Gli impianti corti sono tra gli argomenti più dibattuti nella letteratura odontoiatrica, che dibatte addirittura sulla definizione pratica di una lunghezza di riferimento.

D’altro canto, dal punto di vista clinico, sarebbe senza dubbio utile avere a disposizione una tale opzione riabilitativa, contemplabile in tutte quelle situazioni in cui risultasse controindicata, o comunque evitabile, una rigenerazione ossea preimplantare complessa.

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Alcune revisioni sistematiche indicano il tasso di sopravvivenza degli impianti corti come sovrapponibile a quello degli impianti convenzionali. La pubblicazione dei primi studi con follow-up a lungo termine, tuttavia, ha fatto emergere alcune complicanze. Il consensus report ITI del 2018 ha concluso affermano la maggiore variabilità nell’outcome degli impianti di lunghezza inferiore a 6 mm, rispetto a quelli più lunghi.

Più recentemente, Vazouras e colleghi hanno condotto una nuova revisione sistematica, i cui risultati sono stati pubblicati su Journal of Oral Rehabilitation. Lo studio ha valutato trial clinici randomizzati e studi prospettici dedicati ai tassi di fallimento degli impianti corti sulla base del periodo di carico e, secondariamente, della posizione (arcata superiore e inferiore), del tipo di riabilitazione (corona e protesi fissa) e del livello di osso marginale.

La ricerca, condotta secondo i criteri PRISMA, ha interessato in maniera esclusiva la banca dati MEDLINE, relativamente al periodo dal 1990 a metà 2018. Come anticipato, non sono stati inclusi studi in vitro e preclinici, case report e case series, né studi retrospettivi.

La ricerca elettronica ha identificato 1013 titoli al netto dei doppioni. Gli abstract di 122 di questi sono stati analizzati. 31 sono full-text considerati, di cui 11 sono stati esclusi per motivi diversi. Alla fine, 20 articoli hanno soddisfatto i criteri di inclusione (11 studi clinici randomizzati e 9 studi prospettici) e sono stati portati sia all’analisi qualitativa che a quella quantitativa (meta-analisi).

I risultati attestano, negli impianti corti con un follow-up superiore ai 3 anni, un tasso di fallimento pari al 10%, di cui l’8% è rappresentato da fallimenti tardivi.

Le corone singole supportate da un impianto corto con più di 3 anni di carico riportano un tasso di fallimento più elevato (9%) rispetto alle protesi fisse su impianti corti (6%).

Complessivamente, un tasso di fallimenti sul lungo termine mai inferiore al 90% pare giustificare l’utilizzo di impianti di lunghezza inferiore a 6 mm.

Gli autori valutano positivamente anche la mancanza di differenze riguardanti le due arcate mascellari, in quanto tale risultato farebbe propendere per l’indicazione all’uso degli impianti anche in mandibole posteriore, senza mettere in atto metodiche di rigenerazione ossea.

Riferimenti bibliografici a proposito degli impianti corti

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31846097

Impianti corti: revisione sistematica su risultati a lungo termine - Ultima modifica: 2020-03-16T07:55:23+00:00 da redazione
Impianti corti: revisione sistematica su risultati a lungo termine - Ultima modifica: 2020-03-16T07:55:23+00:00 da redazione