permesso di verificare clinicamente la nuova relazione maxillo-mandibolare, i contatti centrici, le guide nei movimenti eccentrici, l’esposizione degli incisivi e il piano occlusale. La fase provvisoria ha consentito inoltre di valutare l’adattamento neuromuscolare del paziente alla nuova dimensione verticale.

Preparazioni conservative su 24 denti

L’aumento della dimensione verticale ha permesso di creare lo spazio necessario per i restauri senza ricorrere a preparazioni particolarmente aggressive. Il trattamento ha coinvolto 24 elementi dentari. Le preparazioni sono state guidate dal wax-up precedentemente verificato e hanno cercato di preservare il più possibile smalto e dentina. In base alle condizioni dei singoli denti, gli autori hanno progettato restauri differenti, comprendenti overlay, onlay, vonlay, faccette e corone. Le preparazioni sono state limitate principalmente alla regolarizzazione delle superfici e all’eliminazione dei sottosquadri. La conservazione dello smalto assume particolare importanza nelle riabilitazioni adesive. Una maggiore quantità di smalto disponibile può infatti favorire l’adesione e contribuire alla distribuzione delle sollecitazioni funzionali.

I restauri prodotti con stampa 3D

Per la riabilitazione definitiva è stato scelto un composito nanibrido altamente caricato destinato alla stampa 3D. I restauri sono stati progettati digitalmente e prodotti mediante una stampante 3D a resina. Dopo la stampa, i manufatti sono stati sottoposti alle procedure di lavaggio e post-polimerizzazione. Le superfici sono state successivamente caratterizzate e preparate per la cementazione adesiva. Gli autori hanno adottato protocolli di cementazione differenti in funzione della sede e della tipologia dei restauri, utilizzando cementi resinosi e procedendo alla silanizzazione delle superfici stampate. Il ricorso alla produzione additiva ha permesso di ottenere restauri con spessori ridotti e geometrie adattate alle condizioni dei singoli elementi dentari. Questo aspetto ha contribuito a mantenere l’approccio complessivo il più possibile conservativo.

Perché utilizzare le resine stampate

Le ceramiche rappresentano tradizionalmente una delle principali soluzioni nelle riabilitazioni estese grazie alle loro caratteristiche meccaniche ed estetiche. I compositi possono tuttavia offrire alcuni vantaggi nei casi in cui si voglia limitare la preparazione dei tessuti dentali. Secondo gli autori, le resine composite stampate in 3D possono inoltre rendere più accessibili economicamente riabilitazioni particolarmente complesse. Il materiale impiegato nel caso clinico presentava una resistenza flessionale compatibile con i requisiti previsti per i materiali destinati a restauri definitivi. Le sue caratteristiche meccaniche possono essere interessanti anche quando gli spessori disponibili sono limitati. Questo elemento assume particolare rilevanza in un paziente con bruxismo, nel quale i restauri sono sottoposti a carichi elevati e multidirezionali.

Buoni risultati, ma soltanto a breve termine

Dopo la cementazione, gli autori hanno valutato i restauri utilizzando i criteri della World Dental Federation (FDI), considerando gli aspetti funzionali, estetici e biologici. I risultati iniziali sono stati giudicati eccellenti. La riabilitazione ha permesso di recuperare la dimensione verticale di occlusione, ricostruire la morfologia dentale e ristabilire l’equilibrio occlusale. Il controllo effettuato a un mese non ha mostrato variazioni rispetto alla valutazione iniziale. Al termine del trattamento, il paziente è stato inoltre indirizzato alla realizzazione di una placca occlusale Michigan fresata digitalmente per la gestione del bruxismo. Il periodo di osservazione rimane però estremamente breve. Non è quindi possibile ricavare dal caso informazioni sulla durata dei restauri nel medio e lungo periodo.

La stampa 3D tra opportunità e limiti

La produzione additiva offre nuove possibilità per l’odontoiatria restaurativa, ma presenta ancora diversi aspetti da approfondire. Le caratteristiche finali delle resine stampate possono dipendere dalla composizione del materiale, dall’orientamento di stampa, dallo spessore degli strati e dalle procedure di post-polimerizzazione. Anche materiali appartenenti alla stessa categoria possono quindi presentare comportamenti differenti. La standardizzazione delle procedure rappresenta un elemento importante per ottenere risultati clinici prevedibili. Gli stessi autori sottolineano inoltre che molte delle conoscenze sulle proprietà della resina utilizzata derivano ancora da studi in vitro. Sono necessari dati clinici più consistenti per stabilire l’affidabilità a lungo termine di questi materiali nelle riabilitazioni estese.

Una possibile alternativa nelle riabilitazioni complesse

Nel caso descritto, pubblicato su Case Reports in Dentistry, l’integrazione tra pianificazione digitale, approccio minimamente invasivo e resine composite stampate in 3D ha consentito di riabilitare un paziente con grave usura dentale e perdita della dimensione verticale ottenendo risultati funzionali ed estetici favorevoli nel breve periodo. Il lavoro mostra soprattutto la fattibilità clinica di un approccio ancora relativamente recente. Trattandosi di un singolo paziente e di un follow-up molto breve, non permette invece di stabilire la superiorità delle resine stampate in 3D rispetto ai materiali restaurativi tradizionali. La possibilità di produrre restauri definitivi attraverso tecniche additive appare comunque promettente, soprattutto nell’ambito delle riabilitazioni minimamente invasive. Saranno gli studi longitudinali e le casistiche cliniche più ampie a chiarire se le prestazioni osservate a breve termine potranno essere mantenute anche negli anni.

Usura dentale, la riabilitazione passa dalla stampa 3D - Ultima modifica: 2026-09-23T11:14:33+02:00 da Pierluigi Altea
Usura dentale, la riabilitazione passa dalla stampa 3D - Ultima modifica: 2026-09-23T11:14:33+02:00 da Pierluigi Altea