La mancata esecuzione di socket grafting interferisce con la riabilitazione implantare?

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L'estrazione di un elemento dentale attiva inevitabilmente un processo di riassorbimento, orizzontalmente attestabile sui 3,8 mm. Il riassorbimento orizzontale sembrerebbe maggiormente rilevante sul lato vestibolare del processo alveolare. Tale processo porta alla formazione di una deiscenza ossea, che può rappresentare una problematica ai fini dell'inserimento di un impianto a breve termine.

La tecnica di grafting postestrattivo conosciuta anche come, socket preservation, come suggerisce il nome, rappresenta una metodica che vuole arginare tale fenomeno. Secondo Avila-Ortiz (2019), la metodica sarebbe massimamente efficace proprio nel prevenire il riassorbimento osseo verticale, riducendolo indicativamente di 1.9 mm, ovvero la metà della quota media precedentemente indicata.

Il potenziale osteogenico post-estrattivo consente la formazione e maturazione di una matrice ossea trabecolare che aumenta di volume 8-12 settimane dopo l'estrazione. Tra le 12 e le 16 settimane l'osso appena formato si stabilizza in una forma trabecolare più solida. Il picco del potenziale osteogenico e della presenza di osteoblasti viene raggiunto a 10-12 settimane e il fronte di formazione ossea si sposta coronalmente dal coagulo apicale iniziale, 12 settimane dopo l'estrazione. Il socket grafting sembrerebbe rallentare tale spostamento coronale riducendo la neoangeogenesi.

Il socket grafting è indispensabile in regione molare e premolare?

Recentemente, lo studio di Verdugo, che ha visto anche la partecipazione dell'italiano D’Addona, e del cui full text si consiglia la lettura, si è proposto di valutare la percorribilità della riabilitazione implantare a 2-4 mesi, in alveoli postestrattivi invece non trattati con innesto, eventualmente anche in presenza di deiscenza ossea. I risultati sono stati recentemente pubblicati su Archives of Oral Biology.

Lo studio, disegnato secondo un modello cross-sectional, ha coinvolto un pool di 60 pazienti, indirizzati a estrazioni in sede premolare e molare. Sulla base del quadro anatomico di partenza, i pazienti sono stati suddivisi in 3 gruppi: G1) soggetti senza deiscenza al momento dell'estrazione, G2) presenza di deiscenza ≤5 mm, G3) presenza di deiscenza deiscenza di >5 mm. Due o quattro mesi dopo l'estrazione, e comunque prima dell'inserimento degli impianti, il paziente è stato sottoposto a TC cone beam al fine di valutare la formazione di osso corticale e l'ampiezza vestibolo-linguale.

La formazione di nuovo osso corticale e l'ampiezza vestibolo-linguale sono state giudicate sufficienti per il posizionamento dell'impianto, in assenza e anche in presenza di deiscenza, dopo un periodo di guarigione medio di 11,9 ± 2,4 settimane.

Tutti i gruppi presenta un'ampiezza significativamente maggiore, che nel caso dei molari può molto più facilmente (rispetto ai premolari) superare i 10 mm. La presenza di deiscenza rende 1,5 volte più probabile la guarigione con un'ampiezza inferiore alla stessa soglia.

Una banda di gengiva cheratinizzata è venuta a formarsi intorno a tutti gli impianti e, complessivamente, gli autori hanno conclusso attestando un tasso di successo del 100% a un follow-up medio di 51,0 ± 23,4 mesi.

Lo studio ha pertanto dimostrato come la mancata messa in atto di procedure di socket grafting, in regione premolare e molare, non abbia interferito con una riabilitazione implantare a breve termine, anche in presenza di deiscenza ossea.

Riferimenti bibliografici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/32062103

La mancata esecuzione di socket grafting interferisce con la riabilitazione implantare? - Ultima modifica: 2020-03-10T07:20:45+00:00 da redazione
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