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Studio odontoiatrico: gli errori della progettazione

Nel corso della vita professionale ci si può trovare ad affrontare la realizzazione o la ristrutturazione del proprio ambiente di lavoro, e inevitabilmente ci si vedrà costretti a sostenere delle scelte.  Le decisioni sovente vengono prese di impulso, non sono sufficientemente valutate e vengono frettolosamente validate senza valutare la loro implicazione nel complesso della vita dello studio.

Ogni soluzione progettuale presenta vantaggi e svantaggi che vanno assolutamente ponderati, per poter scegliere il miglior compromesso che possa soddisfare le nostre esigenze. Per fare questo dobbiamo avere le idee molto chiare su quello di cui abbiamo realmente bisogno trasmettendo all’architetto incaricato di redigere il progetto dello studio tutte le informazioni necessarie unitamente a una serie di input di carattere estetico e psicologico.

Il miglior sistema per attuare questa analisi è sicuramente quello di redigere un elenco di tutte le funzioni e di tutti i servizi che lo studio dovrà offrire. Tale lista potrà essere sottoposta anche al vaglio dei collaboratori per poter essere integrata da aggiunte ed eventuali correzioni riguardanti alcuni ambiti specifici della loro attività giornaliera.
Un esempio lo danno le procedure di sterilizzazione o gli spazi destinati al personale, quali bagni, spogliatoi, locali break, per questi ambienti potrà essere utile vagliare differenti punti di vista.
L’essere coinvolti nella fase progettuale, inoltre, è sicuramente gratificante per il personale perché lo porta ad accettare modifiche o limitazioni causate dal nuovo assetto dei locali.
Generalmente un’unità immobiliare a pianta libera offre possibilità distributive di vario genere; il primo strumento di cui si avvale l’architetto per studiare l’assetto distributivo ottimale è il progetto di massima.
Spesso vincoli strutturali o di sagoma non consentono numerose variabili di progetto, ma molte volte e più frequentemente di quanto ci si possa immaginare, un abile architetto può essere in grado di sviluppare più varianti distributive di pari validità sulla stessa unità immobiliare.
Nella fase iniziale di studio e progettazione, non si deve esitare, quindi, a richiedere più alternative distributive all’architetto di fiducia, per non tralasciare ogni possibilità di miglioramento.
Ogni cambiamento apportato nelle fasi successive potrebbe generare costose modifiche sia progettuali sia realizzative.
In questo caso il vecchio motto «la carta costa meno del mattone», si potrebbe abbinare all’altrettanta valida considerazione «…la fretta passa ma gli errori restano!».
Non bisogna avere troppa urgenza di passare dal progetto al cantiere: ogni settimana in più spesa a definire e dettagliare il progetto sarà una settimana guadagnata nella velocità di realizzazione dei lavori, con il conseguente minor rischio di commettere errori, a volte non più correggibili. 

La difesa della privacy

Una delle leggerezze che più frequentemente ricorrono nella progettazione riguarda i movimenti delle persone all’interno dello studio. In un ambulatorio odontoiatrico dobbiamo far convivere tre distinti flussi: i pazienti, i medici e il personale. Non prevedere tali percorsi in modo corretto vuol dire aumentare le situazioni di incrocio tra le persone creando caos, col risultato di perdita di tempo e privacy.
Alcune soluzioni progettuali diffuse in America prevedono per esempio il doppio corridoio: si crea un corridoio di accesso per i pazienti su un lato delle sale operative e si realizza sul fronte opposto un corridoio destinato unicamente al transito delle assistenti tra sala e sala e verso la sterilizzazione.
Tale soluzione, quasi sempre impraticabile, viene a volte sostituita creando delle porte di comunicazione tra due o più sale adiacenti, in modo da consentire al personale e ai medici di transitare da una sala all’altra senza uscire in corridoio.

È un’idea probabilmente funzionale ma che comporta due svantaggi: in primo luogo la presenza di una ulteriore porta che ruba spazio all’interno dei locali, altrimenti destinabile ad arredi o ad attrezzature e in secondo luogo una diminuzione della privacy, essendo il passaggio fonte di trasmissione acustica tra gli ambienti.
Un altro problema riguardante i percorsi è quello che porta il medico a incrociare i pazienti.
La creazione di un ingresso secondario consente di entrare e uscire senza essere intravisti dai pazienti o «incastrati» in conversazioni con persone o fornitori indesiderati o inattesi.

