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DM_il dentista moderno_perforazione membrana rialzo di seno mascellare

Il rialzo di seno costituisce, nell’ambito già notevolmente positivo delle riabilitazioni implantari, uno dei trattamenti migliori in termini di tassi di successo. Il passaggio successivo consiste nel considerare gli aspetti biologici fondamentali che portano alla stabilizzazione e al mantenimento a lungo termine della bone augmentation.

Negli ultimi 10 anni, Jensen e colleghi hanno studiato sul modello suino il meccanismo di guarigione dell’osso autologo e di quello bovino deproteinizzato variamente miscelati. La meccanica di guarigione è la stessa e consiste in un processo parallelo di riassorbimento dell’innesto e di sostituzione con osso neoformato. Applicando osso autologo in purezza, l’ammontare del riassorbimento può raggiungere il 50%, fornendo però il vantaggio della stabilizzazione in tempi relativamente ridotti. Aggiungere osso bovino deproteinizzato non fornisce stimolo osteoinduttivo diretto, il che riduce il tasso di riassorbimento e rende più graduale il processo di sostituzione. Questo processo rallentato, che beneficia anche delle proprietà osteoconduttive, favorisce la stabilità dell’innesto, anche in termini di spessore.

Va in effetti osservato come le differenze di tale comportamento tra i diversi biomateriali si manifestino nella prima fase di guarigione, per poi attenuarsi, annullandosi a partire all’incirca dal nono mese. È per questo che gli Autori suggeriscono l’impiego dell’autotrapianto (osso autologo) solo nei casi in cui sia stato prescelto un protocollo di carico a termine relativamente breve.

Evidenze a medio-lungo termine del rialzo di seno mascellare

Ragionando dunque a medio e lungo temine, studi prospettici hanno evidenziato la tendenza al mantenimento dello spessore di questo tipo di materiali. La miscela 80/20 di BioOss® e osso autologo risulterebbe minimamente alterata (10%) in termini di altezza dell’innesto nel giro di 2 anni. Secondo lo studio di Mordenfeld del 2016, proprio i primi 2 anni sarebbero in realtà anche il momento di massima riduzione dell’altezza, dopodiché la riduzione si stabilizzerebbe a 5 anni al 4-5% (lo studio ha utilizzato BoneCeramic® oltre che BioOss®).

La ridotta tendenza al riassorbimento di questi biomateriale sarebbe sostenuta anche da alcuni studi istologici, uno dei quali a cura dello stesso Mordenfeld (2010). Da un punto di vista biologico, il riassorbimento richiede molecole di adesione per il fissaggio delle cellule osteoclastiche alle proteine plasmatiche e della matrice extracellulare, mentre l’osso bovino inorganico è, per definizione, privo di proteine. Anche i prodotti a base di idrossiapatite sono deproteinizzati e, per questo, tali materiali non dovrebbero stimolare il processo osteoblastico. Ciò nonostante, gli studi dimostrano come la maggior parte di tali prodotti vada comunque incontro a un lento processo di degradazione: così viene pertanto indicato dagli stessi produttori.

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