A detta di diversi ricercatori, i cui studi hanno avuto ampio spazio su queste pagine, la diagnostica molecolare rappresenta una frontiera concreta dello sviluppo della diagnostica in parodontologia.

Il razionale è quello di mettere a disposizione del clinico uno o più marcatori biologici in grado di evidenziare, nel singolo paziente, l’andamento del rischio parodontale, monitorare la progressione della malattia e fornire riscontro indiretto della risposta alle terapie.


 

 

Uno degli aspetti vantaggiosi di questo tipo di diagnostica è la non invasività. Diversi studi sperimentano il fluido crevicolare, il quale tuttavia potrebbe facilmente non soddisfare tale criterio. Da questo punto di vista, sarebbe pertanto più interessante il campionamento del fluido salivare.


 

 

La ricerca ha identificato diversi biomarcatori salivari, attribuibili a processi biologici e stadi distintivi della malattia parodontale, come infiammazione, degenerazione del collagene e rimodellamento osseo.

La diffusione di questo tipo di metodiche di laboratorio, sempre più sostenibili anche dal punto di vista economico, potrebbe favorire la transizione dall’ambito puramente sperimentale a quello clinico. Questo deve però essere suffragato anche da evidenze concrete per quanto concerne la predicibilità.

Quanto sono affidabili i marker parodontali della saliva?

È quanto si è proposto di valutare la revisione sistematica recentemente pubblicata da Sukriti e colleghi su Journal of Clinical Periodontology. Gli obiettivi primari dichiarati sono (1) la valutazione dell’accuratezza dei marcatori salivari, semplici o in combinazione, rispetto ai parametri parodontali tradizionali, ovvero profondità di sondaggio (PPD) e perdita di attacco clinico (CAL) e (2) la definizione di sensibilità e specificità. Secondariamente, i revisori (1) hanno valutato l'accuratezza diagnostica dei biomarcatori salivari in relazione alle diverse fasi della malattia parodontale, tra cui infiammazione, distruzione e riparazione dei tessuti e rimodellamento osseo e (2) si sono domandati se vi fossero variazioni nei marker dalla gengivite alla parodontite.

La ricerca ha screenato le banche dati PubMed, Nature, Cochrane, OVID, evidenziando un totale di 622 record. Di questi, sono stati considerati ben 160 full text, dei quali comunque solo 7 sono stati portati alla revisione finale.

La revisione ha indicato le seguenti proteine come marker diagnosticamente accettabili della malattia parodontale: proteina infiammatoria macrofagica 1α (MIP-1α), interleuchina 1β (IL-1β) e 6 (IL-6) e metalloproteinasi di matrice 8 (MMP-8). MIP-1α è l’unico marcatore singolo ad aver evidenziato performance diagnostiche eccellenti su tutti i parametri testati. La combinazione tra IL-6 e MMP-8 ha mostrato le migliori prestazioni. La combinazione tra tutti i 4 marker sarebbe efficace nello screening della parodontite rispetto alla gengivite e anche alla salute parodontale.

La revisione fornisce comunque risultati parziali ma, comunque, risulta interessante in quanto evidenzia il potenziale clinico della saliva nella diagnostica molecolare della malattia parodontale ed elenca alcuni biomarcatori sui quali porre particolare interesse nei prossimi anni.

Riferimenti bibliografici a proposito dei marker parodontali

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31701554

Marker parodontali: indicazioni da una recente revisione sistematica - Ultima modifica: 2020-03-17T07:05:40+00:00 da redazione
Marker parodontali: indicazioni da una recente revisione sistematica - Ultima modifica: 2020-03-17T07:05:40+00:00 da redazione
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