Se solo pochi anni addietro era impensabile ammettere sia in sede penale che in sede civile la costituzione di un Ordine professionale per ottenere il risarcimento di danni che erronee condotte tenute potevano aver comportato, oggi tale legitimatio ad causam è pacificamente riconosciuta.
Unico ostacolo alla rifusione del danno asserito quale patito resta, come per qualsiasi soggetto parte del processo, la dimostrazione del conseguente concreto pregiudizio non potendosi – il richiedente - limitare a supportare la domanda con la sola dimostrazione dell’avvenuta lesione del diritto.

Il caso

Il caso odierno riguarda un processo civile celebrato avanti il Tribunale di Tivoli ove l’Ordine professionale aveva citato una Signora, precedentemente condannata in sede penale per violazione dell’art. 348 c.p. avendo abusivamente esercitato negli anni 2004 e 2005 l’attività di medico odontoiatra presso uno studio professionale. Lamentava l’Ente di aver subito danni patrimoniali (dovuti alla concorrenza sleale posta in essere) e danni non patrimoniali (per lesione all’immagine e al decoro della professione).

Si opponeva la Signora contestando come non vi fosse prova dell’effettivo danno subito.

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Il pregiudizio - Ultima modifica: 2021-02-04T12:52:06+00:00 da monicarecagni

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