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È questa la missione del docente universitario secondo Carlo Maiorana, 53 anni, brianzolo, titolare dell’Insegnamento di Chirurgia Orale e Direttore della Scuola di Specializzazionein Chirurgia Odontostomatologica presso l’Università degli Studi di Milano, l’Ateneo dove è cresciuto professionalmente, afferma, attraverso il confronto.  

Carlo Maiorana è nato a Vimercate, oggi provincia di Monza-Brianza, nel novembre del 1957. Sin da bambino diceva che avrebbe fatto il medico. Ma dopo aver frequentato il Liceo Classico a Monza, a 18 anni, racconta, si innamora di una ragazzina napoletana: di qui l’idea di frequentare l’Accademia Aeronautica di Pozzuoli per diventare pilota militare. Per fortuna, il padre, che aveva capito le ragioni nascoste di questa scelta, così diversa dalle vere aspirazioni del figlio manifestate sin da piccolo, gli sconsiglia di presentare la domanda, spingendolo invece a iscriversi, a Milano, alla Facoltà di Medicina, quella che lo avrebbe portato ad assecondare la sua autentica passione. Ancora studente universitario, inizia a frequentare uno studio dentistico di un conoscente, l’attuale odontoiatra del padre, appassionandosi della disciplina che, tra l’altro, gli avrebbe permesso di conquistare l’autonomia a cui ambiva in tempi più rapidi rispetto a quello che avrebbe potuto fare con la chirurgia plastica, l’altro suo grande interesse. Così, dopo la laurea, consegue la specializzazione in Odontostomatologia e poi in Ortognatodonzia, sotto la guida del professor Giannì. Affascinato dal mondo accademico, chiede al professor Franco Santoro, divenuto da poco Ordinario, di stare con lui per imparare la chirurgia e mettere le basi per una possibile carriera universitaria, come poi avvenne.

Carlo Maiorana oggi è titolare dell’Insegnamento di Chirurgia Orale e Direttore della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Odontostomatologica dell’Università degli Studi Milano, nonché Responsabile del Reparto di Implantologia Clinica Odontoiatrica presso la Fondazione IRCCS Policlinico. Presidente Eletto della Società Italiana Specializzati in Chirurgia Odontostomatologica ed Orale (SISCOO), è Vice Presidente dell’European Society for Oral Laser Application. Autore di oltre 250 pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali, di testi e monografie in diverse lingue su osteointegrazione avanzata e chirurgia orale, ha scritto anche alcuni capitoli in testi internazionali di  A.Moritz, F.Khoury, KE Kahnberg & Pogrel. Oltre alla libera professione, che esercita limitatamente alla chirurgia orale, all’implantologia e  alla chirurgia ricostruttiva dei mascellari, ha un altro grande amore, quello per la scrittura, nato in età matura. Con “Volando con l’anima” (Italia Press Edizioni), una storia ambientata nel mondo della danza, dedicata “a chi crede nel valore del sacrificio”, sono cinque i romanzi dati alle stampe che portano la sua firma.

Professor Maiorana, una passione giovane quella per la scrittura, un po’ più radicata nel tempo quella per la medicina…. 

Sì, ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo a 46 anni, un’età matura, ma forse quella giusta per chi pensa di avere qualcosa da raccontare. Ho scoperto che la vena creativa, che caratterizza un po’ tutta la mia famiglia d’origine, appartiene anche a me che ho sempre amato invece le materie scientifiche. Sin da bambino dicevo che avrei fatto il medico. Oggi, devo ringraziare mio padre che mi dissuase dall’intraprendere la carriera militare: aveva capito la vera ragione del mio interesse per l’Accademia Aeronautica di Pozzuoli. Fu una delle poche volte che mi proibì di fare qualcosa…  

Cosa significa essere docente universitario, ma anche libero professionista: è stato forse un vantaggio per lei coltivare entrambi gli interessi?

Sì, in generale credo che mantenere un legame con l’Accademia sia sempre e per tutti una cosa buona. È un’occasione per crescere, per imparare, per vedere cose che non si incontrano nella vita professionale quotidiana, ma soprattutto per confrontarsi: uno dei rischi maggiori della libera professione è infatti quello di chiudersi in se stessi, di credere di avere raggiunto il massimo livello, sino a quando poi, a un convegno, scopri che c’è qualcun altro più bravo di te. È bello, dopo 25 anni di carriera, continuare a frequentare i congressi e imparare sempre qualcosa di nuovo. D’altronde il nostro è un mestiere così, siamo continuamente alla ricerca di nuovi stimoli per offrire al paziente prestazioni sempre aggiornate.

Cosa rappresenta oggi la chirurgia orale per i giovani?

