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Mauro Labanca

Corso Magenta è un punto di vista privilegiato sulla città di Milano, a due passi da bellezze architettoniche come il Castello Sforzesco o Santa Maria delle Grazie con il suo Cenacolo Vinciano. Al numero 32 si trova lo studio dove Mauro Labanca avviò, nel 1987, la sua attività chirurgica, in particolare implantologica, e dove ci riceve per raccontarci come è arrivato, dopo la laurea in medicina, a scegliere la chirurgia odontoiatrica come professione d’elezione.

In principio, dottor Labanca, lei prese la laurea in medicina…

Ho fatto medicina perché sentivo il grande desiderio di fare il dottore, più nello specifico volevo fare il cardiochirurgo (avevo letto tutti i libri di Azzolina…); ero molto affascinato in generale dal mistero del corpo umano che ho avuto modo di studiare in maniera concreta frequentando il reparto di Anatomia Patologica dell’ospedale Niguarda, a Milano, e partecipando quindi attivamente alle autopsie. Tra il terzo e il quarto anno di studi entrai al San Paolo, nel reparto di Chirurgia I, il cui primario era il professor Pizzagalli, e scoprii che la chirurgia generale d’urgenza mi piaceva quanto la cardiochirurgia, se non di più. È una condizione in cui è necessario essere sempre molto reattivi poiché spesso ci si trova a dover prendere decisioni di grande responsabilità, passando dalla gioia del successo alla costernazione dell’insuccesso, con un prezzo a volte molto alto da pagare. Il motto che mi accompagnava era “imparerai ad agire quando non avrai tempo per pensare”.

Dopo la laurea in medicina ho preso la specializzazione in Chirurgia dell’apparato digerente e sono entrato come volontario al Policlinico, sempre a Milano, nel reparto di Chirurgia d’Urgenza dove ancora una volta ho avuto il privilegio di operare accanto a chirurghi che hanno scritto la storia di questa disciplina (Staudacher, Pezzuoli, Montorsi).  Ma poiché non ero “figlio d’arte”, e non potevo quindi contare su percorsi agevolati o studi già avviati, dovevo anche provvedere al mio sostentamento cosa che facevo attraverso delle collaborazioni presso uno studio dentistico di un collega (il pomeriggio) e le guardie mediche notturne in Croce Rossa o in Casa di cura. Inoltre, siccome è insito nel mio carattere affrontare ogni situazione nella maniera più rigorosa possibile, conseguii anche la specializzazione in Odontostomatologia a Milano e seguii un master di Implantologia all’università della California a Los Angeles (UCLA) arricchendo così anche in questo ambito il mio percorso curriculare.

Sostenni questo impegno full time su diversi fronti per alcuni anni, fino a quando una sera, durante una chiacchierata, il mio compianto amico Armando Beltrame – ex primario di chirurgia generale al Policlinico e cardiochirurgo infantile di grande fama – mi aiutò a capire che probabilmente l’ambito dentistico mi avrebbe offerto maggiori opportunità di crescita libero-professionale rispetto a quanto potevo aspettarmi da un ambiente clinico-ospedaliero caratterizzato da dinamiche e logiche più statiche. Quindi, quella sera decisi di abbandonare i miei impegni in campo medico e di dedicarmi alla professione di dentista in modo completo ed esclusivo. Colsi al volo l’opportunità casualmente offertami di acquistare questo studio (con due soci, di cui rilevai le quote nel giro di pochi anni) dove inizia a fare il “general practitioner” ma con alle spalle tutta l’esperienza maturata in chirurgia che, ovviamente, ho messo in campo; attualmente, il mio impegno è principalmente dedicato alla chirurgica ambulatoriale e sono supportato da vari collaboratori specializzati oltre che da due igienisti, due assistenti e una segretaria.

All’impegno in studio affianca anche un’intensa attività formativa e associazionistica.

Mi piace comunicare, insegnare e condividere e cerco di farlo con assoluta generosità, senza nessun nascondimento e timore della competizione. La prima esperienza di insegnamento la feci non ancora laureato al corso per lettighieri dell’Associazione Italiana Soccorritori. Iniziai invece a girare l’Italia nel 1993 tenendo corsi di taglio aziendale; poi il discorso si è via via ampliato e sono passato da un campo prettamente commerciale a un ambito più scientifico e accademico. Dal 1995 tengo periodicamente corsi pratici di chirurgia impiantare e per la rigenerazione tissutale guidata in Italia e all’estero, ho organizzato e diretto nel 2006 il I Master in comunicazione e marketing nella medicina e nell’odontoiatria presso la IULM di Milano in partnership con l’università di Brescia dove dal 2008 insegno Anatomia al corso di laurea in Medicina. Sempre dal 2008 sono titolare dell’insegnamento di Patologia Speciale Chirurgica nel dipartimento di Odontoiatria dell’università Vita-Salute del San Raffaele, diretto dal professor Enrico Gherlone. Sono socio di numerose accademie internazionali, ma soprattutto sono orgogliosamente Deputy Regent per l’Italia dell’International College of Dentists, società molto antica e prestigiosa di rilevanza mondiale. Sono anche iscritto all’Ordine dei medici della Gran Bretagna, poiché per circa cinque anni ho fatto il consulente chirurgico implantologico in uno studio di Londra dove ero presente un paio di volte al mese. Parallelamente al discorso dell’insegnamento c’è quello dell’apprendimento, poiché continuo a partecipare a mia volta agli eventi chirurgici più autorevoli per seguire le novità sia scientifiche che merceologiche e per potermi confrontare con gli altri relatori e colleghi.

