DM_il dentista moderno_traumatologia dentale_cone beam

La traumatologia dentale, soprattutto nel paziente in crescita, costituisce un ambito molto delicato in cui l’inquadramento clinico e il timing di approccio risultano spesso determinanti.

Il potersi avvalere di metodiche di indagine più accurate costituisce senza dubbio un vantaggio in ambito diagnostico e prognostico-terapeutico e ricopre un ruolo discreto dal punto di vista medico-legale.

Lo scorso anno su una delle più importanti riviste specialistiche internazionali è apparsa una revisione a cura di Cohenca e Silberman che ha fornito un aggiornamento degli sviluppi delle tecniche radiografiche utilizzabili di fronte a un evento traumatico. Di seguito verranno considerati alcuni dei punti salienti della trattazione.

In primo luogo, le metodiche radiografiche bidimensionali, le più utilizzate dal momento che si prestano a un approccio diagnostico rapido in condizioni di urgenza. Gli Autori analizzano alcuni degli aspetti concernenti le sistematiche digitali, che oramai rappresentano uno standard nella quasi totalità degli ambienti di lavoro. Se nella pellicola, che comunque costituisce uno standard di riferimento, la sensibilità dipende dalla velocità, nel digitale è influenzata dalla grandezza dei pixel e dal rumore di fondo. In questo senso sono stati compiuti degli sviluppi, oltre che sull’hardware, anche sui relativi software.

La limitazione principale consiste proprio nella perdita della terza dimensione, aspetto che può risultare particolarmente rilevante nel riconoscimento di una lesione a origine traumatica. Nonostante tali limitazioni, alle quali si può ancora parzialmente rimediare tramite “vecchi” accorgimenti (ad esempio rilevando diverse angolazioni), la radiografia intraorale rimane la prima metodica di imaging da addizionare all’indagine dettagliata dell’evento traumatico e all’esame clinico obiettivo.

Quando la CBCT in traumatologia dentale?

Le ultime linee guida della International Association of Dental Traumatology (IADT) prevedono che, in casi di ragionevole gravità, sia contemplabile l’esecuzione di un’esame tridimensionale (TC cone-beam), la quale può essere peraltro utilizzata anche nel follow-up. Si considerano di seguito alcuni esempi di condizione di diagnosi complessa.

Nel caso di frattura radicolare, può essere necessaria quantomeno la raccolta di una serie di proiezioni radiografiche intraorali ad angolature differenti (45°, 90°, 110°). Lo studio retrospettivo di Bernardes ha peraltro obiettato come il tasso di successo della radiografia convenzionale raggiunga solo il 30-40% contro il 90 della CBCT. L’indagine 3D è a maggior ragione indicata in caso di frattura corono-radicolare, ai fini di valutare l’estensione della lesione e misurare con esattezza il rapporto corono-radicolare.

La CBCT può essere infine utile nello studio di alcuni casi di lussazione, specialmente quelli in cui si sospetti una dislocazione vestibolare, cui è possibile sia concomitante una frattura alveolare.

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