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Daniele Beretta

Basta scambiare qualche parola con Daniele Beretta per accorgersi che l’ergonomia non è solo un concetto. È uno stile di vita, un modo nuovo, anzi antico, di concepire il lavoro. Non come un’attività alienante, estranea ai bisogni fisici, psichici e mentali dell’uomo, ma come ricerca continua di un equilibrio interiore i cui benefici si manifestano poi nell’essere umano e nell’ambiente circostante.

Il 30 e il 31 maggio 2008 a Rivoltella del Garda, in provincia di Brescia, si terrà il XXI Congresso Europeo di Ergonomia Dentale, organizzato da Daniele Beretta, 48 anni, medico chirurgo, odontoiatra e specialista in medicina dello sport, dal 2003 consigliere della Società Europea di Ergonomia Dentale. Sarà un’occasione per tracciare lo stato dell’arte di una disciplina che in Italia, purtroppo, soprattutto in ambito istituzionale, stenta a decollare, nonostante gli indubbi benefici che infonde a chi la conosce e la applica correttamente nel proprio ambiente di lavoro. Dopo oltre vent’anni di attività trascorsi nel suo piccolo studio di Torreglia, alle falde dei Colli Euganei, in un momento storico incerto anche per l’odontoiatria, Daniele Beretta gioca la carta del rinnovamento. Tra breve si trasferirà in uno studio più grande, con 8 sale operatorie nelle quali opereranno circa 12 colleghi specialisti. Sarà come ricominciare daccapo, ma questo non lo spaventa, anzi, lo entusiasma. «Mi piace sentirmi libero» afferma «e amo le sfide: fanno parte del mio modo di vivere la vita».  Questo è il suo carattere, senza dubbio, coltivato anche grazie all’atletica leggera, che Daniele Beretta ha praticato per molti anni divenendo poi specialista in Medicina dello Sport, e all’ergonomia, la sua filosofia di vita.

Dottor Beretta, coordinare 

12 professionisti non sarà una cosa semplice…

Sì, ma non mi spaventa: mi sono sempre occupato dell’organizzazione e della gestione delle risorse nel mio studio che, seppur di piccole dimensioni, ha sempre garantito una significativa redditività. La complessità di una struttura, d’altronde, non riguarda il lavoro alla poltrona che di per sé è quasi banale, se si considera che ciascun professionista sa bene cosa fare dal punto di vista clinico. Addestrare adeguatamente un’equipe di assistenti, al fine di realizzare le cure secondo necessità, non è un’impresa particolarmente impegnativa. I problemi riguardano invece il coordinamento delle risorse e la qualità del servizio che si intende erogare al paziente: un cliente oggi molto più maturo di un tempo.

Il professionista di oggi dunque, deve svolgere più compiti insieme. Oltre a essere un bravo clinico, deve saper comunicare, organizzare il lavoro e soddisfare a pieno le aspettative dei propri pazienti…

Cercando, prima di ogni altra cosa, di prevenire i danni derivanti dal proprio lavoro. Non solo nei confronti dei pazienti, naturalmente, ma prima ancora salvaguardando la propria salute e quella dei suoi collaboratori. Di ciò si occupa l’ergonomia: la scienza che studia il lavoro dell’uomo.

Qual è il concetto centrale dell’ergonomia?

Normalmente è l’uomo ad adattarsi al lavoro. L’ergonomia spiega come adattare il lavoro all’uomo. E lo fa concentrandosi sui tre aspetti fondamentali della persona: l’elemento fisico, quello mentale e quello psicologico. Per fisico si intende il corpo. Oltre il 90% dei dentisti, a cinque anni dall’inizio dell’attività, soffre già di occasionali mal di schiena dovuti a posture scorrette. Il secondo aspetto riguarda la mente, la capacità di concentrarsi sui compiti e l’elasticità e la flessibilità necessarie a fare le scelte migliori. Gestire correttamente il lavoro, in modo ordinato, sequenziale, logico, dove tutto è calcolato e standardizzato secondo procedure, permette di avere la mente libera, sgombra da pensieri che opprimono e distolgono dall’attenzione. L’ergonomia si preoccupa anche della salute psicologica nell’ambiente di lavoro. È importante curare i rapporti umani con i colleghi, con i collaboratori, con i dipendenti e con i pazienti. Creare una buona atmosfera in uno studio è compito dell’ergonomia. Un buon clima determina una propensione psicologica all’ottimismo che permette di affrontare con fiducia le difficoltà e gli ostacoli che si incontrano nel nostro lavoro.

Quanto di tutto ciò si può apprendere e quanto, invece, è una dote innata?

