Negli ultimi anni sembra essere diventato più difficile “scaricare” sui prezzi degli interventi i crescenti costi dell’attività. Di conseguenza, i margini unitari per paziente si riducono, e ciò porta a dover lavorare di più, vedendo più pazienti, riducendo i tempi, estendendo l’orario di lavoro o avvalendosi di collaboratori. Dall’analisi teorica della questione, qualche spunto per passare alla pratica…

 

 

Ogni esigenza economica, e a seguire dunque anche finanziaria – visto che solo un sufficiente guadagno su ciò che si fa produce alla fine mezzi monetari disponibili – potrebbe trovare soluzione immediata qualora il prezzo delle prestazioni potesse essere fissato in base alle personali necessità di chi le esegue, e il cliente – il paziente nel caso del dentista – lo accettasse senza riserve. Per assurdo, ipotizzando che un paziente possa avere disponibilità economiche se non infinite almeno elevate, stante l’importanza che si ritiene connaturata alle cure mediche, a un dentista potrebbe bastare un unico paziente “importante” all’anno per ottenere quanto gli serve.

In tale scenario, teorico e idilliaco ma non impossibile, questioni come l’ammontare dei costi dello studio, gli investimenti in strutture, organici, tecnologie e aggiornamento professionale e i problemi decisionali a essi connessi, comunemente legati a una reale disponibilità di risorse, sparirebbero d’incanto. Sempre in tale auspicabile situazione, i timori per il prossimo futuro, portati dalla grave emergenza sanitaria che si sta attraversando, diventerebbero credibilmente meno pesanti.

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Il prezzo della cura, quale strategia? - Ultima modifica: 2021-03-16T12:34:34+00:00 da monicarecagni

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