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Mario Iorio

È quella di Mario Iorio, 59 anni, dallo scorso maggio alla guida dell’Associazione fondata nel 1954 da Augusto Biaggi. Fu proprio lui a convincerlo a imboccare la strada dell’odontoiatria: i ricordi di quell’incontro e le sue idee per far crescere quel gruppo di amici che ancora oggi è un punto di riferimento per molti professionisti.

Nato a Pesaro nel 1950, Mario Iorio ha frequentato la facoltà di Medicina e Chirurgia a Pavia, dove s’è laureato nel 1975. Nel corso degli studi, conobbe la sua futura moglie, allora studentessa in Farmacia e originaria di Castelletto Ticino, in provincia di Novara. E’qui che dopo la laurea si sarebbe trasferito a vivere, con l’idea di continuare la strada della chirurgia generale, oggetto della sua tesi di laurea. Il suo futuro suocero, tuttavia, il dottor Montecucco, per molti anni segretario de «Gli Amici di Brugg», cercò di convincerlo a intraprendere la professione odontoiatrica.

Poi, una sera, racconta Iorio, incontrò il dottor Augusto Biaggi. «Mi consigliò di stare una settimana accanto a mio suocero», ricorda, «solo dopo aver visto con i miei occhi cosa fa davvero un dentista, avrei potuto decidere il mio futuro…». Glielo disse in modo piuttosto spiccio, ricorda Iorio, com’era sua abitudine fare, anche se questo lo capì solo più tardi. Ma fu un consiglio decisivo per la sua carriera professionale. Così, dopo avere frequentato a Saluzzo un corso organizzato da Gli Amici di Brugg, dove conobbe Pescarmona, De Chiesa, Vergnano e Garberoglio, altri nomi importanti dell’odontoiatria italiana, finalmente decise di intraprendere la specializzazione in Odontoiatria e Protesi che conseguì a Milano nel 1977 e tre anni più tardi quella in Chirurgia Plastica Ricostruttiva.

È iniziata così per Mario Iorio l’avventura nel mondo dell’odontoiatria. Socio attivo dell’Accademia Italiana di Conservativa, Iorio per sei anni ha fatto parte del Consiglio Direttivo Nazionale di A.N.D.I. in qualità di responsabile nazionale per la Prevenzione Stomatologica. Esercita da sempre la libera professione a Castelletto Ticino, da alcuni anni insieme al figlio Marco. Dallo scorso maggio è il nuovo presidente de «Gli Amici di Brugg», dopo oltre dieci anni di militanza attiva come membro del consiglio direttivo.

Dottor Iorio, come sta vivendo questo incarico?

Ho ricevuto molto da Gli Amici di Brugg. La mia vita professionale è iniziata grazie a questa associazione, ai consigli del suo fondatore, Augusto Biaggi, che, tra l’altro, è stato anche il mio testimone di nozze. È un onore, ma anche un grande onere essere il presidente di questo gruppo: il mio compito non è solo curare la parte culturale degli eventi, ma anche i rapporti interpersonali. Prima di me ci sono stati grandi nomi dell’odontoiatria: Toffenetti e De Chiesa, due dei miei maestri, per non parlare di Castagnola e Biaggi stesso. Chiunque sentirebbe il peso e la responsabilità di questo incarico, anche se non fosse un semplice libero professionista di paese come mi considero io. D’altronde, però, l’85% delle persone che gravitano attorno agli Amici di Brugg è costituita da liberi professionisti e la nostra attenzione è rivolta proprio a loro.

Ma chi sono davvero gli Amici di Brugg?

Gli Amici di Brugg è innanzitutto la più vecchia associazione italiana in ambito odontoiatrico, nata nel 1954. È una realtà un po’ anomala per diversi motivi. In primo luogo, perché muove da un presupposto strettamente legato alla libera professione: la didattica non deve fornire informazioni di tipo nozionistico, ma pratico. È un’idea a cui crediamo molto. Quello che si apprende nel corso di una fine settimana, lo ripetiamo ogni volta, deve poter essere messo in atto subito, il lunedì mattina quando si riapre lo studio.

Ma è una realtà atipica anche per altro. È un’associazione che fa riferimento, proprio nel nome, all’amicizia. È quella che si instaura di fatto tra i partecipanti e i relatori e che contraddistingue i nostri corsi da sempre. Ricordo la mia prima esperienza come corsista: eravamo in 15 e per un’intera settimana condividemmo i problemi della professione, senza rinunciare però ai rapporti informali e all’amicizia che ne derivò.

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