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Paolo Zampetti

È questo l’invito rivolto agli odontoiatri italiani da Paolo Zampetti, 46 anni, pavese, medico chirurgo e odontoiatra, docente di Storia dell’Odontoiatria  presso il Corso  di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria dell’Università di Pavia. Come trovare nella storia le origini della nostra cultura e molti insegnamenti per la professione. 

Medico chirurgo e odontoiatra, figlio d’arte, ma anche poeta e storico, è questa la fotografia di Paolo Zampetti, docente di Storia dell’Odontoiatria presso il Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria dell’Università di Pavia e presidente della Società Italiana di Storia dell’Odontostomatologia. Nato a Mortara nell’agosto del 1964, Zampetti trascorre la sua infanzia a Pavia e nella Lomellina, terra di risaie, dai colori suggestivi, rimanendo intriso, come lui stesso afferma, di quella che Cesare Angelini, sacerdote pavese del secolo scorso, chiamava “pavesità”. Tra i suoi ricordi di infanzia, ci sono le gite in barca sul Ticino insieme al nonno materno, Cinzio Branchini, grande luminare dell’odontoiatria italiana, direttore della clinica odontoiatrica di Pavia, nonché allievo del Professore Silvio Palazzi, figura di grande importanza nell’evoluzione storica dell’odontoiatria italiana; ma anche i momenti trascorsi all’Università di Pavia, tra le statue imponenti e austere di illustri medici e scienziati. In questo ateneo, qualche anno più tardi, in linea con la tradizione di famiglia, anche il nonno paterno, il padre e uno zio erano medici, consegue la laurea in Medicina e Chirurgia. Poi, si specializza in Chirurgia Generale.

Successivamente inizia a frequentare il reparto di Chirurgia Orale della Clinica Odontoiatrica dell’Università di Pavia diretto del professor Cesare Brusotti, allievo del nonno e titolare della cattedra di Chirurgia Speciale Odontostomatologica, perfezionandosi in seguito in Chirurgia Implantoprotesica sotto la guida della professoressa Silvana Rizzo, attuale direttore del dipartimento. È proprio in questa clinica che Paolo Zampetti, appassionato da sempre di storia (in particolare della Storia dei Papi) comincia a frequentare la biblioteca, ricca di documenti sulla storia dell’odontoiatria. Così, l’interesse per il passato, la medicina e l’odontoiatria iniziano ad assumere un significato diverso, a trovare una nuova collocazione e, come in un mosaico, una nuova forma.

Grazie alla sensibilità di Cesare Brusotti, che accoglie l’idea del giovane storico di valorizzare quel ricco patrimonio del passato per troppo tempo ignorato dalla maggior parte degli studenti, nel 2000 l’Università di Pavia istituisce un Corso di Storia dell’Odontoiatria, ancora oggi unico in Italia, di cui Zampetti diviene titolare. Titolare del medesimo insegnamento presso il Corso di Laurea in Igiene Dentale dell’Università “Vita e Salute” San Raffaele di Milano e dell’Università del Piemonte Orientale (sede di Novara), è autore di oltre 140 pubblicazioni scientifiche a stampa, fra le quali numerosi saggi e cinque libri, di cui uno in fase di pubblicazione. Relatore a congressi nazionali e internazionali, prevalentemente in campo storico-odontoiatrico, è socio dell’Istituto Stomatologico Italiano di Milano e dal 2006 Presidente della Società Italiana di Storia della Odontostomatologia (SISOS).

Professor Zampetti, una storia in parte già scritta la sua?

La vocazione per l’odontoiatria è stata un po’ tardiva, avendo abbracciato prima la chirurgia generale, anche se in realtà era presente già da tempo nella mia vita a livello latente. Sono cresciuto a Pavia, con frequenti incursioni nella Lomellina, terra a cui sono ancora oggi molto legato e che ha ispirato molte mie poesie, arte di cui mi diletto, frequentando la clinica odontoiatrica di Pavia di cui il nonno materno era direttore e più tardi anche lo studio di mio padre (noto odontoiatra, professore a Milano) a Saronno. Oggi vivo tra queste due città: a Pavia trascorro tre giorni a settimana per gli impegni accademici, mentre a Saronno esercito la libera professione nello studio che un tempo era di mio padre. Rispetto alla passione per la storia e all’incarico di docente di Storia dell’Odontoiatria che ho assunto a partire dal 2000 presso l’Università di Pavia, ancora oggi l’unico ateneo in Italia ad avere questo insegnamento, amo pensare che sia proprio il Professor Palazzi  a guidarmi in questo compito: diffondere lo studio della storia dell’odontostomatologia. Fu lui il primo in Italia a credere nell’importanza della storia legata a questa disciplina, istituendo nella sua scuola di specialità l’insegnamento di Storia dell’Odontoiatria che però poi, dopo alcuni anni, andò a morire per mancanza di interesse. Si deve all’opera e alla sensibilità dei professori Cesare Brusotti e Silvana Rizzo se oggi, nel Corso di Laurea in Odontoiatria dell’Università di Pavia, la Storia dell’Odontoiatria è materia di insegnamento fondamentale.

