Impianti dentali negli adolescenti: è possibile ottenere risultati prevedibili anche quando la crescita cranio-facciale non è ancora completamente terminata? Uno studio condotto a Münster, in Germania, in collaborazione con l’Università di Bonn e l’Università di Berna, ha valutato gli esiti a lungo termine di un protocollo implantare adattato al modello di crescita individuale. I risultati indicano una buona sopravvivenza implantare e risultati estetici favorevoli, ma confermano anche la necessità di considerare attentamente la crescita residua.

Il problema della crescita cranio-facciale

L’inserimento di impianti negli adolescenti rappresenta ancora oggi un tema controverso. Un impianto osteointegrato, infatti, non segue lo sviluppo dento-alveolare come un dente naturale. Si comporta piuttosto come un elemento anchilosato. Di conseguenza, la crescita dei mascellari e la continua eruzione dei denti adiacenti possono modificare nel tempo i rapporti tra la corona implantare e la dentatura naturale. Il problema assume particolare importanza nella regione anteriore del mascellare superiore, dove anche piccole discrepanze possono compromettere l’estetica. L’infraocclusione rappresenta una delle conseguenze più note. La crescita verticale del volto, inoltre, può proseguire fino a 17-18 anni nelle ragazze e ancora più a lungo nei ragazzi. Tuttavia, l’età anagrafica non descrive da sola il processo di maturazione. Anche il modello di crescita cranio-facciale può influenzare il risultato.

Un protocollo adattato al singolo paziente

Lo studio ha analizzato un particolare concetto terapeutico sviluppato a Münster oltre 25 anni fa. Il protocollo prevede di modificare la posizione dell’impianto in funzione del modello di crescita individuale, valutato attraverso un’analisi cefalometrica ortodontica. Gli operatori adattano quindi la posizione vestibolo-palatale, l’angolazione e il livello apico-coronale dell’impianto. L’obiettivo è anticipare, per quanto possibile, gli effetti della crescita successiva e ottenere una maggiore simmetria con il dente controlaterale al termine dello sviluppo. Il paziente viene inoltre informato della possibile necessità di modificare o sostituire in futuro la riabilitazione protesica, proprio per compensare i cambiamenti determinati dalla crescita.

Oltre 600 impianti negli adolescenti analizzati

I ricercatori hanno esaminato retrospettivamente i dati relativi a 305 pazienti che avevano ricevuto impianti tra i 12 e i 20 anni. Complessivamente sono stati valutati 612 impianti. Di questi, 441 erano stati inseriti per agenesia dentale congenita e 171 in seguito alla perdita di un elemento dentario. La sopravvivenza implantare primaria complessiva ha raggiunto il 93,8%. Il valore è risultato pari al 97,7% negli impianti posizionati in seguito alla perdita di un dente e al 92,3% nei casi di agenesia. I 38 fallimenti osservati erano tutti precoci e dovuti alla mancata osteointegrazione. Dopo la rimozione, gli impianti sono stati nuovamente inseriti circa dodici settimane più tardi. I secondi interventi hanno ottenuto una sopravvivenza implantare del 100%.

Il controllo degli impianti anteriori

Una parte dello studio si è concentrata specificamente sull’area estetica. Gli autori hanno richiamato 50 pazienti portatori di 68 impianti singoli nella regione anteriore del mascellare superiore. L’età media al momento dell’inserimento era di 16,2 anni, con un intervallo compreso tra 12 e 20 anni. Il follow-up medio ha superato i sette anni e mezzo, ma in alcuni casi ha raggiunto i 24 anni. I risultati estetici sono stati valutati attraverso il Pink Esthetic Score, che prende in considerazione diversi parametri relativi ai tessuti molli perimplantari. Il punteggio medio è stato di 12 su un massimo di 14, un risultato considerato favorevole e paragonabile a quelli riportati nelle popolazioni adulte. Anche la salute perimplantare si è mantenuta stabile. Nel gruppo sottoposto a controllo clinico non sono stati rilevati casi di perimplantite. La soddisfazione dei pazienti è risultata inoltre elevata: il 94% ha dichiarato che sceglierebbe nuovamente il trattamento implantare.

Le discrepanze verticali restano frequenti

I dati confermano però che la crescita non può essere ignorata. Nel 41,2% degli impianti anteriori è stata osservata una discrepanza verticale tra la corona implantare e il dente controlaterale. Nel 32,4% dei casi era presente un’infraocclusione, mentre nell’8,8% si rilevava una supraocclusione. Le differenze erano generalmente contenute e non hanno compromesso in modo significativo il Pink Esthetic Score. Tuttavia, la loro comparsa era associata ad alcuni fattori specifici. L’età al momento dell’intervento ha mostrato un ruolo importante. Tra gli impianti inseriti prima dei 15 anni e mezzo, il 76% presentava una differenza verticale. La percentuale scendeva al 15% tra quelli inseriti dopo questa età.

La selezione del paziente diventa centrale

Lo studio non suggerisce quindi di anticipare sistematicamente la terapia implantare negli adolescenti. Indica piuttosto che la scelta del momento più appropriato non dovrebbe basarsi esclusivamente sull’età. Occorre valutare il modello di crescita, il completamento dell’eruzione dentale, le condizioni anatomiche e la capacità del giovane paziente di mantenere una corretta igiene orale. Anche l’indicazione clinica può influenzare il risultato. Il dato sulle discrepanze verticali resta particolarmente significativo. Dimostra che, anche con una pianificazione adattata alla crescita, i cambiamenti cranio-facciali possono continuare a modificare la relazione tra impianto e denti naturali. Per questo motivo il follow-up a lungo termine e la possibilità di intervenire sulla componente protesica mantengono un ruolo fondamentale.

Impianti negli adolescenti: una possibilità terapeutica da valutare con cautela

I risultati dello studio, pubblicato sul Journal of Functional Biomaterials, suggeriscono che un posizionamento implantare pianificato in funzione del modello di crescita può offrire buoni risultati estetici e una buona stabilità a lungo termine anche nei pazienti adolescenti. Gli stessi autori sottolineano però alcuni limiti della ricerca. Lo studio è retrospettivo, manca un gruppo di controllo e il campione sottoposto al follow-up clinico è relativamente contenuto rispetto alla casistica iniziale. Serviranno quindi studi prospettici più ampi per confermare questi risultati. Il lavoro offre comunque uno spunto clinico importante. Nei pazienti più giovani la domanda potrebbe non essere soltanto a quale età inserire un impianto, ma soprattutto quanto sviluppo cranio-facciale rimane e quale traiettoria seguirà. La valutazione individuale della crescita potrebbe così diventare uno degli elementi decisivi nella pianificazione implantare dell’adolescente.

Impianti dentali negli adolescenti: esiti a lungo termine - Ultima modifica: 2026-08-24T12:27:46+02:00 da Pierluigi Altea
Impianti dentali negli adolescenti: esiti a lungo termine - Ultima modifica: 2026-08-24T12:27:46+02:00 da Pierluigi Altea