Considerazioni di biomeccanica dell’occlusione nell’adulto

DM_il dentista moderno_occlusione_edentulia_sorriso_.jpg

Il pattern occlusale, per come è oggi concepito, prevede che le forze si concentrino lungo un asse verticale, parallelo al diametro principale del dente (corono-radicolare). A queste forze principali si aggiungono delle forze deviate, dirette lateralmente e antero-posteriormente. La forza massimale potenzialmente sviluppata dal sistema muscolare varia in un range da 600 a 1200 N: l’atto masticatorio richiede solitamente non più del 40% del computo. Per quanto riguarda la distribuzione, l’80% grava sulla regione molare e il restante 20% su quella incisale. Ciò deriva dal semplice studio della meccanica della leva: i molari si trovano infatti più prossimi alla forza.

Per quanto riguarda l’escursione mandibolare, già a partire dagli studi di Posselt è risultata evidente la differenza in termini di scarto tra le due regioni sul piano orizzontale e su quello verticale. Nel secondo caso, la differenza risulta molto marcata, con i movimenti sul piano verticale molto più ampi nella zona anteriore. È stato infatti evidenziato che le determinanti anteriori (ad esempio l’overjet) hanno sul pattern occlusale un peso superiore rispetto a quelle posteriori (ad esempio la guida condilare). Queste ultime vengono maggiormente percepite in presenza di precontatti a livello molare.

Quanto espresso finora fa riferimento a una condizione ideale di dentizione completa. Normalmente, la funzionalità masticatoria prevede il contatto tra le superfici occlusali per circa il 20% del tempo – con variazioni in base alla consistenza degli alimenti: una durezza maggiore riduce paradossalmente il contatto – per un totale di 10-20 minuti al giorno.

Pubblicità

Cosa comporta la perdita dei corretti contatti in occlusione

Una riduzione della superficie masticante porta all’attivazione di meccanismi compensatori al fine di mantenere l’efficacia funzionale. L’OMS indica 20 elementi dentari come la soglia al di sotto della quale nell’adulto non riesce assicurare un compenso sufficiente a una dieta ben bilanciata. Alcuni autori leggono questo cutoff con intelligenza, come 10 paia di elementi in occlusione. Un accorciamento dell’arcata induce, da una parte uno spostamento dentale compensatorio, dall’altra una redistribuzione delle forze con maggiore coinvolgimento della zona frontale. Non solo: si assiste anche a un incremento delle forze condilari rispetto a un occlusione bilanciata ma anche, almeno in termini di forze assolute, rispetto ad alcune forme di malocclusione. Da un punto di vista meramente funzionale, dunque, un danno a livello di questa zona rispetto a quella molare sarebbe preferibile e non richiederebbe necessariamente un intervento esteso. In un’ottica non epidemiologica, ma clinica, dunque, è consigliabile progettare innanzitutto di ristabilire i contatti minimi (le 10 coppie di denti in occlusione) e da qui adeguare il piano di cure dal punto di vista delle altre funzioni (fonazione ecc.) e, in generale, delle aspettative (estetica ecc.) del paziente.

Considerazioni di biomeccanica dell’occlusione nell’adulto - Ultima modifica: 2017-12-01T07:33:12+00:00 da redazione

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome