Autori
Walter Rao
Medico chirurgo, Odontoiatra, Specialista in Odontostomatologia, Professore Associato presso la TUFT University – Depth of Periodontology, fondatore di Bio.C.R.A. (Biomaterial Clinical and Reserch Association), Direttore dello Studio Dentistico Rao
L’autore di una nuova ricerca pubblicata sul World Journal of Pharmaceutical and Life Sciences condivide, in esclusiva per i lettori de Il Dentista Moderno, dati, esperienze, aggiornamenti e riflessioni su un tema di grande attualità, che ci riguarda tutti. Davvero la profilassi antibiotica peri-operatoria in odontoiatria è una necessità?
Premessa originale
Le malattie infettive non appartengono al passato: sono ancora qui, tra noi, e rappresentano una delle sfide più urgenti per la salute dell’umanità.
Gli antibiotici, scoperti quasi un secolo fa, hanno rivoluzionato la medicina e salvato milioni di vite. Ma oggi quella che era la nostra arma più potente rischia di diventare inefficace: i batteri stanno imparando a resistere.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, entro il 2050 la resistenza agli antibiotici potrebbe provocare 10 milioni di morti ogni anno. Non parliamo di scenari lontani: parliamo del futuro dei nostri pazienti, delle nostre famiglie, di ciascuno di noi.
Ricordo ancora un congresso a San Francisco, nel 2000. Un famoso farmacologo ci parlò di questo pericolo chiamandolo “la Sindrome di Andromeda”, richiamando un romanzo di fantascienza di Michael Crichton. Era un avvertimento, rivolto in particolare a noi dentisti e otorinolaringoiatri: le nostre prescrizioni scorrette erano tra le principali cause dell’aumento delle resistenze.
Perché? Perché lavoriamo in zone uniche come la bocca e le cavità nasali: parti del corpo che vivono a contatto diretto con l’esterno. In particolare, la bocca è un vero campo di battaglia invisibile. Quando si formano tasche attorno ai denti o agli impianti, queste diventano tane perfette per i batteri, che imparano a sopravvivere anche agli antibiotici. Per questo, al mio ritorno in Italia, abbiamo deciso di cambiare strada. Abbiamo cominciato a ridurre progressivamente l’uso degli antibiotici in odontoiatria, partendo dagli interventi più semplici fino a includere anche procedure complesse come impianti multipli, rialzi di seno mascellare e terapie rigenerative.
In 15 anni abbiamo raccolto i dati di 6.522 interventi chirurgici.
Il risultato è stato sorprendente:
- meno dell’1,1% dei pazienti ha avuto bisogno di antibiotici;
- le vere infezioni si sono verificate solo nello 0,19% dei casi;
- nel 99,8% degli interventi la guarigione è avvenuta senza complicanze e senza bisogno di antibiotici.
Questi dati ci hanno insegnato che la chiave non è la pillola, ma la preparazione:
- una bocca pulita;
- un ambiente operatorio sicuro;
- un’accurata valutazione clinica;
- controlli regolari nel tempo.
In altre parole: la prevenzione e la precisione contano più della profilassi antibiotica di routine.
Questa esperienza ci conferma che un uso più consapevole degli antibiotici non solo è possibile, ma è anche più sicuro. Ogni prescrizione evitata quando non è necessaria protegge i nostri pazienti e contribuisce alla lotta globale contro la resistenza antimicrobica.
Il messaggio è semplice e potente:
- per i pazienti significa fidarsi delle cure, non abusare degli antibiotici, curare la propria igiene orale;
- per i professionisti significa assumersi la responsabilità di ogni scelta terapeutica, sapendo che ogni prescrizione può fare la differenza.
La resistenza antimicrobica non si vince con nuove pillole, ma con consapevolezza, prevenzione e collaborazione.
Solo così possiamo garantire un futuro più sicuro per la salute di tutti.
Interpretazione dei dati pubblicati
La nostra esperienza conferma che la modifica del biofilm orale tramite corrette pratiche igieniche, professionali e domiciliari, rappresenta una strategia profilattica più sicura ed efficace rispetto alla profilassi antibiotica perioperatoria routinaria (P.A.P.).
Gli antibiotici sono farmaci salvavita, ma la loro efficacia richiede condizioni precise:
- raggiungere la concentrazione minima inibente (MIC);
- agire per un tempo sufficiente;
- essere mirati su batteri sensibili alla molecola scelta.
In odontoiatria, queste condizioni risultano difficilmente soddisfatte.
Due fattori lo spiegano:
- Biodiversità del microbioma orale: in un ambiente complesso e in continua evoluzione, è impossibile predire quale specie patogena prevarrà.
