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Tecnica bulk-fill semplificata nei settori posteriori

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Queste pagine hanno seguito con interesse l’introduzione e la diffusione sul mercato dei compositi bulk-fill, resine a ridotto tasso di contrazione pensate espressamente per i restauri cavitari nei settori posteriori, soprattutto nei casi di infiltrazione di otturazioni precedenti – le cosiddette “second caries” – in amalgama o composito, che costringono sistematicamente ad asportare grosse quantità di tessuto dentario. L’impiego di tali prodotti permette di effettuare passaggi incrementali singoli per 4 mm di spessore, riducendo di molto i tempi operativi che sarebbero richiesti per una procedura convenzionale. Impiegando normali compositi, infatti, è necessario impiegare una tecnica di modellazione incrementale, che idealmente dovrebbe prevedere una base di dentina che lasci in superficie uno spazio di circa 2.5 mm per apporre smalto cromatico e acromatico, di modo da assicurare anche le proprietà di traslucenza dei tessuti.

Letteratura e ricostruzione con tecnica bulk-fill

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Nel suo studio del 2015, Hirata individua 2 diverse tecniche per utilizzare il prodotto bulk-fill ottimizzando allo stesso modo la distribuzione dello stress da contrazione e mantenendo i risultati in termini di estetica.

La prima sarebbe una tecnica bulk-fill propriamente detta: impiegando un composito in pasta di questa categoria, si effettua un singolo passaggio, ovvero si coprirebbe l’intero spessore della cavità, modellando poi la superficie occlusale. La procedura viene paragonata all’esecuzione di un’otturazione in amalgama. Durante la fase di finitura, possono essere eseguite le caratterizzazioni cromatiche a livello dei solchi. Gli studi preliminari su questa metodica forniscono dati comparabili con la metodica tradizionale, Anche se lo stesso Autore attende maggiori indicazioni sul lungo termine.

La seconda tecnica si riferisce all’uso dei bulk-fill più conosciuti, quelli del tipo flowable. Si tratta di una procedura two-step, che prevede il posizionamento del bulk-fill in singolo passaggio in sostituzione della sola dentina. In superficie, è sufficiente lasciare uno strato di 1.3 mm per l’utilizzo di un normale composito in pasta, per replicare lo strato dello smalto e le caratterizzazioni della superficie occlusale. Durán Ojeda, nel suo lavoro del 2017, sostiene che la seconda tecnica, a confronto con la prima, risulterebbe più semplice per l’operatore meno esperto e porterebbe benefici anche in termini di mimesi ed estetica, dato che l’impiego di uno strato di smalto risulterebbe più congruo in termini di valore (una delle componenti del colore del dente) e di indice di rifrazione (quindi di traslucenza, come detto).

Un dubbio potrebbe invece riguardare le performance in termini meccanici. L’Autore fa riferimento a questo proposito ai lavori di Ilie (2013) e Assis (2016). Il primo di questi due studi raccomanda espressamente di rifinire l’otturazione con bulk-fill a bassa viscosità con un composito regolare. Il secondo stabilisce come questa metodica non comprometta né la forza dell’adesione, né la resistenza alla frattura, né l’integrità dei margini.

Riferimenti bibliografici

Hirata R., Kabbach W., de Andrade O., Bonfante E., Giannini M., Coelho P. Bulk fill composites: an anatomic sculpting technique. Journal of Esthetic and Restorative Dentistry. 2015;27(6):335–343. doi: 10.1111/jerd.12159.

A Novel Technique for Bulk-Fill Resin-Based Restorations: Achieving Function and Esthetics in Posterior Teeth Gerardo Durán Ojeda, Ismael Henríquez Gutiérrez, […], and Abelardo Báez Rosales

Ilie N., Bucuta S., Draenert M. Bulk-fill resin-based composites: an in vitro assessment of their mechanical performance. Operative Dentistry. 2013;38(6):618–625. doi: 10.2341/12-395-l.

Assis F. S., Lima S. N., Tonetto M. R., et al. Evaluation of bond strength, marginal integrity, and fracture strength of bulk- versus incrementally-filled restorations. Journal of Adhesive Dentistry. 2016;28(4):317–323. doi: 10.3290/j.jad.a36516.

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