Una branca dell’odontoiatria che appassiona moltissimo. Il nome stesso, chirurgo orale, è un termine che sembra nobilitare un po’ la figura dell’odontoiatra, storicamente meno titolata di quella del medico. Tuttavia, sono proprio i giovani a correre i maggiori rischi nell’abbracciare precocemente questa o altre specializzazioni. L’odontoiatria è una disciplina divenuta così ampia da spingere i professionisti a occuparsi di aspetti sempre più specifici e particolareggiati e non potrebbe essere diversamente. Nonostante questo, credo comunque sia importante che ogni giovane odontoiatra abbia un patrimonio di base consolidato che gli permetta di dialogare con il paziente ma anche con i colleghi specialisti con cui entrerà in contatto nella sua vita professionale. Dunque, ben venga la specializzazione, ma condotta per gradi, proprio come avviene nella nostra scuola di specializzazione, nata sette anni fa per volontà del professore Franco Santoro, il mio maestro, che l’ha diretta fino all’anno scorso, per poi passarmi il testimone.

Nella chirurgia orale, strumenti tradizionali e strumenti avanzati in che rapporto stanno tra loro? 

Le nuove tecnologie applicate in ambito chirurgico, in alcune circostanze, consentono di ottenere risultati di pari qualità rispetto all’uso di strumentazioni convenzionali, ma in regime di maggiore sicurezza, soprattutto per chi ha meno esperienza dal punto di vista chirurgico. Questo però non significa che sia finita l’epoca della chirurgia tradizionale. I nuovi strumenti si compenetrano con la strumentazione classica. Non a caso ai nostri allievi insegniamo entrambe le metodiche e rispetto al laser, ad esempio, che richiede un percorso di formazione adeguato, siamo soliti parlare di odontoiatria o chirurgia laser assistita, proprio a indicare come il laser rappresenti un ausilio agli strumenti già in uso da lungo tempo.

Qual è oggi il compito dell’Accademia in merito alla formazione post-laurea?

Non è solo quello di permettere ai giovani di conseguire una specializzazione, un master o un dottorato di ricerca. L’Università è anche il luogo dove è possibile chiedere consigli su come orientarsi, in Italia e all’estero, rispetto a un’offerta formativa ampia e variegata che solitamente chi, per ragioni anagrafiche, ha ancora poca esperienza, non è in grado di discernere. In ambito chirurgico, ai giovani consiglio sempre di seguire l’esempio del proprio maestro, senza però precludersi la possibilità di vedere anche altre “mani chirurgiche”. Solo attraverso il confronto è possibile avere una visione globale delle cose e comprendere come si muova la comunità nazionale e internazionale nel proprio settore.

Che ruolo svolgono invece le Società Scientifiche?

Accanto all’Università, hanno il compito di formare i giovani: a volte ci riescono anche molto bene, altre volte un po’ meno. Due anni fa il professor Franco Santoro ha dato vita alla Società Italiana Specializzati in Chirurgia Odontostomatologica e Orale, la SISCOO, della quale è attuale presidente e io presidente eletto. È una società che sta crescendo con lo scopo di radunare tutti gli odontoiatri specializzati in questa disciplina. Quest’anno sono previste due giornate di studio, una con Stefano Gracis, l’altra con Jean Pierre Gardella, entrambe incentrate sulla protesi implantare e sulla gestione dei tessuti molli perimplantari. Sarà un’occasione di confronto per tutti, anche per noi meno giovani.
Si parlerà dell’importanza delle linee guida, le uniche in grado di ridurre i rischi di errore e dunque i possibili contenziosi, in preoccupante crescita.

Uno degli altri problemi dell’odontoiatria è quello della sostenibilità delle cure, non solo in termini economici: qual è la sua posizione?

Con gli anni si impara a essere meno integralisti, a capire le esigenze del paziente e soprattutto il suo grado di compliance. Tendenzialmente esistono sempre alternative terapeutiche valide. Prendiamo il caso del paziente edentulo, ad esempio: può essere riabilitato attraverso gli impianti che consentono di posizionare una protesi fissa, ma anche con una protesi totale. Nonostante i progressi nelle metodiche implantari, non dobbiamo mai dimenticarci dei presidi terapeutici convenzionali…

Cosa si aspetta dal futuro dell’odontoiatria?

Mi aspetto molto da giovani che vedo fortemente motivati e desiderosi di imparare. Spero che cresca una nuova generazione odontoiatrica, di chirurghi, nel mio caso, preparata, perché è questa la soddisfazione più bella per un docente universitario. D’altronde, è proprio attraverso i nostri allievi che viviamo la professione odontoiatrica, insieme ai nostri pazienti. Quelli che accedono alla clinica universitaria sono cittadini che per diversi motivi non possono rivolgersi alla struttura privata. Nostro compito è lavorare per poter offrire un servizio di alto livello. Noi ce la mettiamo tutta, anche se a volte si fa un po’ fatica…

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