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DM_il dentista moderno_parodonto_ortodonzia_legamento parodontale

La pianificazione di un trattamento ortodontico è una procedura clinica che, soprattutto nel caso dell’adulto, tende ad assommarsi ad aspetti pertinenti ad altre discipline odontoiatriche. Ad esempio, classicamente, il movimento ortodontico è stato considerato come derivante dalla somma di una forza compressiva, cui corrisponde un riassorbimento osseo, con una forza tensiva, dalla quale deriva neoapposizione di osso. L’effetto netto consiste nel movimento del dente nella direzione determinata dalla forza applicata e all’interno dello spazio ottenuto a causa del riassorbimento.

In tempi più recenti, evidenze sperimentali hanno complicato l’interpretazione del modello di distribuzione delle forze tensive e compressive sul parodonto. Studi sul modello canino, ad esempio, hanno rivelato che il legamento può ugualmente risultare normorganizzato o disorganizzato in corrispondenza del sito sottoposto a compressione. In più, si è notata la presenza di aree di ialinizzazione in superfici non interessate dallo stimolo compressivo.

È stato pertanto evidenziato come sia l’intensità delle forze ortodontiche a determinare il modello dello spostamento, che sembra rifarsi – come minimo – a 2 modelli contrapposti, ovvero ad uno spostamento “attraverso” il tessuto osseo ed uno “insieme” con esso. Il primo si osserva in risposta a forze ortodontiche elevate, senza dimenticare che forze ancora superiori possono determinare necrosi a livello dei piccoli vasi del legamento con formazione di aree di degenerazione ialina. In tali casi lo spostamento risulta paradossalmente ritardato, dato che l’apposizione non è in grado di seguire immediatamente il riassorbimento. In condizioni ideali, invece, il dente si sposta con il proprio complesso alveolare: l’area di compressione e riassorbimento si ritrova in corrispondenza dell’interfaccia fra legamento parodontale e osso alveolare, mentre quella di apposizione – la quale agisce quasi in contemporanea – è presente sulla faccia sottoposta a tensione ed anche sulla superficie esterna del processo alveolare.

Anche in assenza delle sopracitate evidenze, è da tempo che la pratica clinica predilige l’impiego di forze lievi e movimenti controllati. Si evince tuttavia, sempre a partire dagli studi effettuati sui cani, che questo tipo di schema terapeutico non protegge del tutto il parodonto dallo stress – nella fattispecie dalla ialinizzazione – soprattutto nelle fasi iniziali del trattamento.

In conclusione, raccogliendo i fili di quanto esposto in precedenza, si evince come il complesso alveolare risenta secondo schemi diversi ma ripetibili delle forze ortodontiche. Questa prospettiva risulta assai promettente, in particolare nell’ottica del trattamento del soggetto adulto con sostegno parodontale limitato. Un’interessante revisione della letteratura, condotta da Antoun e colleghi e recentemente apparsa su Periodontology 2000 considera gli effetti determinati da alcuni fra i principali movimenti ortodontici.

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