Da sempre l’essere umano sogna di far ricrescere ciò che ha perduto. In odontoiatria, quel sogno ha un nome preciso: rigenerazione dentale, ossia far ricrescere un dente naturale, vivo, completo, funzionale. Negli ultimi anni, l’odontoiatria rigenerativa ha fatto passi avanti grazie alla bioingegneria tissutale, alle cellule staminali e alla biologia molecolare, ma la ricrescita completa di un dente è rimasta un obiettivo ancora irraggiungibile. Oggi, grazie a un gruppo di ricercatori giapponesi, la prospettiva potrebbe cambiare.
Un nuovo farmaco, sviluppato presso il Medical Research Institute Kitano Hospital di Osaka e l’Università di Kyoto, promette di riattivare la naturale capacità dell’organismo umano di generare nuovi denti.
Il suo meccanismo d’azione? Disattivare un “freno biologico” che la natura ha imposto milioni di anni fa.
Dopo il successo negli studi del farmaco TRG-035 sugli animali, nel 2024 sono iniziate le sperimentazioni di fase clinica I sull’uomo con l’obiettivo di offrire, entro il 2030, un’alternativa naturale a protesi e impianti dentali.
Il segreto della rigenerazione dentale è nella proteina USAG-1
Al centro della scoperta c’è una molecola chiamata USAG-1 (Uterine Sensitization-Associated Gene-1), una proteina che inibisce due vie di segnalazione cruciali nella morfogenesi dentale: BMP (Bone Morphogenetic Protein) e Wnt. In termini semplici, USAG-1 agisce come un “interruttore” che spegne la crescita delle gemme dentali dormienti, residui evolutivi che l’uomo conserva anche dopo aver sviluppato la dentizione permanente.
Bloccando questa proteina tramite un anticorpo monoclonale specifico (TRG-035), il team giapponese è riuscito a riaccendere quel programma di sviluppo, inducendo nei modelli animali la crescita di denti appartenenti a una “terza dentizione”.
Dai risultati preclinici alla sperimentazione sull’uomo
Gli studi preclinici condotti dal gruppo di Katsu Takahashi hanno fornito risultati di grande rilievo, aprendo la strada alla sperimentazione sull’uomo.
Nei modelli murini affetti da agenesia dentale congenita, la somministrazione dell’anticorpo anti-USAG-1 ha determinato la comparsa di nuovi elementi dentari, completi in tutte le loro componenti e del tutto indistinguibili da quelli naturali.
Analoghi risultati sono stati osservati nei furetti, una specie con morfologia dentale più simile a quella umana: anche in questi animali il trattamento ha indotto la formazione di denti supplementari ben sviluppati. Nel complesso, i test di sicurezza preclinica non hanno evidenziato effetti tossici significativi né alterazioni sistemiche rilevanti, suggerendo un buon profilo di tollerabilità.
Forte di questi risultati incoraggianti, il team giapponese ha quindi deciso di avviare la fase clinica sull’uomo, un passaggio storico nella ricerca odontoiatrica rigenerativa. Lo studio, della durata prevista di circa undici mesi, ha come obiettivo principale la valutazione della sicurezza e della tollerabilità del farmaco, al fine di confermarne la compatibilità con l’organismo umano. Parallelamente, come obiettivo secondario, verrà analizzata l’eventuale neoformazione di tessuto dentale, monitorata attraverso tecniche di imaging tridimensionale e indagini radiografiche ad alta risoluzione per documentare in modo oggettivo ogni segno di ricrescita.
Come potrebbe cambiare la pratica odontoiatrica
Nuove prospettive per l’odontoiatria pediatrica
Il farmaco anti-USAG-1 potrebbe rappresentare la prima terapia biologica per ipodontia e oligodontia congenite. Attualmente, la gestione di tali condizioni si basa su ortodonzia e protesi provvisorie fino all’età adulta, seguite da impianti con un percorso lungo e psicologicamente impegnativo. La possibilità di stimolare lo sviluppo naturale dei denti cambierebbe radicalmente la prognosi.
Odontoiatria protesica e implantare
Nel caso di perdita dentale post-traumatica o post-estrattiva, l’iniezione del farmaco potrebbe indurre la neoformazione di un dente fisiologico così da evitare interventi implantari. Tuttavia, la presenza di un tooth bud dormiente e l’integrità dell’alveolo saranno requisiti essenziali.
Parodontologia e rigenerazione ossea
La crescita di un nuovo dente comporta anche un impatto rigenerativo sull’osso alveolare e sul parodonto, aprendo prospettive per la rigenerazione integrata dei tessuti di supporto dentale.
Criticità e sfide
Naturalmente, la strada verso la piena applicazione clinica di questo approccio è ancora lunga e complessa. Una delle principali criticità riguarda il controllo della posizione del nuovo dente, poiché al momento non è possibile guidarne con precisione la direzione di crescita né il punto esatto di eruzione, rendendo probabilmente necessario un successivo intervento ortodontico. Anche l’età biologica del paziente rappresenta un fattore determinante: le gemme dentali dormienti risultano infatti più vitali e responsive nei soggetti giovani, mentre in adulti o anziani la capacità rigenerativa potrebbe essere ridotta. Un ulteriore elemento di attenzione riguarda i rischi immunologici, poiché, trattandosi di un anticorpo monoclonale, è indispensabile verificare a fondo l’eventuale immunogenicità del farmaco e la possibilità di effetti collaterali sistemici. Infine, anche qualora il trattamento si dimostrasse efficace, occorre considerare i tempi biologici del processo rigenerativo: la formazione, la mineralizzazione e l’eruzione del nuovo dente richiedono, infatti, diversi mesi, seguendo ritmi naturali analoghi a quelli della dentizione fisiologica.
Prospettive future
Oggi l’approccio anti-USAG-1 rappresenta il primo tentativo concreto di rigenerazione dentale completa tramite un agente farmacologico e potrebbe segnare una svolta epocale per la scienza odontoiatrica. Nel futuro prossimo, la combinazione con tecniche di gene editing, cellule staminali pluripotenti indotte (iPS) e scaffold biomimetici potrebbe ampliare l’efficacia e la precisione di questo trattamento.
Se le sperimentazioni cliniche confermeranno sicurezza ed efficacia, assisteremo a una trasformazione profonda della pratica odontoiatrica: dalla sostituzione meccanica alla rigenerazione biologica del dente umano, che porterà all’evoluzione verso una vera e propria “medicina dentale rigenerativa”. Il percorso resta lungo, ma il paradigma è cambiato: la ricrescita dentale non è più impensabile, bensì un obiettivo scientifico concreto.
Murashima-Suginami A, Kiso H, Tokita Y, et al.. Anti-USAG-1 therapy for tooth regeneration through enhanced BMP signaling. Sci Adv. 2021 Feb 12;7(7):eabf1798. doi: 10.1126/sciadv.abf1798. PMID: 33579703; PMCID: PMC7880588.
Takahashi K, Kiso H, Mihara E, et al. Development of a new antibody drug to treat congenital tooth agenesis. J Oral Biosci. 2024 Dec;66(4):1-9. doi: 10.1016/j.job.2024.10.002. Epub 2024 Oct 9. PMID: 39389160.
Zhang X, Contessi Negrini N, Correia R, et al. Generating Tooth Organoids Using Defined Bioorthogonally Cross-Linked Hydrogels. ACS Macro Lett. 2024 Dec 17;13(12):1620-1626. doi: 10.1021/acsmacrolett.4c00520. Epub 2024 Nov 12. PMID: 39532305; PMCID: PMC11656705.
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