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La recente revisione delle “Linee Guida Nazionali per la prevenzione e la gestione clinica dei traumi dentali negli individui in età evolutiva”, disponibile sul sito del Ministero della Salute, è stata condotta da un gruppo di lavoro coordinato da Maria Grazia Cagetti dell’Università degli Studi di Milano e Piero Alessandro Marcoli della Società italiana di traumatologia dentale (Sitd).

È un lavoro molto prezioso“, dice Dino Re presidente della Società italiana di traumatologia dentale, “non solo perché l’aggiornamento delle linee guida, realizzate nel 2012, va nella direzione di quanto stabilito dalle linee guida internazionali, ma anche perché questa è una materia sulla quale non deve mai cadere l’attenzione”.

Una materia spesso trascurata

Sui traumi dentari non esiste un insegnamento unico, perché la materia è per così dire trasversale a molte discipline odontoiatriche: a volte, infatti, la traumatologia è insegnata nell’ambito dell’odontoiatria infantile, altre volte in quello dell’endodonzia, ma sovente non viene neppure trattata compiutamente e questo può determinare un certo grado di incertezza in questa disciplina.

Lo riconoscono gli odontoiatri stessi”, dice Re, “che spesso non sanno come trattare il trauma: di qui la necessità di poter contare su linee guida aggiornate che rappresentano un punto di riferimento per gli odontoiatri, ma non solo”. Secondo Re, infatti, sono anche altri i soggetti che andrebbero coinvolti nella divulgazione

Le linee guida, utili anche agli educatori

Dino Re, presidente della Società italiana di traumatologia dentale

Le linee guida sui traumi dentari sono preziose per gli odontoiatri, ma forse ancor di più per i medici di base e i pediatri, nonché per gli insegnanti e gli educatori che spesso sono le persone che assistono per primi i ragazzini dopo un trauma. “Dovremmo impegnarci tutti affinché vengano diffuse in tutti gli ambiti dove vivono i giovani, le persone più esposte ai traumi dentali”, dice il presidente della Società italiana di traumatologia dentale, “solo così potremo assicurare maggiori garanzie ai nostri pazienti, perché le prime azioni sono quelle che contano e che possono decretare il successo o il fallimento del trattamento post-traumatico”.

L’errore che si faceva un tempo

Una volta, di fronte a un trauma che interessa soltanto smalto e dentina, qualche odontoiatra arrivava persino a togliere il dente. “Credo che questo oggi non accada più”, dice Re, “tuttavia molti dubbi persistono sulla frattura radicolare, per esempio: anche in questo caso c’è chi ancora oggi sarebbe spinto a estrarre il dente, sbagliando, però, perché se si interviene tempestivamente è possibile salvare l’elemento, riposizionando il frammento ed eseguendo uno splittaggio”.

L’importanza della check list

Nell’appendice del documento contenente l’aggiornamento delle “Linee Guida Nazionali per la prevenzione e la gestione clinica dei traumi dentali negli individui in età evolutiva”, compare il facsimile del Modello di certificazione clinica che l’odontoiatra dovrebbe compilare. “È un altro elemento importante”, dice Re, “insieme alla check-list che ciascun odontoiatra dovrebbe sempre seguire. Non capita sovente a un odontoiatra di lavorare in uno stato di emergenza, pertanto poter contare su punti fermi, sulle domande corrette da compiere al bambino e a chi lo ha soccorso, può essere di grande aiuto nell’affrontare l’emergenza, perché il tempo in questa circostanza è fondamentale. L’odontoiatra neppure in questa situazione deve farsi prendere dal panico, deve invece riuscire a gestire l’ansia, e questi semplici strumenti, insieme alle linee guida, rappresentano la bussola per orientarsi e avere pieno controllo nel mondo della traumatologia dentale”.

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