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rialzo di seno mascellare lembi d'accesso Sutura e terzo molare superiore: possibile applicazione del nodo a scorrimento?

Attualmente, il rialzo di seno mascellare, nelle due grandi varianti procedurali, laterale e transalveolare, costituisce un vero e proprio standard clinico nella riabilitazione delle edentulie dei settori lateroposteriori del mascellare superiore, nonché una fra le procedure maggiormente documentate e di successo nell’ambito di tutta l’implantologia.

L’approccio a creste fortemente riassorbite – con uno spessore pari o inferiore a 3 mm – risulta non sempre facile anche a fronte dei più moderni protocolli operativi. A fine 2017, un gruppo di lavoro del Nord Italia (Rizzo e colleghi) ha pubblicato un interessante articolo che descrive, includendo una serie di 4 casi, una tecnica molto peculiare, definita Ebanist Sinus Lift technique (ESL). Il nome fa riferimento alla grande tradizione dell’ebanisteria italiana del XVI secolo.

La metodica si rivolge dichiaratamente proprio a quei casi particolari di grave riassorbimento di cresta (≤ 3 mm) e in cui magari può essere sufficiente ai fini riabilitativi l’inserimento di un singolo impianto.

Di seguito si farà riferimento ad alcuni dei principali punti di interesse: si rimanda comunque alla lettura del lavoro originale nella sua interezza. L’intervento ha inizio normalmente con l’effettuazione di un incisione in cresta e l’allestimento di un lembo a spessore totale.

Caratteristiche della nuova tecnica di rialzo di seno mascellare

Una prima peculiarità della tecnica sta nella scelta dell’innesto osseo, che è omologo: è richiesto infatti un blocco di osso di banca, mineralizzato, spugnoso, non irradiato ma che ha però ricevuto trattamento antigenico, del tipo fresh-frozen (FFB). Qui interviene il secondo elemento caratteristico della metodica, ovvero la fresa tipo Trephine. Una volta carotato un innesto cilindrico, la stessa fresa viene rivolta verso la cresta, di modo da creare una botola in cui inserire l’innesto, che naturalmente combacerà alla perfezione.

L’osso natio viene spostato verso l’alto e contestualmente la membrana dello Schneider viene leggermente scollata nei 5-6 mm intorno alla botola, di modo da creare lo spazio minimo necessario ad alloggiare l’innesto.

Un ultimo aspetto interessante riguarda la possibilità di posizionare l’impianto – con un asse di inserzione che risulta quantomai controllato – direttamente nell’innesto, prima che questo venga fissato.

In conclusione, per quanto i risultati proposti dagli Autori, che comunque riportano un follow-up di almeno 3 anni per ogni caso, siano preliminari e nonostante si attendano ulteriori studi, anche sul tipo di innesto – il recente lavoro di Xavier comunque ha fornito buone indicazioni per quanto riguarda l’uso del FFB nel rialzo di seno – la tecnica fornisce prospettive di sviluppo interessanti in una casistica particolare e complessa nell’ambito delle edentulie del mascellare.

Riferimenti bibliografici

A New Transalveolar Sinus Lift Procedure for Single Implant Placement: The Ebanist Technique. A Technical Description and Case Series Rosario Rizzo, Vittorio Checchi, […], and Luigi Checchi

Maxillary sinus grafting with fresh frozen allograft versus bovine bone mineral: A tomographic and histological study. Xavier SP1, Santos Tde S2, Sehn FP1, Silva ER1, Garcez-Filho Jde A3, Martins-Filho PR4.

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