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Marco Landi

Quest’anno, il 12 settembre, Giornata Europea della Salute orale, sarà dedicata al problema del tabagismo. È quanto ha deciso il Council of European Dentists (CED), l’organismo di rappresentanza dei 340mila dentisti europei deputato a dialogare con le istituzioni dell’Unione europea, come spiega Marco Landi, vicepresidente dell’Associazione nata nel 1961.

Dopo la pausa estiva, sono due gli appuntamenti da segnare in agenda sotto la voce “prevenzione”. Il primo è quello del 12 settembre, Giornata Europea della Salute orale, quest’anno, per volontà del Council of European Dentists (CED), dedicata agli effetti del tabagismo, un problema che interessa il 25 per cento della popolazione europea. Il secondo, quello del 61° Congresso Scientifico Nazionale ANDI che si terrà il 16 novembre a Roma e che prevede la partecipazione attiva di Fondazione Veronesi, Fondazione ANDI e ISI (Istituto Stomatologico Italiano), e il workshop Prevenzione delle patologie orali smoke-related non tumorali dedicato proprio alle tematiche della campagna promossa anche dal CED.

Due appuntamenti per riflettere sul problema del tabagismo e su come dovrà cambiare l’odontoiatria per affrontare in modo ancor più incisivo la questione, sulla scia di quanto già avviene in altri Paesi, come spiega Marco Landi, vicepresidente del Council of European Dentists, organismo di rappresentanza dei 340mila dentisti europei dal 1961 deputato a dialogare con le istituzioni dell’Unione Europea (per identificare nuovi percorsi legislativi volti alla salvaguardia della salute del cittadino europeo attraverso la promozione della salute orale e ad un corretto esercizio della professione odontoiatrica) e al cui interno, per l’Italia, siedono esponenti dell’Associazione nazionale dentisti italiani (ANDI ) e dell’Associazione italiana odontoiatri (AIO), i due sindacati di categoria.

Dottor Landi, prima di parla di tabagismo e di prevenzione delle malattie correlate al fumo, una curiosità: come sta l’odontoiatria negli altri Paesi europei?

In Europa i sistemi sanitari sono diversi e questo si riflette anche sui livelli di assistenza odontoiatrica e dunque sulla salute orale. Nel Nord Europa l’assistenza odontoiatrica pubblica è particolarmente diffusa, in Francia il servizio sanitario nazionale, attraverso una convenzione con i dentisti privati, copre una parte consistente delle cure primarie, proprio come in Inghilterra dove, pur essendoci un’ampia presenza del privato, l’odontoiatria pubblica è molto sviluppata.

Rispetto alla crisi attuale, invece, alcuni Paesi l’hanno percepita più di altri. In alcune regioni della Spagna, ad esempio, recentemente non è stato possibile stipulare gli accordi previsti con gli odontoiatri privati in materia di prevenzione. Insomma, la crisi si è sentita ovunque, con conseguenze diverse a seconda delle circostanze.

In questo particolare momento storico forse il ruolo del CED è ancora più importante…

Sì, perchè lo sforzo del CED è quello di salvaguardare la salute globale attraverso la salute orale, cercando di aumentare la consapevolezza anche a livello politico comunitario europeo sull’importanza delle politiche di prevenzione che si estendono anche a beneficio della salute totale. Il tabagismo ne è un esempio. Si tratta dunque di promuovere una politica che premi non solo i professionisti che si occupano di questo tema, ma anche i servizi sanitari nazionali dei singoli Paesi che da queste politiche possono ottenere risparmi economici considerevoli.

Com’è nata l’idea di dedicare la giornata della salute orale quest’anno proprio al problema del tabagismo?

La promozione della salute orale attraverso la lotta al tabagismo è legata all’attività legislativa dell’Unione Europea di quest’ultimo periodo. C’è sempre coincidenza tra le iniziative di promozione e prevenzione della salute promosse dal CED e quanto al momento è tema di studio sul piano normativo.Così, come l’anno scorso c’è stata una particolare attenzione alla salute dell’anziano, perché l’Europa si era concentrata su questo aspetto, quest’anno, essendo in discussione una direttiva sui prodotti del tabacco, abbiamo pensato di concentrare gli sforzi su quest’altro aspetto.

La norma in questione è una disposizione che, se per certi versi preoccupa per le possibili conseguenze che potrà avere, nel senso che potrebbe essere non sufficientemente efficace, per altri rappresenta una straordinaria opportunità per combattere in ambito europeo una delle primarie cause del tumore del cavo orale. L’Assemblea Generale di maggio ha dunque approvato una risoluzione su questa direttiva, concentrandosi su alcuni aspetti di maggior interesse.

Cosa propone il CED?