- Farmacocinetica sfavorevole: nel fluido crevicolare l’antibiotico raggiunge concentrazioni miliardi di volte inferiori alla MIC, generando un effetto sub-terapeutico che non previene le infezioni ma favorisce la selezione di ceppi resistenti.
Al contrario, un approccio basato sulla preparazione del campo operatorio e sull’igiene orale dimostra una maggiore efficacia: il nostro studio ha documentato un tasso di infezioni post-operatorie dello 0,19% in 6.522 interventi, un dato che ridimensiona radicalmente il valore protettivo attribuito alla P.A.P. indiscriminata.
Il messaggio clinico è chiaro:
- la sicurezza del paziente non deriva dalla “copertura” antibiotica, ma dalla qualità del protocollo chirurgico, dall’igiene pre-operatoria e dal follow-up;
- l’abitudine prescrittiva alla P.A.P., sostenuta da linee guida di impronta difensiva, risponde più al bisogno psicologico di “fare qualcosa” che a un reale razionale scientifico.
Inoltre, confondere dolore e infezione rappresenta un bias comune: condizioni come l’alveolite secca lo dimostrano, essendo refrattarie agli antibiotici e risolvendosi solo con il tempo e le cure locali.
Il nostro lavoro suggerisce quindi un cambio di paradigma:
- abbandonare la P.A.P. routinaria;
- investire sulla preparazione del paziente e sulla gestione del biofilm
- utilizzare l’antibiotico solo quando strettamente necessario e con indicazioni cliniche precise.
In sintesi, è più sicuro e scientificamente fondato operare in una bocca pulita e ben mantenuta piuttosto che affidarsi alla falsa rassicurazione di un antibiotico ad ampio spettro.
Cosa mette in evidenza l’articolo pubblicato sul World Journal of Pharmaceutical and Life Sciences (WJPLS) Fattore di impatto SJIF: 7.409, 2025, Vol. 11, Issue 5, 01-06
ANTIBIOTICS PROPHYLAXIS IN DENTISTRY IS UNNECESSARY AND POTENTIALLY DANGEROUS. A CONSCIOUS USE: CLEANER IS SAFER
Rao W,
MD DDS, Adjunct Assistant Professor at the TUFT University - Depth of Periodontology, founder of Bio.C.R.A. (Biomaterial Clinical and Reserch Association), Director at Studio Dentistico Rao
Destro M,
DDS at Studio Dentistico Rao
Rao LoFeudo S,
DH at Studio Dentistico Rao
Benzi Cipelli R
MD DDS – AMBB Member & Scientific Committee, IMA Marijnskaya Academy, Member & Profesor. at Marijnskaya International University, Contract Professor at the Università Popolare degli Studi di Milano & UNISED - Director at Studio BENZI Dental Clinic
Gli antibiotici sono farmaci salvavita se usati correttamente. Tuttavia, la resistenza antimicrobica (A.M.R.) rappresenta un grave problema sia per la sanità pubblica globale che per la sicurezza dei pazienti. Circa il 10% di tutte le prescrizioni antibiotiche a livello mondiale proviene dal settore odontoiatrico, e si stima che almeno l’80% di esse sia non necessaria.
La somministrazione di ampicillina con acido clavulanico o di un antibiotico ad ampio spettro come profilassi perioperatoria (P.A.P.) è una pratica molto comune in odontoiatria. Questo protocollo è divenuto un’abitudine clinica, nonostante la sua reale necessità sia ancora dibattuta in letteratura. Le valutazioni effettuate ci indicano che è tempo di un cambiamento di paradigma.
Materiali e metodi
È stato adottato un protocollo profilattico alternativo per evitare l’uso sistematico di antibiotici negli interventi di chirurgia odontoiatrica. I pazienti sono stati seguiti prima dell’intervento con una valutazione degli indici di placca e della capacità di mantenere una bocca pulita. Dopo l’intervento tutti i pazienti sono stati seguiti tramite telefonata il giorno dopo l’intervento, una settimana dopo sono stati visti per la rimozione dei punti e a un mese per il controllo post-operatorio. In caso di procedure come estrazioni di denti del giudizio, impianti dentali, o terapie rigenerative, sono state eseguite radiografie di controllo della guarigione radiologica a sei mesi e poi annualmente.
I pazienti hanno proseguito con sedute regolari di igiene e controlli, con un follow-up compreso tra 1 e 15 anni (2004–2019). Sono stati registrati i tipi di chirurgia effettuate, eventuali complicazioni e reazioni avverse.