In effetti, c’è chi possiede per natura una certa sensibilità nei confronti del proprio corpo. Alcuni hanno una grande facilità a organizzare il lavoro, altri a comunicare e creare un ambiente sereno intorno a sé. È difficile, però, che una persona possegga insieme tutti e tre gli aspetti enunciati. Ma l’ergonomia la si può imparare attraverso una formazione adeguata. Chi sottovaluta i rischi legati al lavoro, alle malattie professionali o ai disagi mentali e psicologici che ne possono derivare, può subire danni molto gravi che si ripercuotono sulla vita professionale e su quella privata.

Quando è nata la sua passione per l’ergonomia?

Si è sviluppata insieme alla passione per lo sport che ho sempre praticato sin da ragazzo. Anche nello sport, come nell’ergonomia, è importante curare il fisico, la mente e la psiche. L’atletica leggera, il salto in lungo e altre discipline come il decathlon mi hanno introdotto nel mondo della biomeccanica, una scienza molto vicina all’ergonomia. Ho studiato i testi più importanti dei maggiori esponenti dell’ergonomia straniera e italiana tra cui Carlo Guastamacchia e Riccardo Rasia dal Polo. Poi, un po’ alla volta, ho incominciato a mettere in pratica i concetti appresi e il mio studio si è trasformato in un piccolo laboratorio. Ho raccolto una grande documentazione che ho intenzione di trasformare in articoli divulgativi e in una manualistica.

Quali saranno i temi del prossimo convegno europeo di ergonomia dentale?

Si cercherà di tracciarne lo stato dell’arte in Europa oggi. «Perché l’odontoiatra accetta i rischi e i dolori? È possibile la prevenzione?», è questo il titolo delle due giornate di studio. Il nostro presidente, Jerome Rotgans, parlerà dello sviluppo e della mission dell’ergonomia in Europa, poi affronteremo il tema del dolore fisico e di come prevenirlo. Una collega svedese spiegherà le problematiche ergonomiche riferite esclusivamente all’operatore donna: un tema davvero inedito. Successivamente si parlerà del carico fisico in relazione alla tipologia dell’equipaggiamento strumentale impiegato, della fatica mentale nel lavoro e di come prevenirla. Un altro argomento interessante sarà come misurare il sovraccarico nel lavoro odontoiatrico. Ci sarà una relazione sul management dello studio. Lorenzo Balsano e io parleremo insieme della prevenzione delle infezioni. Castellini affronterà il tema della qualità dell’acqua nei riuniti e Carlo Guastamacchia quello della comunicazione digitale nel rapporto con il paziente. Nella parte pratica, ci occuperemo degli ultimi sviluppi nel lavoro a quattro mani medico-assistente e infine dei meccanismi per ridurre ai minimi termini i fattori di rischio nei movimenti alla poltrona.

In Italia, l’ergonomia che ruolo occupa nella formazione di un odontoiatra?

Purtroppo nelle nostre università non si studia affatto. La formazione clinica considera raramente gli aspetti legati all’operatore. L’ergonomia è, dunque, una disciplina poco praticata dagli odontoiatri italiani. In alcuni Paesi europei, come l’Olanda, invece, gli studenti nel corso di studi hanno un tutor ergonomico che controlla la loro postura, insegna loro come posizionare il paziente per avere un campo operatorio corretto, quali movimenti compiere, dove e come disporre gli strumenti, i materiali e come coordinarsi con l’assistente.

Quali sono i suoi consigli per prevenire i danni derivanti da un lavoro non ergonomico?

Ai colleghi che seguono i miei corsi chiedo: «Lo scorso anno quante risorse avete investito per la formazione professionale e quante per il vostro corpo, per la vostra mente e la vostra psiche? Viene prima il vostro benessere o la pratica clinica?». Non si può essere bravi professionisti se non si è capaci di prendersi cura di sé. Non si può curare gli altri senza prima curare se stessi.

I vantaggi dell’ergonomia sono dunque molteplici e non riguardano solo l’odontoiatra…

Il primo a giovarsi di un lavoro organizzato in senso ergonomico è indubbiamente l’operatore: sta meglio fisicamente, è sempre molto concentrato e con un tono psicologico molto buono, propenso a risolvere i problemi delle persone. Anche l’equipe vive un lavoro fluido, rilassato, molto efficiente e gratificante. Infine, anche il paziente è irradiato da questo benessere. Forse non sa dare un nome a ciò che sperimenta, ma respira un’aria buona, un clima sereno e costruttivo: ha la sensazione di essere al centro dell’attenzione e che tutti siano lì, pronti a risolvere i suoi problemi.

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