Un recente studio, condotto negli Stati Uniti, ha analizzato l’uso dei farmaci ad alto rischio in odontoiatria pediatrica, utilizzando grandi database sanitari amministrativi. Questi archivi raccolgono dati reali su visite odontoiatriche, prescrizioni farmacologiche e accessi ospedalieri. L’obiettivo dello studio era chiaro. Valutare la frequenza con cui i dentisti prescrivono farmaci potenzialmente pericolosi ai bambini e misurare i possibili eventi avversi nei giorni successivi alla prescrizione.
I farmaci presi in esame
Gli autori hanno incluso nella loro analisi oppioidi, benzodiazepine e barbiturici. Questi farmaci rientrano nella categoria dei farmaci ad alto rischio. In odontoiatria pediatrica, i professionisti li usano talvolta per controllare il dolore, l’ansia o per la sedazione. Tuttavia, questi principi attivi possono causare effetti collaterali importanti, soprattutto nei pazienti più giovani. Lo studio ha quindi misurato la frequenza delle prescrizioni e la loro associazione con esiti clinici negativi.
Gli effetti sui bambini
I risultati mostrano che la prescrizione di farmaci ad alto rischio nei bambini non è frequente, ma esiste. In una piccola percentuale di visite odontoiatriche pediatriche, il dentista prescrive almeno uno di questi farmaci. Il dato più rilevante riguarda gli esiti clinici. Una parte dei bambini ha avuto accessi al pronto soccorso o ricoveri entro pochi giorni dalla visita. Il rischio aumenta nei bambini più piccoli e nei pazienti con condizioni mediche complesse. Gli oppioidi meritano un’attenzione particolare. In diversi casi, gli eventi avversi risultano direttamente collegati al loro utilizzo. Questo dato conferma le preoccupazioni già presenti nella letteratura medica generale.
Cosa suggerisce ai dentisti questa ricerca
L'odontoiatra dovrebbe valutare con attenzione le proprie scelte terapeutiche. La gestione del dolore e dell’ansia nei bambini richiede prudenza. Il clinico dovrebbe preferire gli analgesici non oppioidi quando possibile. Dovrebbe inoltre utilizzare tecniche di comunicazione, approcci comportamentali e protocolli di sedazione minimamente invasivi. Una corretta anamnesi riduce i rischi. Anche il dialogo con i genitori migliora la sicurezza del trattamento. Come evidenzia, peraltro, lo studio in questione, pubblicato sul Journal of the American Dental Association (JADA), una delle riviste scientifiche più autorevoli nel panorama odontoiatrico internazionale.