Gruppi chirurgici considerati nello studio
Estrazioni dentarie (totale: 2.285 casi)
- Estrazioni complesse: 1.327
- Estrazioni decidui: 298
- Inclusioni e semi-inclusioni: 469 (vari gradi)
- Rizotomia/rizectomia: 108
- Altri (inclusi canini, soprannumerari): 6
Chirurgia orale (128 casi)
Apicectomie, lembi esplorativi, disinclusioni, rimozione di esotosi, rimozione cisti, reimpianti, biopsie.
Chirurgia del seno mascellare (362 casi)
Rialzo del seno maggiore: 313
Elevazioni osteotomiche del seno: 49
Chirurgia parodontale
- Rigenerativa (1.264 casi): RGT , conservazione della cresta, aumenti ossei autologhi o con membrane in acido polilattico
- Muco gengivale (816 casi): allungamenti di corona, innesti gengivali liberi, frenulotomie, lembi.
Chirurgia implantare (1.667 casi)
Impianti a carico immediato, impianti ad alta qualità, rimozione/sostituzione impianti, mini-impianti, tecniche “all on four/six”.
Protocollo e Consenso
Il razionale dell’approccio senza antibiotici è stato spiegato dettagliatamente ai pazienti e, se necessario, ai loro medici curanti. Tutti i pazienti hanno firmato il consenso informato scritto, con l’approvazione dei rispettivi medici quando opportuno.
Risultati
Su 6.522 interventi chirurgici orali, solo 68 pazienti (1,043%) hanno presentato complicazioni o sintomi che hanno richiesto l’utilizzo di antibiotici ma analizzando nel dettaglio i casi:
- 13 pazienti (0,19%) presentavano una reale infezione dei tessuti (confermata dalla contemporanea presenza dei 5 segni cardinali dell’ infezione : calor, rubor, tumor, dolor e functio laesa cioè calore, arrossamento, gonfiore, dolore e alterazione della funzione.
- 14 (0,21%) li hanno assunti per profilassi medica (trapianto renale, diabete, cardiopatie).
- 16 (0,25%) su consiglio del proprio medico.
- 25 (0,38%) hanno assunto antibiotici di propria iniziativa (6 di questi 25 pazienti erano dei medici).
In totale, 41 pazienti (60,29% dei 68) hanno preso antibiotici senza reale indicazione clinica, spesso ai primi segni di dolore il paziente decideva in autonomia 0,38 % o su consiglio del proprio medico di base 0,25% di assumere l’antibiotico.
Per questo solo 27 (39,71 dei 68) dei 6522 pazienti operati pari allo 0.41 % hanno avuto la reale indicazione ad assumere l’antibiotico e di questi solo lo 0,19 % perché hanno sviluppato una reale infezione dei tessuti mentre il restante 0,21% per profilassi quando l’anamnesi medica lo indicava.
I risultati ottenuti nella chirurgia del seno mascellare rafforzano il senso di un protocollo perioperatorio alternativo a quello della somministrazione di antibiotici. Questo tipo di intervento nella fase dei primi anni di verifica tra il 2000 e il 2004 avevano mostrato una percentuale di infezione più alta rispetto a quella degli altri interventi. Per questo abbiamo sviluppato la collaborazione con uno specialista ORL e l’introduzione di una gestione periperatoria anche del seno mascellare senza utilizzare antibiotici. Le visite ORL prevedevano un’analisi rinoscopica per valutare l’ostio del seno mascellare.
Nel caso risultasse congesto e con difficoltà di drenaggio, venivano prescritti lavaggi nasali ed eventualmente la somministrazione di una terapia antinfiammatoria a breve termine).
Dopo questa modifica con un seno riportato ad una normale funzione drenante il tasso di complicanze si è allineato a quello delle altre procedure, le infezioni non si sono praticamente più presentate.
Conclusioni
Anche in assenza di un gruppo di controllo, il numero e la varietà dei casi analizzati forniscono solide evidenze osservazionali. Il 99,8% degli interventi è stato completato senza sviluppare infezioni e pertanto non necessitando della somministrazione perioperatoria di antibiotici. Un tasso molto basso di complicanze infettive è stato associato a un approccio basato sul miglioramento dell’igiene orale e su procedure chirurgiche in ambienti puliti.
Questo conferma che la somministrazione sistemica di antibiotici in odontoiatria potrebbe essere evitata nella maggior parte dei casi.
L’approccio descritto – fondato su una corretta igiene orale, su tecniche chirurgiche pulite e su valutazioni cliniche personalizzate – si è dimostrato sicuro ed efficace.



