Antiaggreganti e odontoiatria: fondamentale conoscerne gli effetti

I farmaci antiaggreganti, che si possono definire in maniera più completa antiaggreganti piastrinici, sono una classe farmacologica di assoluta importanza nella pratica medica. L’aggregazione piastrinica è un fenomeno complesso, che parte da diversi trigger, ma con un unico meccanismo effettore. Tutti questi farmaci, infatti, producono alterazioni a carico della parete piastrinica, di modo da inibirne l’adesività. Viene così impedita la formazione del trombo bianco nella prima fase dell’emostasi, con un processo che può essere correttamente definito trombocitopatia acquisita su base farmacologica.

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Video trovato su youtube caricato da Mechanisms in Medicine: Adesione e aggregazione piastrinica

A livello di esami clinici e di laboratorio, ciò si esprime come un allungamento del tempo di emorragia (TE) a fronte di una conta piastrinica che permane nel range del fisiologico.

Nel proprio Documento sulle sindromi coronariche acute, ANMCO e SICI-GISE definiscono questa terapia come il cardine del trattamento nei soggetti affetti da sindrome coronarica acuta.

L’efficacia di tali farmaci nella profilassi di nuovi eventi aterotrombotici in pazienti già colpiti da infarto miocardico, ictus, attacchi ischemici transitori (noti semplicemente come TIA) è stata ampiamente dimostrata da diversi trial clinici. Altre tipiche indicazioni all’uso sono alcune forme di angina, le vasculopatie periferiche o alcuni interventi cardiochirurgici o chirurgico-vascolari.

Sono disponibili anche alcune meta-analisi che confermano la validità del trattamento, il quale pare in grado di prevenire fino a un quarto degli eventi patologici più gravi.

Dato che l’uso di questi farmaci è assolutamente comune all’interno della popolazione, è indispensabile che l’odontoiatra ne rilevi l’utilizzo nel corso dell’anamnesi e sia perfettamente a conoscenza dei loro effetti, i quali possono inficiare su alcune prestazioni cliniche.

Un altro fattore da ricordare è che l’incidenza della patologica trombotica aumenta con l’età: i pazienti che seguiranno questo tipo di terapia, dunque, saranno principalmente soggetti anziani. In termini generici, si potrà dire che si tratti forse della categoria più delicata per l’odontoiatra, dato che parliamo di pazienti che assommano sistematicamente commorbidità e che devono spesso seguire schemi farmacologici complessi.

Una prima fondamentale distinzione per gli odontoiatri è quella con la classe degli anticoagulanti orali (TAO). Queste sono infatti molecole – assai utilizzate – che espletano un’azione del tutto diversa e che, inoltre, presentano un rischio emorragico associato maggiore rispetto agli antiaggreganti piastrinici. Si parlerà quindi di TAA, in contrapposizione, appunto, con la TAO. Nel corso di questa esposizione ci concentreremo dunque sulla prima, che sembra essere maggiormente sottostimata, almeno nell’apparenza dei canali d’informazione specialistici, ma che di certo riceve la dovuta attenzione da parte dI chi si occupa di odontoiatria

Antiaggreganti e odontoiatria: fondamentale conoscerne gli effetti - Ultima modifica: 2015-10-20T08:34:04+00:00 da redazione

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