
L’esposizione al fluoro è unanimemente riconosciuta come uno dei principali fattori responsabili della significativa riduzione della prevalenza della carie dentale osservata dalla seconda metà del secolo scorso fino a oggi. L’utilizzo quotidiano di dentifrici fluorati rappresenta infatti uno dei cardini della prevenzione odontoiatrica ed è attualmente raccomandato per tutti i soggetti. In età pediatrica, in particolare subito dopo l’eruzione dei primi elementi dentari, il fluoro – se utilizzato secondo i dosaggi indicati dalle principali società scientifiche di odontoiatria pediatrica – costituisce una base imprescindibile per una corretta strategia preventiva. Tuttavia, negli ultimi anni si è aperto un ampio dibattito sull’impiego del fluoro nei bambini al di sotto dei sei anni, tema che diventa ancora più delicato nella fascia 0–3/4 anni.
È ormai noto che il fluoro sia sicuro ed efficace se assunto ai livelli raccomandati, ma un’eccessiva esposizione può essere associata a effetti indesiderati, come la fluorosi dentale e altre possibili implicazioni sistemiche. Da qui la necessità di un’informazione corretta, aggiornata e basata sulle evidenze scientifiche più recenti.
Per approfondire questo tema, tanto centrale quanto “sensibile”, ne parliamo con la Professoressa Patrizia Defabianis, docente di Odontoiatria Pediatrica presso l’Università di Torino, da molti anni in prima linea nello studio degli effetti del fluoro sull’organismo e, in particolare, sulla salute dei nostri piccoli pazienti. Un confronto autorevole per fare chiarezza, superare semplificazioni e fornire indicazioni utili alla pratica clinica quotidiana.
Buona lettura!

Si parla molto di fluoro in questo periodo: ci sono novità?

Nel nostro organismo, il fluoro è un oligoelemento, ovvero un sale minerale che, seppur in piccole quantità o in tracce, svolge importanti funzioni biologiche. Utilizzato secondo le istruzioni o nei programmi di fluorizzazione dell’acqua di comunità, è un agente sicuro ed efficace che può prevenire e controllare la carie. Oggi si sta rimodulando una nuova visione sulle modalità di attuazione di fluoroprofilassi, stante i problemi ancora insoluti nella sua gestione che comportano rischi di iperdosaggio: il contenuto di fluoro in alimenti e bevande spesso non è segnalato, non ci sono biomarcatori in grado di stimare i livelli di fluoro nell’organismo e mancano raccomandazioni sui livelli di assunzione ottimali basate su evidenza scientifica.
Quali sono le maggiori fonti di fluoro per il nostro organismo?
La fonte principale è la dieta (cibi solidi, acque potabili e acque minerali). Molti alimenti contengono fluoro in quantità tutt’altro che trascurabili: pesce, frutti di mare, tè, patate (soprattutto la buccia), cereali, birra e spinaci sono buone fonti. Il fluoro è presente in tutte le fonti naturali d’acqua, che raggiunge per migrazione dal suolo e dalle rocce.
Nelle acque minerali le concentrazioni variano in base alla localizzazione geografica della sorgente: prossime allo zero in acque oligominerali e minimamente mineralizzate, massime in quelle fluorurate, dove il tenore dell’elemento è superiore a 1 mg/l (come nelle aree vulcaniche).
Si parla molto di tossicità del fluoro: quali sono le certezze?
Il fluoro è considerato sicuro ai livelli raccomandati. Un’eccessiva esposizione nei primi anni di vita può causare fluorosi, con effetti negativi su sviluppo di tessuti dentali, resistenza ossea, funzionalità tiroidea e funzioni cognitive dei bambini. Oggi si tende sempre più a non considerare la fluoroprofilassi come misura preventiva generale nella popolazione pediatrica ma si predilige un approccio personalizzato, adatto all’età e al rischio individuale (patologie sistemiche e disabilità, stato socio-economico, dieta, placca dentale, fattori microbiologici, igiene orale). Il fluoro è escreto per via renale e in caso di riduzione della sua filtrazione - come nell’insufficienza renale - si verifica un aumento di concentrazione plasmatica con potenziale rischio di fluorosi: perciò, nei bambini affetti da insufficienza renale e/o con funzione renale ridotta, è raccomandabile estrema cautela nelle supplementazioni.
I latti artificiali per lattanti andrebbero diluiti solo con acque oligominerali con la minor concentrazione di fluoro possibile. Nelle età successive andrebbe incrementato il trattamento topico, mentre la somministrazione per via sistemica andrebbe riservata ai bambini a maggior rischio di sviluppare carie.
Fluorazione acqua potabile: è una misura ancora auspicabile?
La fluorizzazione dell’acqua è il processo di regolazione del contenuto di fluoro al livello raccomandato per una salute dentale ottimale; alcuni sistemi di trattamento dell’acqua domestica (come la distillazione) possono ridurre i livelli di fluoro nelle forniture idriche, riducendo potenzialmente gli effetti preventivi anche nell’acqua fluorizzata in modo ottimale. In soggetti molto cariorecettivi, la fluorizzazione dell’acqua potabile o l’uso di sale fluorato sono comunque utili poiché agiscono indipendentemente dalla collaborazione del paziente.
Cosa dire alle mamme sul tema gravidanza, allattamento e fluoro?
La maggiore fonte di trasmissione di batteri cariogeni nel bambino è la saliva materna: è dimostrata la correlazione tra la sua carica batterica, precocità di colonizzazione batterica nel cavo orale del bimbo e precocità e prevalenza di lesioni cariose. L’abbattimento della carica batterica della saliva materna riduce la trasmissione madre-figlio e ritarda l’insorgenza di carie. In passato è stata proposta la profilassi nelle gestanti per ritardare e ridurre la prevalenza di carie nel nascituro. Ad oggi le evidenze sull’efficacia della profilassi delle lesioni cariose con somministrazione sistemica materna di fluoro non sono conclusive e di questo tengono conto le recenti Linee guida nazionali per la promozione della salute orale e la prevenzione delle patologie orali in età evolutiva.
Quando utilizzare il fluoro topico o sistemico?
I fluoruri topici rendono i tessuti dentali più resistenti alla carie, mentre i fluoruri sistemici vengono incorporati nelle strutture dentali in formazione. I fluoruri sistemici offrono anche protezione topica perché il fluoro è presente nella saliva, a continuo contatto con i denti. I fluoruri topici autoapplicabili includono dentifrici, collutori e gel. I fluoruri topici applicati professionalmente includono collutori, gel e schiume ad alta concentrazione e vernici al fluoro. La contaminazione da fluoro nell’acqua è oggetto di dibattito per i suoi effetti benefici/dannosi. In passato – quando non esistevano i dentifrici al fluoro e si presumeva che il fluoro dovesse essere ingerito prima dell’eruzione dei denti per prevenire la carie – le falde acquifere erano tra le principali fonti di supplementazione. Ora è accertato che l’effetto benefico del fluoro è topico e si verifica soprattutto dopo l’eruzione dei denti. La somministrazione topica prevede che le superfici dentali vengano a contatto con il fluoro tramite dentifrici e collutori utilizzati dal paziente a domicilio e gel, schiume e vernici al fluoro applicati in studio da igienista e/o odontoiatra.
Quale quantità di fluoro nei dentifrici? Ha senso un dentifricio senza fluoro?
I dentifrici fluorati sono indispensabili per un’azione topica quotidiana efficace. L’evidenza suggerisce che l’effetto cariostatico del fluoro sia esercitato dal suo effetto topico più che dall’azione sistemica tramite somministrazione di gocce o compresse. L’effetto è maggiore se combinato con una buona igiene orale. Esistono prodotti con differenti concentrazioni di fluoro per pazienti di età diverse. Oltre al dentifricio fluorurato, i fluoruri a uso topico (gel, mousse e vernici) possono essere utilizzati specie nei bambini particolarmente cariorecettivi, inclusi soggetti con esigenze speciali di assistenza sanitaria orale, in trattamento ortodontico o in fase di permuta dentale.
Come trattare i pazienti molto carioricettivi con mousse al fluoro?
In caso di forte demineralizzazione, è consigliabile l’applicazione di sostanze funzionali remineralizzanti e protettive tramite formulazioni mousse. I complessi attivi agiscono in profondità nello smalto, proteggendolo da erosione acida e abrasione. Tra le sostanze funzionali dalla comprovata capacità di remineralizzare lo smalto vi è il Calcio Fosfato Amorfo (ACP), materiale altamente reattivo che si converte rapidamente in idrossiapatite. Si trova anche funzionalizzato con fluoro, e in tal caso oltre a favorire la remineralizzazione offre protezione anticariogena potenziata. Il principio attivo delle mousse è il complesso CPP-ACP: una componente della caseina detta caseina fosfopeptide (CPP) trasporta ioni di calcio e fosfato in forma di fosfato di calcio amorfo (ACP) sulla superficie dentale o nella placca, riducendo la demineralizzazione dello smalto o remineralizzandolo. La mousse tampona le variazioni di pH nella placca, ostacola l’adesione e la crescita di batteri cariogeni sulla superficie dentale, remineralizza le lesioni dello smalto e lo rende più resistente agli acidi. Inoltre, ottimizza il modo in cui il fluoro è trasportato sullo smalto e il suo assorbimento. L’applicazione di mousse a base di CPP-ACP e fluoro è indicata dopo le manovre di igiene orale professionale, in caso di denti sensibili e/o in pazienti molto cariorecettivi o in trattamento ortodontico. Il consiglio è applicare il prodotto su tutta la dentatura e non risciacquare. Unica limitazione sono i pazienti intolleranti o allergici alle proteine del latte, da cui deriva il complesso CPP.


