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Sutura e terzo molare superiore: possibile applicazione del nodo a scorrimento?

Una cresta alveolare edentula carente in termini di spessore rappresenta un quadro clinico complesso nell’ottica di una riabilitazione implanto-protesica. In molti di questi casi è oggi possibile programmare degli interventi di bone augmentation al fine di riprodurre una volumetria tissutale idonea al posizionamento di impianti osteointegrati. La maggior parte delle tecniche attualmente disponibili prevede l’utilizzo di materiale da innesto, il quale può avere origini differenti. Una delle opzioni, in questo senso, consiste nel prelievo di blocchi di osso autologo, solitamente da sedi intraorali (corpo o ramo mandibolare o sinfisi mentoniera) o, nei casi in cui siano richieste quantità maggiori di osso, extraorali (principalmente calvaria o cresta iliaca). Una volta prelevato, il tessuto può essere fissato direttamente come innesto onlay. Esistono tuttavia tecniche che ne prevedono l’utilizzo in maniera differente. Una di queste metodiche è legata al nome di Fouad Khoury, il quale la definisce “split bone block (SBB) technique”. Il Dentista Moderno, in quanto media partner del 1° congresso internazionale dell’Italian Academy of Osseointegration (IAO), ha avuto l’opportunità di ascoltare la descrizione di tale tecnica direttamente dal suo ideatore nel corso dei lavori congressuali svoltisi a Milano tra il 19 e il 21 ottobre 2017.

Alcuni Autori fanno riferimento a procedure analoghe con il nome di “tunnel (bone graft) technique” o anche “sandwich technique”, immagine questa che rende l’idea del razionale biologico e operativo di base. Il chirurgo interviene sul blocco osseo con un disco, al fine di ottenere una sottile sezione longitudinale di osso corticale. Questa viene fissata al margine del difetto – precedentemente esposto tramite l’elevazione di un lembo mucoperiosteo – tramite viti da osteosintesi, come se fosse una membrana rigida. La sezione può essere posizionata in maniera versatile a seconda della forma del minus osseo.

La rimanente parte d’innesto viene ridotta a particolato osseo da zeppare all’interno del difetto. Per stabilizzare ulteriormente la zona può essere impiegata una vite tenda, sempre in maniera analoga ad altre procedure di GBR. I tessuti molli, adeguatamente passivati, vengono riaffrontati e suturati di modo che possano guarire per prima intenzione. Una volta ottenuta una valida integrazione e maturazione dell’innesto, si può procedere al posizionamento degli impianti.

Gli Autori riferiscono diversi vantaggi legati alla tecnica, sia nella sede donatrice che in quella ricevente. Per quanto concerne la seconda viene assicurato un miglior adattamento dell’innesto. Anche i tessuti molli possono giovarne, sia dal punto di vista biomeccanico che circolatorio. Il rischio di necrosi a carico dei tessuti molli è ridotto e anche le eventuali condizioni di deiscenza, dunque di esposizione dell’innesto, sono maggiormente gestibili.

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