Costruita intorno alle esigenze dell’odontoiatria e della didattica

Stefano Carossa e Elio Berutti

È la Dental School dell’Università degli Studi di Torino, diretta da Stefano Carossa, professore ordinario di Protesi e Presidente del Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria, e da Elio Berutti, professore ordinario di Endodonzia e di Conservativa, nonché direttore di un Master in questa disciplina, attivo ormai da diversi anni. 

Se fossero musicisti, suonerebbero il pianoforte insieme, a quattro mani. Stefano Carossa (62 anni) e Elio Berutti ( 59 anni), invece, odontoiatri di formazione, nonché entrambi docenti universitari, hanno scelto di esercitare un’altra arte, quella dell’odontoiatria che praticano insieme presso la Dental School dell’Università degli Studi di Torino. Lo fanno con lo spirito di chi vanta un’amicizia di lungo corso, ma anche di chi ha seguito due diverse branche dell’odontoiatria, complementari tra loro alla clinica e all’insegnamento dell’odontoiatria. Della Dental School dell’Università degli Studi di Torino, una struttura nata nel 2008 all’interno del Lingotto, luogo simbolo della città di Torino, che conta oltre 70 riuniti e 14 mila metri quadrati di superficie (di cui 5 mila per la didattica), Stefano Carossa è Direttore e responsabile della struttura complessa di Riabilitazione Orale, Protesi Maxillo-Facciale ed Implantologia Dentaria, mentre Elio Berutti è responsabile della struttura complessa di Odontostomatologia Preventiva e Restaurativa.

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Li abbiamo incontrati. Ecco cosa raccontano della loro esperienza professionale, dell’attività che esercitano in una delle realtà di maggior prestigio dell’odontoiatria italiana, ma anche cosa prevedono per il futuro del comparto dentale. Professor Carossa, com’è nata la Dental School? È nata da una proposta del professor Giulio Preti, che era il precedente Direttore della clinica odontoiatrica dell’Università di Torino. Allora la clinica, sita all’interno dell’ospedale delle Molinette, era insufficiente come spazi e aveva necessità di essere ristrutturata perché ormai datata: si è così pensato di trasferirla al di fuori dell’ospedale, utilizzando quest’area del Lingotto, la vecchia fabbrica della Fiat, che da tempo abbandonata stava per essere ristrutturata e riconvertita. Il progetto è nato alla fine degli anni 90 ed è durato una decina di anni: sono stati utilizzati fondi europei destinati al recupero di aree industriali dismesse, con l’aiuto delle Fondazioni bancarie San Paolo e CRT e ovviamente dell’Università e della Regione. La nostra è l’unica sede universitaria per il Piemonte e la Valle d’Aosta dove è attivo un Corso di Laurea in Odontoiatria, perché a Novara, l’altra sede dove è presente la Facoltà di Medicina, è disponibile solo il corso di Laurea in Igiene dentale. Che vantaggi offre alla clinica e alla didattica avere concentrato le risorse in un’unica struttura? Senza dubbio un vantaggio dal punto di vista organizzativo, anche se la nostra scuola non è nata da un disegno politico volto a razionalizzare le risorse regionali, ma da una realtà che si è consolidata negli anni e ha visto poi svilupparsi il nostro ateneo.

La Dental School di Torino, a differenza delle altre cliniche odontoiatriche, per la maggior parte localizzate all’interno di strutture ospedaliere già esistenti, è stata progettata affinché ogni metro quadrato dei 14mila che occupa fosse finalizzato alle esigenze della clinica odontoiatrica e della didattica. La struttura è divisa in due piani, uno per la pratica didattico-assistenziale, l’altro in cui si svolge la didattica in senso stretto. Possiamo equiparare la scuola a una sorta di campus che gli studenti frequentano per cinque anni, oggi sei con il nuovo ordinamento. Potendo accogliere solo 45 studenti all’anno, più 4 extracomunitari a partire da quest’anno, riusciamo a soddisfare il reale fabbisogno regionale, considerando che sul territorio nazionale il rapporto odontoiatripazienti è molto più elevato rispetto ad altre nazioni europee e questo ha creato qualche problema. Com’è organizzata l’attività clinica? La Dental School, convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale, è dislocata all’interno della Città della Salute, che adesso è la nuova denominazione della ex Azienda Ospedaliera Molinette che oltre l’ospedale ha inglobato anche il CTO (il centro traumatologico), il Regina Margherita (l’ospedale infantile) e il Sant Anna (l’ospedale ostetrico ginecologico): è la più grande Azienda Ospedaliere di tutt’Italia, sia per estensione che per numero di dipendenti.

