Metodiche di accelerazione del trattamento ortodontico: una reale prospettiva clinica?

Le forze ortodontiche inducono sul legamento parodontale una risposta cellulare, che comporta un’effetto anche sull’osso alveolare, con riassorbimento sul sito di pressione e deposizione su quello di tensione. L’attività osteoclastica viene attivata attraverso il sistema RANK-RANKL e alcuni mediatori dell’infiammazione tra cui IL-1, IL-8 e TNF-α.

La ricerca si sta sforzando di comprendere se alcuni meccanismi, oggi riconosciuti come in grado di accelerare il movimento ortodontico, possano trovare un impiego clinico effettivo, con effetto duraturo e senza il rischio di compromettere la stabilità stessa del parodonto.

Campi oggetti di studio per velocizzare il trattamento ortodontico

Farmaci: molecole appartenenti a diverse categorie hanno dimostrato efficacia. Tra queste vitamina D, prostaglandina e il suo analogo sintetico misoprostolo, interleuchina, paratormone e altre. Tutte queste hanno purtroppo evidenziato anche alcuni effetti collaterali. Ad esempio la vitamina D, iniettata nel legamento parodontale, può indurre un aumento degli enzimi LDH e CPK. La prostaglandina può innalzare i titoli infiammatori generali oltre a causare un effetto locale di riassorbimento radicolare. Ad oggi non esiste pertanto un farmaco utilizzabile allo scopo. Un possibile sviluppo potrebbe essere la terapia molecolare. Viene nuovamente citata la prostaglandina, ma anche VEGF e lo stesso RANKL, il cui metabolismo viene regolato indirettamente per via genica e bloccato, quando necessario, attraverso la somministrazione di OPG. Quest’azione equilibrata ha anche l’intento di ridurre il rischio di complicanze quali dolore, recidive e riassorbimento radicolare.

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Stimolazioni meccaniche e chimiche: elettrica diretta, elettromagnetica statica o pulsata, vibrazione o laser a basso livello di energia. L’applicazione si rifà alla bone bonding theory e prevede l’applicazione discontinua di questi mezzi al fine di stimolare il processo osteoblastico-osteoclastico. Anche il laser, che ha trovato già applicazioni in ambiti clinici affini come l’espansione della sutura mediopalatina, agisce secondo un meccanismo di biostimolazione analoga.

Chirurgia: questa si rivolge in particolare ai pazienti adulti, nei quali la crescita scheletrica è terminata e il trattamento ortodontico può potrarsi oltre limiti critici di durata. Come detto, lo stato del legamento parodontale e dell’osso alveolare sono parametri importanti ai fini del movimento dentale. A tale proposito è accertato il fatto che il turnover del tessuto osseo sia accelerato dopo interventi quali frattura, osteotomia o innesto. Quello potenzialmente impiegabile costituisce quindi un complesso variegato di trattamenti più o meno invasivi: micro osteoperforazione, chirurgia alveolare intersettale (sostanzialmente una metodica di distrazione osteogenica, può essere utilizzato sul legamento parodontale o su tutto il complesso dentoalveolare), osteotomia, corticotomia e tecnica piezoelettrica.

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Metodiche di accelerazione del trattamento ortodontico: una reale prospettiva clinica? - Ultima modifica: 2017-10-26T07:39:03+00:00 da redazione

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