Anche una malattia metabolica come il diabete può essere legata alla cattiva salute orale. Non curare la propria bocca, infatti, può comportare complicazioni cliniche che hanno un impatto sui costi sia per la persona sia per la spesa pubblica. Un’analisi delle ricadute economiche è stata compiuta dall’Università Bocconi, basata su 106 studi pubblicati negli ultimi dieci anni, e contenuta nella review Salute orale: scenari globali e prospettive. L’indagine è stata presentata a Roma durante il Congresso internazionale della salute orale (Ciso), promosso da Curasept in occasione dei suoi 25 anni, e nella cerimonia conclusiva alla Camera dei deputati.
Il primo Manifesto della salute orale per aumentare gli investimenti
Nel corso del Congresso, le società scientifiche European federation of periodontology (Efp), Società italiana di parodontologia e implantologia (SIdP), Associazione igienisti dentali italiani (Aidi), Associazione chirurghi ospedalieri italiani (Acoi), Federazioni delle Associazioni dirigenti ospedalieri interni (Fadoi), Società italiana di chirurgia (Sic), Società Italiana Odontoiatria Infantile (SIOI), Società italiana di patologia e medicina orale (Sipmo), Società italiana unitaria di endocrinochirurgia (siuec), Unione nazionale igienisti dentali (Unid) hanno siglato il primo Manifesto della salute orale che vuole spingere sull’investimento nella prevenzione e promozione delle cure.
L’iniziativa è stata accolta dal ministro della Salute, Orazio Schillaci: “La salute orale è parte integrante della salute della persona, per questo deve essere pienamente inserita nelle strategie di prevenzione e promozione della salute. Questa visione è coerente con l’impegno del Ministero della Salute per una sanità che metta al centro la persona nella sua interezza e che consideri la prevenzione come il più importante investimento per il futuro, per migliorare la salute dei cittadini e garantire la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale”.
Diseguaglianze in Italia e in Europa
I numeri confermano l’urgenza del fenomeno. In Europa, i casi di diabete tra i 20 e i 79 anni sono passati da 22,4 milioni nel 2000 a 65,6 milioni nel 2024. In Italia sono aumentati da 3,1 a 5 milioni di persone, raggiungendo una prevalenza del 7% della popolazione adulta. Una crescita che rende sempre più necessaria l’integrazione della salute orale nei percorsi di gestione delle cronicità. Inoltre, in Europa persistono disuguaglianze significative nell’accesso alle cure odontoiatriche: nel 2024 le persone a rischio povertà rinunciano alle cure quasi tre volte più spesso rispetto al resto della popolazione. La salute orale si configura quindi anche come questione di equità, accessibilità e sostenibilità dei sistemi sanitari.
“Le evidenze dimostrano che investire in prevenzione, educazione e diagnosi precoce significa migliorare gli esiti clinici, ma anche contribuire alla sostenibilità dei sistemi sanitari. Per questo abbiamo voluto promuovere il Congresso e favorire la nascita del Manifesto della Salute Orale: un impegno condiviso per diffondere una nuova cultura della prevenzione e rafforzare l’integrazione della salute orale nei percorsi di cura delle patologie croniche”, ha dichiarato Stefano Giovannardi, presidente di Curasept.
Rafforzare ricerca e interventi per anziani e cronici
L’analisi dell’Università Bocconi, inserendosi nella strategia globale dell’OMS 2023-2030, che considera la salute orale una componente essenziale della salute generale, evidenzia che gli interventi più efficaci sono quelli multicomponente, capaci di combinare educazione sanitaria, prevenzione clinica, coinvolgimento di famiglie e caregiver, programmi scolastici e strumenti di supporto comportamentale. In particolare, le evidenze risultano solide per bambini e adolescenti, mentre emerge la necessità di rafforzare la ricerca e gli interventi rivolti ad anziani, persone fragili e pazienti cronici.
Secondo lo studio, il contesto europeo richiede oggi un cambio di paradigma: superare una visione limitata alla cura specialistica, integrare la salute orale nelle strategie di prevenzione, nell’assistenza territoriale e nella gestione delle cronicità, e indica la necessità di sviluppare modelli assistenziali capaci di valutare non solo gli effetti clinici degli interventi, ma anche il loro impatto economico, sociale e organizzativo.
“Con questo studio, il Cergas, Centro di Ricerca, afferente al dipartimento di economia aziendale dell’Università Bocconi, conferma il valore della ricerca applicata nel mettere a disposizione di istituzioni, professionisti e cittadini evidenze utili per orientare le politiche pubbliche”, ha commentato Francesco Billari, rettore dell’Università Bocconi.
I dati e le riflessioni condivisi inoltre “confermano l’idea basilare che una stretta cooperazione e un dialogo costante tra istituzioni, università, imprese d’eccellenza e società scientifiche rappresentino l’unica via per individuare le migliori soluzioni politiche a tutela della salute pubblica”, ha detto in video collegamento Annarita Patriarca, segretario dell’Ufficio di presidenza della Camera.
Trasformare il Manifesto della salute orale in un dossier per la Commissione Lea
Infine, Luciano Ciocchetti, vicepresidente della commissione Affari sociali, ha lanciato un appello alle società scientifiche che hanno partecipato all’organizzazione del Congresso:
“La nostra normativa prevede un meccanismo istituzionale specifico presso il Ministero della Salute, ovvero la Commissione Livelli essenziali di assistenza (Lea). È fondamentale che il manifesto programmatico nato da queste giornate si trasformi in un dossier scientifico rigoroso da presentare ufficialmente a tale Commissione, la quale rappresenta l’unico organo competente a introdurre aggiornamenti ai livelli essenziali di assistenza. Su alcuni degli aspetti che avete posto al centro del dibattito odierno, infatti, il Servizio sanitario nazionale deve esprimere un concreto progresso in termini di copertura delle prestazioni. Il pensiero va, in modo particolare, alle fasce di popolazione più fragili e in condizione di marginalità, come gli anziani, i bambini, i giovani e, soprattutto, le persone con disabilità”.
Il legame della salute orale con le prestazioni sportive
La crescente attenzione verso la salute orale trova conferma anche a livello internazionale. The Economist Enterprise ha dedicato una pubblicazione al titolo “Winning margins, The impact of oral health on athlete performance” al rapporto tra salute orale e prestazioni sportive, ulteriore testimonianza di come lo stato di salute di denti e gengive venga oggi considerato un fattore rilevante per il benessere generale della persona. Come dimostrato nel servizio della divisione del giornale che si occupa di ricerca, una scarsa salute orale contribuisce a una ridotta capacità di recupero dopo l’esercizio fisico, all’affaticamento cronico e a una minore prontezza agonistica e di allenamento, mentre una buona salute orale può favorire una maggiore forza fisica, resistenza ed equilibrio.



