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Studio dentistico: il costo della normativa
Dopo

Quando è necessario ristrutturare uno studio odontoiatrico in attività, l’operazione non deve necessariamente comportare disagi, che possono essere preventivati e gestiti, o divenire un incubo burocratico, che spetta allo studio tecnico saper affrontare e risolvere.   

Tutti gli studi odontoiatrici sono soggetti ad autorizzazione sanitaria. I requisiti minimi, strutturali e tecnologici, generali e specifici delle attività ambulatoriali odontoiatriche sono definiti dal DPR 14/01/97 e dalla DGR 38133/98. Con la DGR 5724 del 27/07/2001, inoltre, sono state emanate dalla Regione le linee guida per la «riclassificazione» dello studio ad attività odontoiatrica monospecialistica. In base a queste normative, ai titolari degli studi riclassificati venivano concessi cinque anni per adeguarsi ai nuovi parametri, ai titolari di ambulatori o strutture più articolate un anno. A completare il quadro normativo giunge, tre anni dopo con il Decreto direzione generale sanità n. 8100 del 17/05/2004, la definizione delle linee guida «per la verifica dei requisiti minimi strutturali e tecnologici, generali e specifici delle attività odontoiatriche monospecialistiche… nonché per l’individuazione delle caratteristiche e dei compiti del Responsabile Sanitario».

In effetti, all’inizio del decennio che sta per chiudersi, la maggior parte delle attività odontoiatriche monospecialistiche si è riclassificata, nonostante il fatto che, in quel periodo di poca chiarezza, non pochi professionisti «scoraggiati» avessero anche pensato di cambiare studio.

Alla ricerca del valore aggiunto                        

Ora, a distanza di qualche anno dall’introduzione della normativa, sentiamo ripetere alcune domande del tipo:

  • che cosa bisogna fare per riavere lo status di ambulatorio secondo la normativa vigente?
  • dovendo effettuare modifiche strutturali, più o meno importanti, all’interno dello studio, occorre adeguare l’ambulatorio rinunciando allo stato di struttura riclassificata?

Chi ha questi dubbi? Essenzialmente, due tipologie di professionisti: il giovane (neo) laureato che ha appena rilevato lo studio o l’ha ereditato; oppure, al contrario, l’anziano dentista al quale mancano pochi anni al pensionamento. Nel primo caso, l’esigenza è quella di riadattare alcuni spazi al fine di ottenere una distribuzione logistico-strutturale più confacente alla nuova organizzazione dello studio. Nel secondo caso, il restyling e l’adeguamento alla normativa vengono effettuati per migliorare la struttura, in modo che al momento della cessione (in affitto o in vendita) abbia maggior valore sul mercato, migliore in ogni caso rispetto a quello di uno studio «invecchiato su se stesso».

Quanto pesa l’impegno                       

Molti sono spaventati dall’impegno che (pensano) ne deriverebbe, sono convinti di non avere gli spazi necessari, temono la normativa per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Ma sono timori ingiustificati: alla prova dei fatti e nella maggior parte di casi, non ci vuole molto per adeguarsi. Spieghiamo perché.

In buona sostanza, il DPR 14/01/97 richiede che i locali siano idonei alla tipologia e al volume delle prestazioni erogate e dunque comprendano:

una o più sale per l’esecuzione delle prestazioni, che garantiscano il rispetto della privacy dell’utente;

  • spazi per le attività amministrative e per l’attesa;
  • servizi igienici distinti per utenti e personale;
  • spazio o locale/i per deposito sporco-pulito;
  • spazi o armadi per il deposito di materiale d’uso, attrezzature e strumentazioni.

Quasi sempre, quindi, si rende necessario realizzare o ridefinire un secondo bagno, rivedere gli arredi adibiti a stoccaggio, creare un vano-spogliatoio.

Un caso a Città Studi                       

Trasferendo quanto detto nel reale, si vuole raccontare il caso di uno studio odontoiatrico sito in Milano, realizzato nella seconda metà degli anni Ottanta da un odontoiatra che si era avvalso della collaborazione di un valido professionista del settore. Quando il titolare è venuto a mancare, il figlio ne ha proseguito l’attività ambulatoriale.

Lo studio è indubbiamente bello e, a suo tempo, la ristrutturazione deve aver senz’altro comportato un impegno economico di non poco conto, ma ora si presenta la necessità di una nuova ristrutturazione: sia per dare una «rinfrescata» all’immagine sia per soddisfare nuove esigenze logistiche. Non solo: dopo oltre vent’anni di servizio qualcosa si è, inevitabilmente, usurato.

La superficie occupata è di 140 mq ed è sita in uno stabile signorile in zona Città Studi, a Milano. Al momento del «lifting» lo studio era costituito da:

  • ingresso;
  • sala di attesa;
  • tre sale operative;
  • vani opt, sala macchine, sterilizzazione;
  • ufficio privato dotato di piccolo wc;
  • locale multiuso adibito a break, spogliatoio, banco ritocchi comunicante con il bagno
  • del personale;
  • bagno pazienti.
Prima
Dopo
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Quando l’ambiente è attivo e funzionale, come in questo caso, «metterci mano» per un intervento di ristrutturazione il più delle volte spaventa, non fosse altro per il disagio che i lavori comportano. D’altro canto, è anche vero che è un intervento che si fa una o due volte nella vita e, sicuramente, la prospettiva di migliorare la logistica, l’organizzazione lavorativa e la comunicazione visiva sono fattori che decisamente stimolano e affascinano. Inoltre, detto in tutta franchezza, se è ben definito e organizzato si rivela, in realtà, un intervento… indolore.

Quando aggiornare la DIA

Quali erano, nel concreto, le esigenze del cliente?

  • Rivedere la pavimentazione e gli arredi delle sale operative, l’illuminazione delle zone corridoi;
  • riarredare lo studio privato rinunciando al piccolo wc;
  • ricavare uno spazio da adibire a banco ritocchi, con i relativi spazi di stoccaggio senza ingerenze di altro utilizzo e nelle vicinanze di una delle sale operative;
  • realizzare uno spazio spogliatoio e una piccola area break, dotata di un frigorifero e di un lavello dove poter sciacquare un bicchiere o una tazzina senza ricorrere al lavabo del bagno.

Con queste piccole e modeste modifiche strutturali verrebbero però a decadere i benefici della riclassificazione.

Cosa manca per soddisfare appieno la normativa vigente? Il bagno dei pazienti deve essere adeguato nel rispetto della normativa per l’abbattimento delle barriere architettoniche. D’altro canto, ripresentare una nuova DIA all’ASL non è poi un’impresa così gravosa per uno studio in esercizio: si tratta solo di fornire ex novo documenti che, peraltro, lo studio dovrebbe già possedere e che, al limite, potrebbero solo necessitare di un aggiornamento. L’aspetto tecnico va invece demandato al progettista.

Ansie ingiustificate              

Riflettendo sull’intera operazione, lo studio necessitava effettivamente di un restyling e le pavimentazioni in vinile delle sale operative erano chiaramente usurate. Con l’occasione sono stati cambiati degli arredi, sostituita l’illuminazione esistente con lampade a basso consumo e attuate, via via, tutte le realizzazioni ex novo già descritte. Anche il bagno, comunque, sarebbe stato da rifare. Averlo adeguato in ottemperanza alla normativa ha comportato una serie di opere alle quali corrisponde naturalmente un costo, ma che nella totalità dell’investimento rappresenta solo una piccola percentuale.

E allora, l’abbiamo detto all’inizio, perché spaventarsi?

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