La spesa che devono sostenere gli italiani, pagando le prestazioni di tasca propria, è aumentata di 80 euro a testa in soli due anni. Soldi che non vengono rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN). È quanto emerge dalla ricerca Censis-Rbm Assicurazione Salute, presentata in occasione del VI Welfare Day.

Dal 2013 al 2015 si è passati da 485 euro a 569 euro procapite ed è salita a quota 34,5 miliardi di euro la spesa sanitaria privata, con un incremento del 3,2%. Cifre pari al doppio dell’aumento della spesa complessiva per i consumi delle famiglie nello stesso periodo.

Sono 7,1 milioni gli italiani che nell’ultimo anno hanno fatto ricorso all’intramoenia, il 66,4% dei quali spinti dal desiderio di evitare lunghe liste d’attesa. Il 30,2% si è invece rivolto alla sanità a pagamento per una questione pratica, in quanto i laboratori, gli ambulatori e gli studi medici sono aperti anche nel pomeriggio, la sera e nei weekend.

Pessime notizie riguardano invece la qualità del servizio sanitario pubblico. Per il 45,1% degli italiani la qualità del servizio sanitario della propria regione è peggiorata negli ultimi due anni. I problemi maggiori si hanno al Sud, dove a pensarlo è il 52,8%, seguito dal 49% al Centro, il 39,4% dei residenti nel Nord-Ovest e il 35,4% nel Nord-Est

Per il 41,4% la sanità è rimasta inalterata e solo il 13,5% ha visto dei miglioramenti.

 

Sanità: in due anni aumentano le spese e peggiora la qualità - Ultima modifica: 2016-06-24T07:55:20+00:00 da redazione

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