CONDIVIDI
Studio dentistico: progettare l’igiene

Nell’ambulatorio odontoiatrico sussiste il rischio biologico e il paziente è un potenziale veicolo di malattie infettive. Perciò deve essere mantenuta un’attenzione costante ai protocolli di gestione relativi alla prevenzione igienica, alla sterilizzazione e alla disinfezione ambientale.

Ancora una volta mi è successo di effettuare un sopralluogo presso un elegante studio situato in ottima posizione a Milano e di trovarvi la linea di sterilizzazione là dove non dovrebbe mai essere: all’interno di una sorta di magazzino-pausa caffè.

Ottimo, peraltro, il caffè, offertomi in capsula preconfezionata di una marca rinomata. Peccato che macchinetta, capsule, tazze e cucchiaini fossero collocati a fianco del lavandino in cui vengono abitualmente spazzolati e puliti ì ferri chirurgici.

Così, chiaramente, non va bene…

La progettazione di una linea di sterilizzazione deve soddisfare semplicemente e unicamente la logica della procedura stabilita per la disinfezione dello strumentario. Fatto salvo questo concetto, si può e si deve personalizzarla in base alle peculiarità dell’ambulatorio, agevolando gli operatori e permettendo loro di muoversi in velocità e sicurezza.

Le disposizioni regionali

Nell’ultimo quinquennio specifiche normative regionali hanno indicato quale debba essere la corretta sequenza operativa.

Mi riferisco in particolare alla Delibera della Giunta regionale dell’Emilia Romagna n. 327 del 23/2/2004 e alla circolare della Regione Lombardia n. 20 del 29/9/2009, nonché alle linee guida dell’IS.P.E.S.L. sull’attività di sterilizzazione «quale protezione collettiva da agenti biologici per l’operatore nelle strutture sanitarie». Eppure molto spesso questo processo fondamentale per la tutela della salute viene svolto in ripostigli angusti che contengono «di tutto e di più» senza che ci si avveda dei termini reali del problema e dei rischi in cui si incorre.

In questi casi la responsabilità non può essere attribuita solo al medico, o all’odontoiatra o comunque agli operatori sanitari, che magari si trovano a subire la situazione a cose fatte, quanto piuttosto al progettista al quale si sono affidati.

Quest’ultimo, per poter assolvere al meglio il suo compito, deve conoscere sia la procedura di sterilizzazione dello studio in ogni dettaglio, sia, in maniera altrettanto approfondita, le disposizioni normative.

In base a esse l’ambulatorio odontoiatrico è considerato un ambiente lavorativo nel quale sussiste il rischio biologico e il paziente è un potenziale veicolo di malattie infettive. Perciò si richiede che venga mantenuta un’attenzione costante ai protocolli di gestione relativi alla prevenzione igienica, alla sterilizzazione e alla disinfezione ambientale.

La normativa nazionale prevede la creazione di uno spazio apposito riservato alla sterilizzazione. Il quale può anche essere collocato all’interno della sala operativa, ma è tuttavia preferibile che l’ambulatorio sia dotato di un vano dedicato all’interno del quale si svolga la procedura senza interferenze.

Il protocollo di sterilizzazione

Dalla sala operativa, le Assistenti di Studio Odontoiatrico (ASO) dotate di dispositivi di protezione individuali, quali guanti, mascherine e occhiali, portano lo strumentario al vano sterilizzazione su vassoi o immerso in vaschette di soluzioni decontaminanti. Il D.M. 28/09/1990 («Norme di protezione dal contagio professionale da HIV nelle strutture assistenziali pubbliche e private») prescrive, infatti, che gli strumenti non monouso debbano essere decontaminati, prima delle operazioni di smontaggio e pulizia, con un disinfettante di cui sia provata l’efficacia contro l’HIV. Attualmente è consigliato utilizzare un disinfettante che sia attivo anche nei confronti di HBV e HCV.

Nello specifico, le modalità operative di sterilizzazione sono:

  • il lavaggio manuale o con l’utilizzo di un lava strumenti;
  • il risciacquo;
  • l’asciugatura;
  • il confezionamento e il passaggio in autoclave;
  • la tracciabilità del prodotto, ossia il riporto dei dati che permettono di risalire al lotto di sterilizzazione (data e numero progressivo del ciclo in autoclave).

Tutte queste fasi vanno compiute in una sequenza predeterminata tale da dover richiedere un preciso posizionamento delle apparecchiature e dello strumentario necessario.

Inoltre, la manutenzione delle apparecchiature e le relative verifiche periodiche vanno gestite con una eccellente ottimizzazione dei tempi. E ciò è possibile solo se ogni operazione dispone dello spazio adeguato, del corretto posizionamento delle macchine come degli utensili e dei dispositivi di protezione individuale, nonché di un razionale stoccaggio dello strumentario decontaminato.

Di fronte a una procedura supportata da una disposizione logica e sequenziale anche personale di poca esperienza non avrà difficoltà ad acquisire velocemente le corrette dinamiche lavorative.

Il caso

Trattasi di uno studio di quattro sale operative situato in Settimo Milanese, il cui titolare è un giovane e rinomato
odontoiatra, che desiderava un vano sterilizzazione con queste caratteristiche:

  • equidistanza da ogni sala operativa;
  • visibilità delle procedure per «comunicare» sicurezza al paziente;
  • luminosità per evidenziare l’ordine e la pulizia del vano;
  • massima efficienza ed ergonomia all’interno dello spazio a disposizione.
  • Il progettista l’ha accontentato realizzando un ambiente (stiamo parlando di 4,60 metri quadrati) così allestito:
  • vano pattumiera con ghiera gettarifiuti, lavabo, vasca con bagno enzimatico incassata, lavaferri, serie di due autoclavi, frigorifero per i farmaci, cassettiera;
  • un ampio piano di lavoro di circa quattro metri lineari;
  • una serie di armadiature composte da basi e pensili (costituiscono uno spazio di stoccaggio).

Da notare che i pensili sono stati progettati in funzione delle misure dei container porta ferri. A portata di mano quanto necessario per la tracciabilità del prodotto e, naturalmente in bella vista, è appeso il protocollo di sterilizzazione.

Insomma: con una sapiente progettazione e un’accurata realizzazione, anche in poco spazio si può ottenere tutto quanto necessario per una corretta procedura di sterilizzazione, nel pieno rispetto della salute sia degli operatori che dei pazienti. 

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO