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Sutura e terzo molare superiore: possibile applicazione del nodo a scorrimento?

La sutura rappresenta la fase conclusiva della gran parte delle procedure chirurgiche di pertinenza odontoiatrica. Una sutura efficace favorisce l’emostasi ed evita l’accumulo di residui alimentari. La procedura ha probabilmente acquisito un ruolo di ulteriore “responsabilità” negli ultimi anni, passando da sostegno a vera e propria guida della guarigione dei tessuti molli. Basti pensare al livello di precisione che oggi esigono gli interventi di chirurgia mucogengivale.

Si distinguono due grosse famiglie di nodi, quelli piatti e quelli scorrevoli. In chirurgia orale sono i primi a essere impiegati in maniera quasi totale. Le diverse tecniche operative si avvalgono dell’impiego di porta aghi di varia tipologia: la maggior parte degli operatori predilige modelli quali ad esempio Mayo-Hegar, Crile Wood, Castroviejo, maneggevoli e che coniugano buona presa sull’ago con un design affusolato adatto agli spazi ristretti offerti dal cavo orale. La sutura viene poi completata con l’aiuto delle dita, che si troveranno dunque inserite all’interno della bocca.

Dall’altra parte, la Letteratura scientifica fornisce giudizi anche molto netti di opposizione ai nodi scorrevoli, il cui uso in chirurgia orale viene definito addirittura come pericoloso e non predicibile.

Alcuni Autori, recentemente, hanno tuttavia riproposto queste metodiche in alcuni casi selezionati, in primis nei casi di avulsione di terzi molari superiori malposizionati. In tali casi può risultare particolarmente indaginoso l’inserimento delle dita in uno spazio ridotto e correlato con il riflesso del vomito. Da qui è stato proposto l’utilizzo di queste tecniche in tutti quei casi in cui sia sconsigliabile inserire le dita all’interno del cavo orale, come è appunto quello di pazienti con spiccato riflesso faringeo.

La prima tecnica considerata si ritrova proposta da un’équipe italiana (Arcuri e colleghi): viene qui descritta la procedura per operatori destrimani.

1) la mano sinistra tiene l’ago a debita distanza, trattenendo anche il filo tra palmo e anulare-mignolo; le altre dita restano a disposizione. La mano destra passerà il filo attorno a queste tre dita

2) vengono completati 3 loop dal basso verso l’alto

3) il filo viene fatto passare attraverso il cappio. Il nodo potrà ora essere stretto

4) la sutura risulterà ora passiva; verrà fatta scorrere tirando l’altro capo.
Nel 2014, il gruppo di Kumaresan ha proposto una tecnica modificata, sempre indicata per le regioni intraorali poco accessibili. La metodica, per stessa ammissione degli Autori, risulta simile a quella precedentemente descritta fino al primo nodo. Rispetto ad essa, tuttavia, è prevista l’aggiunta di un secondo mezzo nodo, che serve a facilitare lo scorrimento del primo, che risulta inoltre protetto da rottura.

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