Cosa può insegnare la storia dell’odontostomatologia agli odontoiatri di oggi?

Dal mio punto di vista può insegnare davvero molto. A comprendere innanzitutto le origini di questa professione e le conquiste anche culturali compiute nel corso dei secoli. L’odontoiatria, e non solo quella italiana, ancora nell’Ottocento era in mano a ciarlatani. Allora bastava poco per fare il dentista: chiunque poteva mettersi in un angolo di una piazza promettendo elisir di guarigione, considerando che in passato, sino al ‘900, il problema non era l’estetica, ma il controllo del dolore. Se si conosce questo si comprende perché sino a pochi anni fa l’odontoiatria era considerata una disciplina di rango inferiore rispetto alla medicina, ma si comprendono anche le radici storiche dell’abusivismo, una piaga che, nonostante i progressi compiuti dall’odontoiatria, ancora oggi flagella il nostro Paese.

Si mostrano interessati i giovani studenti alla storia dell’odontoiatria? 

Sì, davvero molto, nonostante sia un insegnamento inserito al primo anno del corso di laurea. Potrebbe sembrare prematuro occuparsi della storia di una materia di cui si conosce ancora poco, ma non è così. Lo studio del passato aiuta a comprendere l’evoluzione di una disciplina che non si è formata in pochi anni, ma nell’arco dei secoli. Amo coinvolgere i giovani con un metodo che ricorda quello socratico, la maieutica, senza la presunzione di volere essere un educatore, sia chiaro, ma con il desiderio di stimolare i giovani al ragionamento, quello sì. C’è grande interesse per la storia dell’odontoiatria. Me ne sono accorto anche all’Istituto Stomatologico Italiano di Milano dove insegno alle assistenti alla poltrona, giovani dai 20 ai 35 anni molto motivate.

Come storico, cosa vede nell’odontoiatria contemporanea?

Vedo un’odontoiatria di ottimo livello, ma anche problemi insoluti, come quello di chi sostiene la necessità di creare un ordine degli odontoiatri, dimenticandosi che odontoiatria significa cura del dente e che il dentista è il medico del dente.

L’Università di Pavia è l’unica in Italia ad avere attivato l’insegnamento di Storia dell’Odontoiatria: un merito per l’ateneo di Pavia, ma anche un segnale preoccupante sul grado di interesse che questa disciplina ha nel mondo odontoiatrico. Come uscire da questa situazione?

Il grande ortodontista francese Andrè Marmasse amava dire: “attaccato all’apice di un dente c’è un uomo”. Dobbiamo ricordarci tutti di questo e riportare l’umanesimo nella medicina orale. È questo il mio compito e quello della società che presiedo.

La diffusione di un nuovo umanesimo nell’odontoiatria porterebbe benefici anche materiali?

Non c’è dubbio. Oggi l’Università prepara odontoiatri di grande valore dal punto di vista tecnico. Tra questi, però, a mio avviso, emergeranno solo quelli che avranno “qualcosa” in più, quelli che sapranno parlare con il paziente, quelli che dimostreranno di conoscerlo davvero. Un compito possibile solo attraverso l’umanesimo e la storia…

È bello e rivoluzionario pensare che non sia nel marketing e nelle più moderne tecniche di comunicazione la miglior modalità con cui avvicinarsi al paziente, ma nella storia…

Sì, dobbiamo riscoprire le nostre radici. In questi ultimi anni abbiamo attinto più dal mondo anglosassone che non dall’antica Roma e dall’antica Grecia, le civiltà da cui invece abbiamo origine. Riscoprire i nostri antichi valori aiuterà anche l’odontoiatra nel suo lavoro quotidiano.

Il prossimo 29 gennaio la Società Italiana di Storia della Odontostomatologia di cui lei è presidente organizza un convegno: sarà un’importante occasione per avvicinarsi a questa disciplina e tracciare un bilancio di questi primi anni di attività, con quale speranza?  

Saremo ospiti dell’Istituto Stomatologico Italiano di Milano. Si tratta di un convegno voluto dal dottor Luigi Paglia, grande amico e socio fondatore del Centro per lo Studio e la Promozione delle Professioni Mediche, recentemente costituitosi, e dalla dirigenza dell’ISI, la prima clinica ufficiale in Italia per la cura dei denti. In quell’occasione presenterò anche un libro, scritto insieme a un collega di Trento, Massimo Corradini, “Dentista italiano, storia della professione”. Sarà una giornata incentrata sulla storia dell’odontoiatria, vista però non come attività intellettuale lontana dalla realtà, ma al contrario, come disciplina che si interessa del passato per comprendere meglio le problematiche attuali.
Alla SISOS, che oggi conta circa 40 iscritti, appartengono grandi personaggi dell’odontoiatria italiana come Nicola Perrini e Nerio Pantaleoni, ma anche comuni professionisti con la passione per la storia.
La speranza è che possa crescere l’amore per questa disciplina: sono ottimista perché i segnali che raccolgo qua e là per l’Italia sono positivi e per questo sono felice. Lo sarebbe anche il Professor Palazzi…

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