Negli ultimi anni la presenza di microplastiche nell’ambiente e negli organismi viventi è diventata un tema di crescente interesse scientifico. Una revisione della letteratura condotta da ricercatori attivi nel campo dei biomateriali e della salute orale, con sede in Nepal, presso Lumbini Provincial Hospital di Butwal, ha analizzato il possibile ruolo dell’odontoiatria come fonte di queste particelle plastiche microscopiche. Queste particelle, di dimensioni inferiori a 5mm, ma spesso inferiori anche al micrometro, possono originarsi dalla degradazione o dall’usura di materiali polimerici ampiamente utilizzati nella pratica odontoiatrica e nei prodotti di igiene orale.
Materiali dentali e microplastiche
Molti materiali utilizzati in odontoiatria sono costituiti da polimeri sintetici. Tra questi rientrano compositi resinosi, protesi acriliche, allineatori ortodontici trasparenti e diversi materiali da impronta. Durante procedure cliniche come rifinitura, lucidatura o rimozione di restauri, è possibile che si generino particelle microscopiche di plastica. Anche l’usura nel tempo dei dispositivi intraorali, come protesi o allineatori, può contribuire al rilascio di particelle polimeriche nel cavo orale o nell’ambiente. Queste particelle possono essere disperse nell’aria dello studio o convogliate nelle acque reflue attraverso i sistemi di aspirazione.
Il ruolo dei prodotti per l'igiene orale
Un’altra possibile fonte di microplastiche è rappresentata dai prodotti di uso quotidiano per l’igiene orale. L’abrasione delle setole degli spazzolini da denti, l’utilizzo di filo interdentale e alcuni componenti presenti in dentifrici o paste lucidanti possono contribuire al rilascio di particelle plastiche. Nel corso della vita, l’utilizzo quotidiano di questi prodotti può generare una quantità significativa di particelle microscopiche che finiscono nell’ambiente attraverso il sistema fognario.
Implicazioni biologiche: cosa dice la ricerca
Le possibili conseguenze delle micro e nanoplastiche sulla salute orale sono ancora oggetto di studio. Alcune ricerche sperimentali indicano che queste particelle possono essere internalizzate dalle cellule e indurre fenomeni di stress ossidativo o infiammazione. Tuttavia, al momento non esistono evidenze cliniche dirette che dimostrino un legame tra esposizione a microplastiche e specifiche patologie del cavo orale. Gli autori sottolineano quindi la necessità di ulteriori studi per chiarire il reale impatto biologico di queste particelle.
Strategie per ridurre l’impatto ambientale
La revisione suggerisce comunque alcune possibili strategie per limitare la dispersione di microplastiche nella pratica odontoiatrica. Tra queste rientrano l’utilizzo di sistemi di aspirazione efficienti durante le procedure cliniche, il miglioramento dei sistemi di filtrazione delle acque reflue e una maggiore attenzione alla gestione dei rifiuti prodotti nello studio dentistico. Parallelamente, la ricerca sui materiali dentali potrebbe orientarsi verso lo sviluppo di polimeri più stabili o di alternative con minore impatto ambientale.
Microplastiche: una nuova area di ricerca per l’odontoiatria
Il tema delle microplastiche rappresenta quindi una nuova frontiera di ricerca per la medicina dentale. Comprendere l’origine, la diffusione e i possibili effetti di queste particelle sarà fondamentale per migliorare la sostenibilità delle pratiche odontoiatriche e garantire la sicurezza di pazienti, operatori e ambiente. La revisione che analizza questi aspetti è stata pubblicata recentemente sulla rivista scientifica The Saudi Dental Journal, contribuendo ad aprire un nuovo filone di ricerca sulla relazione tra odontoiatria, microplastiche e salute pubblica.



