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Studio dentistico: una risposta alla crisi

Alla necessità di rinnovare gli spazi operativi i professionisti del settore odontoiatrico rispondono con scelte differenti: alcuni vogliono impegnare risorse minime e altri, invece, ritengono indispensabile continuare a investire nella propria attività con scelte anche audaci 

Poco prima delle vacanze estive ho effettuato l’ennesimo sopralluogo in uno studio dentistico nel cuore di Milano al fine di valutare alcune opere di riqualificazione.

Un piccolo cartoncino spiegazzato, collocato sulla porta di ingresso, recante la denominazione dello studio mi indicava che ero giunta a destinazione.

Pareti dalla colorazione desueta, sedute vetuste e illuminazione non adeguata incorniciavano l’attesa.

Purtroppo, come sempre più spesso accade, il titolare, dopo un breve preambolo, si è rammaricato per le condizioni in cui reca oggi il settore dell’odontoiatria.

Lamentava che i margini di redditività non sono più quelli di una volta, che la concorrenza è agguerrita e che i pazienti sono diventati sempre più difficili da accontentare.

Dati questi presupposti riteneva opportuno investire il minimo indispensabile.

L’ho rassicurato immediatamente: seppur con un ridotto esborso di denaro è possibile, se ben consigliati, rinnovare un ambiente donandogli nuova vita.

Proprio in virtù della crisi che anche il settore odontoiatrico sta attraversando ho notato che due sono gli atteggiamenti, completamente agli antipodi, che i miei clienti assumono.

C’è chi, come il signore di cui sopra, guardando al futuro con preoccupazione reputa opportuno effettuare investimenti minimi se non nulli.

Al contrario, proprio per contrastare la concorrenza e far fronte alla crisi c’è chi ritiene indispensabile continuare a investire.

Come è naturale presupporre spesso sono i giovani odontoiatri che, non avendo conosciuto tempi migliori, non solo si adattano facilmente, ma sono dotati, data l’età, di forza e volontà per affrontare la situazione attuale.

Tra i professionisti più maturi c’è comunque chi non si scoraggia e non avendo nessuna intenzione di ammainare le vele investe nella propria attività effettuando magari anche scelte audaci.

Una scelta anticonformista

È il caso di un professionista, che contrariamente alla moda attuale, non ha voluto trasferire la propria attività su strada, ma l’ha realizzata al primo piano di uno stabile residenziale costruito fra le due guerre mondiali.

L’immobile esternamente mostra segni riconducibili tra il periodo liberty e quello del razionalismo italiano.

Al suo interno mantiene un aspetto classico residenziale tipico dell’alta borghesia milanese.

Gli spazi comuni – ingresso, atrio, scala e pianerottoli – sono dotati di finiture di pregio e hanno ampio respiro.

La scala marmorea a pianta quadrata, dotata di bella ringhiera in ferro battuto con dettagli in ottone, accompagna dolcemente al primo piano dove è collocato l’ambulatorio.

L’appartamento, di circa cento metri quadrati, ha la disposizione tipica della civile abitazione: cucina abitabile, grande bagno, camera da letto, ripostiglio e ampio soggiorno.

L’unica modifica significativa subita da questo bell’appartamento, che ha avuto un cambio di destinazione d’uso in ufficio, ha riguardato la chiusura, ma solo dall’interno, di una finestra affinché fosse possibile utilizzare l’intera parete per la collocazione di un armadio archivio. Ovviamente, la finestra è stata prontamente ripristinata.

Irrinunciabile, pensando di destinare il locale a sala operativa, la luminosità e la vista della parte alta delle fronde degli alberi collocati nel viale sottostante.

La progettazione ha previsto una zona extra clinica e una clinica ottenendo: ingresso, reception/segreteria, attesa, bagno pazienti, spogliatoio e servizio personale.

La zona clinica è costituita da due sale operative, vano opt, vano sterilizzazione e sala macchine. È stata progettata e realizzata per l’attività massima di due professionisti in contemporanea. L’immagine della zona operativa è rigorosa, mentre la zona di accoglienza è stata allestita come se si trattasse del salotto “buono” di una famiglia borghese di inizio secolo, rispettando lo stile e la storia dell’edificio.

Nell’appartamento vi erano finiture originali dell’epoca, plafoni decorati con cornici in gesso che, nella zona extra clinica, sono state mantenute e restaurate.

Vi era il desiderio di conservare il più possibile il vecchio parquet, cosa che purtroppo non è stata possibile a causa dell’alto stato di deterioramento dello stesso.

Nella zona di accoglienza è comunque stata posata una pavimentazione in legno.

Le pareti sono state rivestite con un prodotto a fibre di vetro che garantisce un’ottima resistenza a urti e abrasioni; non è contaminabile e non fornisce terreno di coltura a batteri e parassiti.

Il materiale è omologato in classe 1 di reazione al fuoco ai sensi del D.M. del 26/06/84 ed è certificato in classe 0. Lo stesso è stato poi trattato con smalto all’acqua nelle colorazioni desiderate.

Nonostante si tratti di un materiale altamente tecnico, specifico per ambienti sanitari, alcune accortezze, banali per chi è del mestiere, hanno consentito che si fondesse con l’immagine familiare e salottiera che si è voluta dare alla zona di accoglienza.

Nella sala di attesa – oltre a una serie di divani a due posti modello Chester realizzati artigianalmente con struttura in legno massello, seduta con molleggio in acciaio e lavorazione in capitonnè a mano – il cliente ha voluto introdurvi un pianoforte verticale di famiglia ottenendo così un ambiente elegante, confortevole e soprattutto non anonimo.

In questo “salotto” non è stata volutamente prevista l’installazione di un monitor, ma ad accompagnare l’attesa vi è un impianto di diffusione sonora e svariati libri.

La progettazione avvenuta su richiesta del committente, anticonformista nelle scelte, è dettata dalla volontà di differenziarsi dalla massa e di puntare sull’importanza del rapporto fra odontoiatra/paziente.

Entrando si ha la netta percezione di essere accolti come ospiti di riguardo, e passando nella zona clinica il rigore dell’allestimento della stessa comunica professionalità e competenza.

L’immagine di questo ambiente è in perfetta sintonia con la zona in cui si trova e con il target di riferimento.

Il primo riscontro da parte dei pazienti è stato positivo. Funzionerà? Sarà il tempo a dirlo, ma i presupposti per ora ci sono tutti.

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