Il CED è per una maggiore restrizione sul cosiddetto labelling & packaging, cioè vorremmo che sulle confezioni di sigarette e di tabacco fosse indicato in modo più chiaro il rischio a cui può condurre il consumo di questa sostanza. Nonostante la lobby dei produttori di tabacco sia molto forte, riteniamo opportuno ribadire alcuni punti, come ad esempio il problema del tabacco da masticare che crea danni alla mucosa orale ormai noti. Masticare tabacco, cioè farlo entrare a diretto contatto con le mucose, significa esporsi ad una delle principali cause del tumore del cavo orale.

Gli altri fattori di rischio sono i superalcolici, i microtraumi e il papilloma virus, quest’ultimo scoperto recentemente. In ambito normativo, il CED suggerisce che vengano attuate restrizioni anche sulla vendita a distanza transfrontaliera e ai minori, così come chiede che vengano ridotti gli ingredienti del tabacco che generano dipendenza e degli aromi e dei colori, fonte di attrazione. Per quanto riguarda invece la prevenzione dei danni, il CED cercherà di promuovere l’attività di formazione del dentista e di tutto il suo staff sulla scorta di quello che già altri Paesi fanno.

In Inghilterra, ad esempio, esistono guide molto dettagliate su come formare e istruire il paziente per renderlo consapevole dei rischi legati al tabagismo. La fondazione ANDI, in tempi non sospetti, quattro – cinque anni fa, aveva pubblicato una guida tradotta dall’inglese, sviluppata dall’FDI, Federazione Dentale Internazionale, contro i danni del fumo. Questa giornata è un’occasione per cercare di sottolineare alcuni di questi aspetti legati al tabagismo.

E la sigaretta elettronica?

Credo che i tempi non siano ancora maturi per potersi pronunciare in maniera definitiva su questo, se non per quello che già sappiamo, cioè che la sigaretta elettronica contiene nicotina. Pur essendo uno strumento utile per ridurre il fumo e la dipendenza dal tabacco, rappresenta comunque un pericolo per i giovani che, affascinati dalla gestualità connessa al suo uso, potrebbero per questa ragione e attraverso la sigaretta elettronica avvicinarsi al fumo della sigaretta tradizionale.

Questa però è la mia opinione personale: in generale, il CED è ancora una volta per una restrizione nell’utilizzo delle sigarette elettroniche, anche e soprattutto al livello di locali pubblici e d’istruzione, proprio come è già stato deciso in Italia.

Sono preparati gli odontoiatri ad affrontare questo argomento?

Per quanto riguarda i dentisti, ritengo si debba fare più formazione, così come viene fatta in tanti altri ambiti: dovremmo dedicare del tempo per imparare nuove tecniche di comunicazione utili a convincere i nostri pazienti a ridurre il tabagismo, un’opera di convinzione che ha un interesse diretto anche clinico sulle nostre attività. Sappiamo bene infatti che in altri Paesi, in particolare al di là dell’oceano, il problema della responsabilità professionale ha portato addirittura i nostri colleghi a rifiutarsi di intervenire sui pazienti fumatori.

Cosa dovrebbe fare, dunque, un odontoiatra nell’ambito della prevenzione del tabagismo?

Innanzitutto, credo che la messa in atto del progetto congiunto tra Fondazione ANDI, Fondazione Veronesi e l’Istituto Stomatologico Italiano stia portando ad una maggiore consapevolezza. In ogni caso, l’odontoiatra, a mio avviso, dovrebbe uscire dai canoni di un’odontoiatria vincolata esclusivamente all’estetica che, pur rappresentando sicuramente una leva psicologica importante (i denti dei fumatori ingialliscono e la cosiddetta smoker’s face non è sana né esteticamente piacevole), non è sufficiente a risolvere il problema.

Bisognerebbe invece allargare un po’ gli orizzonti di formazione professionale, approfondire le peculiarità di questo ambito che, proprio come nel caso dell’anziano, ha particolarità specifiche, ed interagire in maniera più profonda con le altre specialità e le altre branche della medicina. Tra gli altri obiettivi futuri dell’attività della “nostra” Fondazione, ci saranno anche strumenti per supportare il dentista nell’attività di “counselling” del paziente.

L’odontoiatria sarà sempre più medicalizzata?

Sì, non per niente il CED già alcuni fa aveva prodotto documenti che andavano proprio in questa direzione nell’ambito della attività di revisione del profilo professionale del dentista per la direttiva 2005/36, quella sul riconoscimento automatico dei titoli.

D’altronde, lo stesso invecchiamento della popolazione costringe l’odontoiatria ad interagire con patologie che fino a ieri erano meno rilevabili all’interno dei nostri studi. In Olanda, ad esempio, il corso di laurea in odontoiatria è stato modificato di recente con l’introduzione di un insegnamento “rafforzato” per la parte medica generale e un più approfondito tirocinio clinico sulle malattie sistemiche rilevabili nel cavo orale.

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