Spiace dare dinieghi e rigettare istanze, sono complicazioni e intoppi che raramente sono letti da chi li riceve in un’ottica costruttiva.
La diffidenza nei confronti dei funzionari ministeriali monta, parola dopo parola, il diniego non viene compreso (complice spesso l’utilizzo di un’astrusa terminologia legale, sconosciuta ai più) e nella testa del rifiutato il dipendente pubblico lentamente si trasforma da simpatico interlocutore telefonico, a bieco burocrate fino a trasformarsi in acerrimo nemico da sconfiggere, per fortuna solo a suon di carte bollate.

Eppure, laddove il rigetto non sia fondato su questioni di lana caprina, il solerte lavoro proprio di questi bistrattati funzionari è il primo scudo che lo Stato offre per la tutela dei propri cittadini.

Il caso

Un dottore rumeno chiede il riconoscimento del suo titolo di studio conseguito, per l’appunto, in Romania. Dopotutto, siamo europei e il passaggio ministeriale è pura formalità. Riceve invece richiesta di integrare i propri studi con misure compensative quali la sottoposizione a una prova attitudinale o lo svolgimento di un tirocinio di adattamento. Il dottore si rifugia da un legale che impugna l’atto avanti il Tribunale Amministrativo Regionale competente, senza raggiungere – però – i risultati sperati.

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