La difesa della privacy del personale, dei medici e delle assistenti è un argomento a mio parere fondamentale per una vita lavorativa più tranquilla all’interno dello studio. Un ulteriore suggerimento per realizzarla è quello di creare un confine ben definito tra l’area extraclinica e l’area clinica: una porta che corrisponderà anche a livello psicologico a un confine tra una zona «sporca» e una zona in cui la sterilità e la clinicità degli ambienti sono considerati elementi fondamentali per la tutela della salute di chi vi accede.

Odori e rumori

Analogamente, qualora le dimensioni globali lo consentano, è molto utile creare un locale break, destinato alla pausa relax per il medico e/o per il personale. Al contempo però è importante che la creazione di un’area privata, destinata esclusivamente a medici e assistenti, sia ben distinta dalle aree clinica ed extraclinica precedentemente citate.

La diffusione nelle zone cliniche degli odori di cibo e caffè non sarà mai un bel biglietto da visita per i pazienti.
Un altro problema da affrontare è quello della scelta dei locali nei quali si prevede di realizzare il proprio nuovo studio in funzione delle attività adiacenti all’unità immobiliare che si sta esaminando.
Riallacciandosi al discorso precedente, infatti, potrebbe non essere una scelta felice acquistare i locali se gli stessi sono in adiacenza per esempio a un fast food.
Lo stesso ragionamento andrebbe sostenuto per il discorso rumori. 

Vicini come palestre, laboratori, attività commerciali con forte afflusso di persone potrebbero obbligarvi ad adottare misure di isolamento acustico non sempre efficaci e soventemente piuttosto impegnative. Il discorso legato al rumore è un aspetto importante da non sottovalutare anche all’interno dello studio mediante una corretta ubicazione della sala motori. Infatti, quando non si ha a disposizione un locale esterno come una cantina ove collocare compressore e aspiratore è possibile ricavare all’interno dei locali vani in cui dislocare tali apparecchiature. Esistono in commercio pannelli fonoassorbenti idonei ad abbattere qualsiasi livello di rumorosità, previa idonea valutazione del livello sonoro. I più efficaci sono dei materassini composti da uno o più strati alternati di neoprene e piombo, spessi di solito tra i 3 e i 5 cm. Con questi accorgimenti si potranno realizzare degli armadi completamente insonorizzati posizionabili anche in adiacenza a zone di permanenza o di lavoro. L’errore più comune è quello di non aerare a sufficienza tali contenitori, con il conseguente surriscaldamento delle apparecchiature, causando malfunzionamenti e blocchi. Attenzione quindi a non lesinare con la potenza delle ventole per il ricambio d’aria; un interruttore termostatico che comanda la ventola, abbinato a un campanello di allarme, sarà in grado di gestirne il funzionamento e di avvisarvi in caso di surriscaldamento pericoloso.

Attenzione ai diffusori

Il miglior impianto di condizionamento, il più silenzioso, il più efficiente condizionatore che si può installare si potrebbe rivelare inutilizzabile se il flusso d’aria fredda venisse indirizzato nella zona di lavoro vostra o dei vostri collaboratori. E poiché spesso ci si trova a realizzare ambienti molto piccoli, non sempre è facile prevedere l’esatta ubicazione delle griglie, senza rischiare di investire gli operatori o i pazienti con ventate di aria gelida. Essere pertanto molto rigidi nel far valutare dal tecnico impiantista tale problematica, è un ottimo modo di affrontare il problema, esigendo naturalmente una verifica particolare sul posizionamento dei diffusori. Inoltre un’ottima soluzione può essere offerta dai diffusori a soffitto direzionali, ovvero delle bocchette di forma quadrata (o rettangolare) in grado di definire verso quale dei quattro lati venga indirizzato il lancio dell’aria, evitando quindi di investire un’area del locale col flusso diretto di mandata.

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