Lei è anche fautore di alcune importanti iniziative…

Nel 2001 ho attivato presso l’università di Brescia il primo corso in Italia – e sottolineo davvero il primo – della durata di una settimana di Anatomia chirurgica su cadavere sostenuto fortemente in quest’iniziativa dal professor Pierluigi Sapelli, persona illuminata e di grande preparazione e intelligenza, oltre che un amico; dal 2006 tengo il medesimo corso presso l’Istituto di Anatomia dell’Università di Vienna dove quest’anno a maggio si è tenuta la XIII edizione.
A differenza di quanto avviene in tantissimi altri corsi simili fioriti negli ultimi anni, che si occupano però prevalentemente di dissezione, il nostro è un percorso per apprendere e affinare le tecniche chirurgiche in maniera anatomicamente ragionata: in altre parole, l’anatomia è messa al servizio della chirurgia. I discenti hanno la possibilità di operare per tre giorni all’interno della sala anatomica durante i quali eseguono praticamente tutte le tecniche descritte, senza condizionamenti commerciali e con un’enorme quantità di materiali operativi messi a loro disposizione gratuitamente.

La seconda iniziativa in cui sono attivamente impegnato dal 2009 è la SISDO, Società Italiana Studio Dolore Orofacciale, lodevole e lungimirante iniziativa voluta e realizzata dal professor Luigi Rodella, associato di Anatomia, a cui sono legato da una fraterna e sincera amicizia. È un progetto che nasce dalla consapevolezza che il dolore orofacciale rappresenta una problematica di non facile gestione, non adeguatamente affrontata dalla classe odontoiatrica che svolge, invece, un ruolo importantissimo perché non dimentichiamo che il dentista è il “primo filtro”, cioè il primo specialista a cui la persona si rivolge quando ha questo tipo di dolore. È importante quindi che il professionista abbia le competenze per fare diagnosi differenziale, rinviando quando necessario il paziente agli specialisti di competenza. SISDO vuole promuovere un confronto e uno scambio di conoscenze tra le diverse professionalità che ogni giorno devono affrontare questa problematica. Da questi stessi presupposti prende spunto l’ideazione e la nascita della LOA-Labanca Open Academy che vuole rispondere all’esigenza percepita tra diversi colleghi di avere un luogo dove incontrarsi e dove poter discutere liberamente non tanto della super rigenerazione avanzata, come accade sempre più spesso durante i vari congressi, ma dei problemi legati al quotidiano: come si annodano i fili, come cementare bene un provvisorio… un luogo culturale aperto a tutti i miei ex corsisti, e a professionisti da essi presentati, in cui ognuno riversa e condivide il proprio sapere. Non una società scientifica quindi, ma qualcosa più vicino a un circolo culturale o a un club nell’accezione anglosassone del termine, senza gerarchie, con solo tanta voglia di condividere amicizia e reciproche esperienze, oltre ai propri errori.

Quali sono a suo avviso i presupposti per sostenere oggi la libera professione?

Il mio paziente, che suona alla mia porta e si rivolge a me perché ha fiducia in me, deve trovare – oltre alle attrezzature tecnologicamente più avanzate come è doveroso in una moderna odontoiatria non fatta più solo di competenza personale ma anche di tecnologia avanzata – un costante riferimento durante tutto il suo percorso terapeutico nella mia persona. Etica morale e onestà intellettuale sono condicio sine qua non nel mio modo di vivere la professione. Il mio obiettivo è sempre non solo il problema e le sue possibili soluzioni, ma il modo per raggiungere il reale beneficio del paziente ascoltando con la dovuta attenzione le sue richieste e le sue esigenze. Una delle cose che suggerisco spesso ai miei giovani colleghi è di usare pure gli ingrandimenti, lo faccio anch’io, ma ogni tanto di alzare il caschetto e guardare che cosa c’è attorno al dente e cercare di capire se quello che stiamo facendo e proponendo è realmente utile per la persona.

Mi amareggia, inoltre, vedere diversi giovani colleghi poco entusiasti e curiosi, che non hanno voglia di investire su loro stessi aggiornandosi, migliorando il loro inglese, partecipando alla vita congressuale, confrontandosi con altri con senso di umiltà, ma affrontano la professione con un taglio più da businessman che da medico, un comportamento che svilisce, a parer mio, il fascino di questo nostro antico mestiere e che rischia di privarli, nel tempo, della giusta soddisfazione e del meritato appagamento professionale.

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