Dal punto di vista gerarchico-organizzativo, esistono due strutture complesse, l’Odontostomatologia Preventiva e Restaurativa diretta dal professor Berutti, e la Riabilitazione Orale, Protesi Maxillo Facciale ed Implantologia Dentaria guidata dal sottoscritto. Poi vi sono due strutture semplici a valenza dipartimentale che stiamo impostando adesso: una sarà di patologia e riabilitazione protesica post traumi e post neoplasie e l’altra di chirurgia. Professor Berutti, come si lavora a quattro mani? Molto bene, perché andiamo d’accordo: le decisioni le condividiamo sempre. La nostra collaborazione è iniziata nel 2001, quando il professor Carossa giunse in questo ateneo, anche se la nostra è un’amicizia di più lunga data. Ci conosciamo dal 1985. Ricordo che fu lui a darmi alcuni consigli importanti per preparare al meglio la mia prima relazione al Congresso Nazionale della Società di Endodonzia, era il novembre del 1985. La nostra amicizia è iniziata così. Come si rapportano tra loro le due equipe di cui siete a capo? Bene, perché abbiamo entrambi la fortuna di avere validi collaboratori che ci supportano nel nostro lavoro. Le due equipe cooperano in due diversi modi: innanzitutto nel coordinare il trattamento dei pazienti sistemici, come ad esempio le persone in attesa di trapianto o cardiopatici, che necessitano di cure odontoiatriche in tempi rapidi.

Poi, sotto il profilo didattico: lo studente dopo lezioni teoriche e esercitazioni precliniche in ambiente simulato può con serenità e sufficiente competenza iniziare a operare sul paziente, sviluppando così al meglio le competenze in tutte le discipline odontoiatriche. Un lavoro di squadra di cui beneficiano anche gli studenti. È così? Certo, e il merito è anche della struttura che, progettata intorno alle esigenze dell’odontoiatria e della didattica, agevola la comunicazione e l’interazione. È un luogo molto accogliente oltre che tecnologicamente avanzato. Professor Carossa, come definirebbe, con una parola, la Dental School? Una clinica all’avanguardia sotto il profilo impiantistico, tecnologico, strumentario. Anche dal punto di vista didattico, abbiamo un’aula manichini che ci invidiano anche le scuole straniere: è stata progettata in Italia da un pool di cinque persone, tra cui il professor Berutti, sotto la guida di Saratoga e Pininfarina. I 70 riuniti di cui disponiamo, oltre ai quattro presenti alle Molinette come appoggio per i pazienti ricoverati, ci consentono di operare al meglio. Dal punto di vista assistenziale i pazienti sono divisi in due fasce: nella fascia “1” sono inseriti coloro i quali hanno problemi di tipo sistemico che difficilmente li renderebbero idonei a essere trattati altrove, soprattutto in strutture private; la fascia “2” invece è composta da pazienti scelti in base all’idoneità nell’iter didattico clinico per essere affidati agli studenti.

Questa selezione permette agli studenti e ai tutor di operare con maggior tranquillità e sicurezza… Sì, e agli studenti in particolare permette di conoscere tutte le tipologie di pazienti e di avere un’idea di quella che sarà l’utenza del prossimo futuro. Professor Berutti, una domanda al Direttore del Master in Microendodonzia Clinica e Chirurgica attivo presso la Dental School da diversi anni: che importanza ha oggi per un libero professionista approfondire le proprie conoscenze nel settore in cui opera? Investire sulla propria professionalità ha una grande rilevanza, oggi più di ieri e le persone che frequentano i Master presso la nostra struttura ne sono consapevoli. Ciascun odontoiatra dovrebbe essere particolarmente competente in una specialità: è l’unico modo per contrastare la sindrome della poltrona vuota. Professor Carossa, è d’accordo con questa analisi? Sì, chi lavora bene, con competenza, lavorerà sempre, anche nei momenti di crisi.

Tuttavia l’odontoiatria di oggi ha una peculiarità rispetto al passato: richiede sì una preparazione specifica, ma anche la capacità di trattare pazienti sempre più anziani che sovente sono affetti da patologie sistemiche che l’odontoiatra non può non conoscere, né sottovalutare. Qual è dunque il suo consiglio da dare soprattutto ai giovani odontoiatri? È quello di specializzarsi e di andare per un certo periodo all’estero, non tanto per perfezionarsi nell’odontoiatria, perché per fortuna la scuola italiana non è seconda a nessuno, ma per apprendere bene soprattutto la lingua inglese. I dati di Almalaurea sono incoraggianti: dopo l’esame di Stato, i nostri giovani trovano impiego rapidamente, entro 3- 5 mesi. Tuttavia, per mantenere alto il livello di competenza raggiunto, bisogna rimane aggiornati e pretendere dal proprio datore di lavoro, se si è dipendenti, attrezzature adeguate per poter svolgere al meglio la propria mansione.

Costruita intorno alle esigenze dell’odontoiatria e della didattica - Ultima modifica: 2013-06-01T14:31:31+02:00 da Redazione
Costruita intorno alle esigenze dell’odontoiatria e della didattica - Ultima modifica: 2013-06-01T14:31:31+02:00 da Redazione