Dino Re

Scegliere è una delle cose che facciamo più spesso durante la vita privata e quella lavorativa. Scegliere durante l’attività clinica però non significa soltanto agire secondo i propri pensieri, le proprie idee, la propria formazione, il proprio credo. La nostra professione implica necessariamente prendere decisioni in accordo con i nostri pazienti, consigliarli e guidarli verso quelle terapie che riteniamo più adatte e che siamo in grado di fornire loro.

Ogni giorno, nella maggior parte dei casi, la strada da prendere è stata già battuta molte altre volte, siamo consapevoli della predicibilità dei nostri trattamenti e il colloquio con il paziente si snoda attraverso convenevoli e fugaci illustrazioni del percorso da svolgere, che fanno da preambolo a una seduta serena e senza imprevisti.

Altre volte, però, ci sono dei casi dove il trattamento terapeutico corretto non è così semplice da decidere, ci possono essere denti strategicamente da salvare anche se parzialmente compromessi, quelli da sacrificare nell’ottica di un piano terapeutico più complesso, elementi da ritrattare dei quale non si è certi della prognosi, casi di riabilitazioni estetiche in cui è complesso accontentare in pieno le esigenze del paziente, casi di impianti che devono essere posizionati in un osso quantitativamente presente, ma qualitativamente magari non eccezionale, e si potrebbe andare avanti con una serie infinita di “dubbi terapeutici”.

Ogni giorno affrontiamo molti dubbi, i nostri, quelli dei nostri collaboratori e dei nostri pazienti, lo facciamo alla luce della nostra esperienza clinica, della letteratura, dei corsi svolti e del confronto con i colleghi; talvolta però corriamo anche il rischio di accettare la consuetudine, di non porci domande sufficienti o, al contrario, di farcene troppe perché non siamo realmente certi di come affrontare la gestione di un caso.

Ben venga allora l’aggiornamento continuo, il non smettere mai di imparare, lo stare al passo con il mondo odontoiatrico sempre in corsa verso il cambiamento delle tecniche e degli strumenti.

Ben vengano i dubbi, le domande, i quesiti. Grazie a un’analisi obiettiva, critica e costruttiva dei limiti del nostro sapere, sarà più appassionante trovare soluzioni, risposte e infine certezze transitorie. Già, certezze transitorie, perché solo in questo modo si può affermare il proprio grado di sicurezza, ma ragionevolmente riservarsi la possibilità di plasmare la propria opinione con l’aiuto di nuovi spunti.

Dino Re

 

“Si parla tanto del bello che è nella certezza; sembra che si ignori la bellezza più sottile che è nel dubbio. Credere è molto monotono, il dubbio è profondamente appassionante. Stare all’erta, ecco la vita; essere cullato nella tranquillità, ecco la morte”. (Oscar Wilde)

 

 

 

 

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here