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Nell’ambito della restaurativa post-endodontica, negli ultimi anni, l’uso dei perni in fibra cementati con tecnica adesiva si è affermato fino a diventare un vero e proprio standard operativo, determinando anche la sostanziale scomparsa dei perni metallici. Un aspetto chiave, in questo senso, dipende dalla modalità di fallimento dei primi, che consiste tendenzialmente nel debonding, rispetto a quella dei secondi, che porta più facilmente a frattura radicolare per effetto cuneo.
Tuttavia, la perdita di adesione rappresenta comunque una condizione degna di nota, dato che vi sono indicazioni per cui copra fino al 37% dei casi di fallimento.

Posizionamento del perno in fibra: variabili da considerare

In primo luogo, il materiale: le indicazioni a cui si è fatto riferimento in precedenza riportano un tasso più elevato per quanto riguardo i perni in fibra di vetro (49%), rispetto a quelli comunque non indifferenti della fibra di carbonio (29%) e di quarzo (26%).
Dal punto di vista pratico, la preparazione del post space influenza necessariamente lo spessore del cemento intorno al perno in fibra. Uno spessore eccessivo può sfavorire l’adesione. Al fine di ovviare a tale problematica, ottimizzando l’interazione chimica e micromeccanica, sono stati proposte diverse tipologie di pretrattamento superficiale del perno.
A questo punto è bene ricordare che il posizionamento di un perno in fibra prevede l’adesione da parte del cemento a due differenti substrati: la superficie del perno e la dentina canalare.
Un interessante lavoro, pubblicato da Mori Ubaldini sul numero di luglio 2018 di Dental Materials ha appunto messo in relazione l’interazione fra cementi a base resinosa e dentina con la ritenzione dei perni in fibra a livello radicolare.
Nella fattispecie, sono stati esaminati 5 diversi cementi compositi, impiegati in combinazione con adesivi etch-and-rinse o self-etch o in assenza di adesivo (cementi self-adhesive). Per limitare l’impatto del comportamento meccanico, sono stati scelti prodotti simili per resistenza alla flessione e modulo di elasticità.
È stato quindi valutato lo spessore del film di cemento attraverso una precisa procedura (cfr. ISO 4049) che prevede il posizionamento di una precisa quantità di materiale (0.05 mL) fra due lastre di poliestere.
Sono stati utilizzati complessivamente 150 perni in fibra di vetro, suddivisi in due gruppi per altrettanti trattamenti di superficie: posizionamento diretto dell’adesivo o sabbiatura preventiva.
Le diverse combinazioni sono state quindi sperimentate su 150 incisivi umani estratti, preparati endodonticamente secondo una stessa tecnica. La ritenzione è stata esaminata attraverso metodo pull-out.
La zona di diffusione del cemento e l’interazione chimica con la dentina canalare è stata invece valutata con la tecnica della spettroscopia micro-Raman (MRS).
I risultati sono stati quindi incrociati e rielaborati dal punto di vista statistico (analisi di varianza e test Tukey HSD).
I dati attestano come, in realtà, né la diffusione né la modalità di interazione con la dentina da parte del cemento influenzino in maniera significativa la ritenzione del perno. Viene pertanto sostanzialmente confermata la supremazia del legame chimico cemento-perno, previa adeguato trattamento di superficie. Da questo punto di vista, sabbiatura e silanizzazione parrebbero preferibili all’applicazione di adesivo universale.
Riferimenti bibliografici

Challenges in luting fibre posts: Adhesion to the post and to the dentine

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