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Tecniche di adesione chimica e di condizionamento della superficie nelle ceramiche di nuova generazione

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Negli ultimi anni si è assistito a un notevole sviluppo dei materiali impiegati in protesi fissa. A fianco delle tradizionali ceramiche si sono affermati ceramiche di nuova generazione, dotate di elevata resistenza alla flessione. Tra queste, allumina e zirconia a matrice vetrosa, allumina densamente sinterizzata e zirconia stabilizzata all’ittrio (Y-TZP).

Oltre alle notevoli caratteristiche meccaniche, questi materiali denotano una buona versatilità riguardante i protocolli di cementazione. A fianco dei cementi protesici di uso comune – a base vetroionomerica o al fosfato di zinco – permettono infatti l’uso di cementi a base resinosa. Questi prodotti offrono a loro volta vantaggi per quanto riguarda la resa cromatica, l’adattamento marginale e anche caratteristiche superiori in termini di resistenza, in particolare nel caso di corone corte sottoposte a forze occlusali elevate. Nel caso di restauri prodotti secondo metodica CAD/CAM, l’uso di cementi resinosi favorisce la ritenzione in quanto minimizza i difetti determinati da mordenzatura o micro-aero-abrasione.

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Il contatto resina-ceramica sul substrato dentale si basa sulla combinazione fra ritenzione micromeccanica (determinata dal trattamento della superficie) e adesione chimica. L’efficacia delle tecniche adesive convenzionali, come mordenzatura e silanizzazione dipende dalle caratteristiche del materiale. Queste sono, ad esempio, molto efficaci su disilicati e ceramiche feldspatiche, il cui contenuto in silice è del 50-60%, molto meno su zirconia e allumina (1 e 5% circa rispettivamente).

Partendo da premesse analoghe, un interessante lavoro australiano si è interrogato su quali altre metodiche di condizionamento della superficie fossero disponibili e ne ha sondato la letteratura a riguardo. Tali risultati verranno pertanto considerati nel resto del presente articolo.

Per prima viene ripresa proprio la metodica di sabbiatura micro-aero-abrasiva: questa consiste nell’esposizione della superficie a particelle di triossido di alluminio della dimensione di 50-110 μm, che vengono sparate a una pressione di 0.2 MPa da una distanza di 10-25 mm per un periodo di 13-20 secondi. Il trattamento favorisce il legame chimico a discapito di quello con i potenziali contaminanti, in primis la saliva. Anche in questo caso, tuttavia, la metodica si presta ai materiali contenenti silice e, al contrario, quelli silica-free vengono trattati in altra maniera. Per quanto riguarda i prodotti a basso contenuto di silice – zirconia in particolare – sono contrastanti i dati riguardanti il mantenimento delle caratteristiche di resistenza meccanica. Riprendendo le specifiche tecniche citate in precedenza, su questi substrati, è da preferire una sabbiatura di grado moderato (appunto particelle di 110 μm a 0.2 Mpa) ad una più aggressiva (250 μm a 0.4 Mpa), che in altri casi viene impiegata.

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