CONDIVIDI
Vittorio Franco

Le abbiamo indirizzate ad altrettanti esponenti della Società Italiana di Endodonzia, la società scientifica presieduta da Marco Martignoni che dal 14 al 17 settembre si ritroverà a Roma per il congresso biennale della ESE. Lo stato dell’arte e le prospettive di una disciplina in continua evoluzione, sempre più materia di confine. 

Alla vigilia del prossimo congresso biennale-itinerante della ESE, la European Society of Endotontology, in programma dal 14 al 17 settembre a Roma presso l’Hotel Cavalieri, abbiamo incontrato quattro esponenti della Società Italiana di Endodonzia, la società scientifica presieduta da Marco Martignoni a cui è stata affidata l’organizzazione scientifica dell’evento. Quattro domande, una ciascuna, sullo stato dell’arte, ma anche sul futuro di questa disciplina, per quattro risposte, tutt’altro che scontate.

Come sta evolvendo l’endodonzia e conseguentemente la SIE?  

(Risponde Vittorio Franco, Segretario Tesoriere della SIE)

In questi anni l’endodonzia ha intrapreso, come e forse più delle altre branche dell’odontoiatria, un percorso ultra tecnologico: dall’introduzione degli strumenti al nichel titanio (circa nel 1994) a oggi continuano a uscire sul mercato e a essere oggetto di analisi e studi nuovi strumenti e nuovi materiali dedicati alle diverse fasi della terapia. Questa continua evoluzione della terapia endodontica comporta, a mio modo di vedere, due diverse conseguenze: da una parte un sempre  maggiore  interesse dell’industria dentale per l’endodonzia (a quanto mi risulta l’endodonzia è terza tra le diverse branche dell’odontoiatria per ciò che riguarda il volume di danaro mosso attraverso le vendite nel mercato mondiale del dentale), ma dall’altra il rischio di generare confusione tra gli endodontisti su quello che è il reale impatto sulla clinica di un determinato strumento o materiale. È proprio su questo punto che la SIE svolge e dovrà svolgere un ruolo fondamentale: fare chiarezza, ove possibile, su quello che è corretto e quello che è sbagliato o inutile. In quest’ottica la SIE sta ampliando il suo raggio di azione: nell’immediato futuro non si rivolgerà solo ai colleghi ma anche ai pazienti/cittadini, attraverso il web e iniziative mirate. L’evoluzione della SIE sarà quindi la comunicazione: la nostra società scientifica non si rivolgerà più solo ai soci, ma cercherà di essere il riferimento per tutti gli operatori sanitari (attraverso raccomandazioni cliniche sui corretti protocolli clinici) e tenterà di fornire informazioni sulle indicazioni e i limiti dell’endodonzia all’opinione pubblica. Rispetto all’evoluzione dell’endodonzia in generale, sono da sottolineare due importanti realtà: la rigenerazione pulpare e l’endodonzia chirurgica. Al momento sono terapie poco utilizzate, ma entrambe, a mio modo di vedere, rappresentano  le potenzialità dell’endodonzia segnandone probabilmente anche gli attuali confini. La rigenerazione pulpare permetterà, con protocolli tutto sommato semplici, di ricreare tessuto sano nello spazio endodontico: ne sono tutti al corrente? L’endodonzia chirurgica invece, se affrontata in microscopia e con tecniche moderne, offre percentuali di successo incredibili, superiori al 90%: anche di questo sono tutti al corrente? Anche degli argomenti bisognerà attuare una corretta comunicazione, per difendere l’endodonzia, ma anche i denti dei pazienti.

Quanto è sviluppata la “cultura endodontica” in Italia? 

Francesco Riitano

(Risponde Francesco Riitano, Co-fondatore Past president-Socio onorario SIE)

Moltissimo ed è all’avanguardia sul piano internazionale! Lo prova il fatto che il frutto e le intuizioni di questa nostra “cultura” vengono attentamente registrati, recepiti e utilizzati prevalentemente all’estero non avendo, purtroppo, l’Italia industrie impegnate in campo endodontico, tranne quelle che producono medicamenti, cementi e irriganti!  Il “Testo Atlante di anatomia endodontica” edito da  Tecniche Nuove  (di cui Riitano ha scritto la prefazione – ma la SIE ha promosso anche “Storia anatomica del sistema dei canali radicolari”, ndr) oltre a essere testimonianza dell’alto livello culturale raggiunto potrebbe essere un incentivo per promuovere un nuovo “rinascimento endodontico”. Sicuramente lo sarà se seguito da una seconda pubblicazione sul confronto tra gli strumenti di lavoro e l’anatomia canalare nelle diverse proiezioni e da una terza sulla “fisiopatologia dell’unità di raccordo osso-legamento-cemento” nel processo di guarigione post endodontico.

L’endodonzia è stata definita da qualcuno una “materia di confine”. I confini dividono, ma possono anche unire: che importanza assume oggi nella pratica quotidiana questa disciplina per un giovane odontoiatra? 

Roberto Fornara

(Risponde Roberto Fornara, membro del consiglio direttivo e socio attivo della SIE, Certified member ESE)

Negli ultimi anni troppo spesso abbiamo assistito a una netta contrapposizione tra due nobili discipline odontoiatriche: l’endodonzia e l’implantologia. In molte occasioni mi è capitato di assistere a sterili dibattiti ove venivano presentate le due alternative terapeutiche in modo contrapposto, così da far concludere che l’una escluda l’altra. In altre parole, l’endodonzia veniva intesa come ultimo baluardo molto difficile da superare, e che segnava il confine con l’altra disciplina, l’implantologia, ritenuta molto più “fruibile”. Ma questa, a mio modo di vedere, è un’ulteriore forma di sterile contrapposizione che ha generato indubbiamente una certa confusione negli operatori più giovani. In Italia c’è un vuoto di insegnamento istituzionale (non ci sono scuole di specializzazione post laurea), che è alla base della carenza di una esaustiva cultura endodontica. Se a questa incompleta formazione associamo la notevole complessità della materia, si comprende quali difficoltà possano incontrare i giovani colleghi, i quali spesso optano per scelte terapeutiche ritenute erroneamente più semplici e remunerative. Personalmente ho sempre ritenuto importante affrontare la difficile professione odontoiatrica in modo graduale: step by step. Questo approccio mi ha portato ad affrontare gradualmente le diverse discipline aggiungendo di volta in volta nuove tessere al complesso puzzle. Il mio percorso professionale, a oggi, mi ha condotto a constatare che l’endodonzia, laddove ci siano gli elementi dentari, rappresenta il primo step terapeutico da prendere in considerazione e che l’implantologia sia sì un’importante freccia per il nostro arco da usare però solo quando l’endodonzia si deve arrendere. Ritengo che l’endodonzia costituisca sia il punto d’inizio che quello di fine rappresentando un momento imprescindibile della scelta terapeutica, dato che consente il mantenimento degli elementi naturali. Laddove non ci siano le indicazioni, essa segna il passo alle altre alternative terapeutiche.

Di cosa si parlerà al prossimo congresso biennale della ESE, il 15°, organizzato dalla SIE? 

Marco Martignoni

(Risponde Marco Martignoni, presidente della Società Italiana di Endodonzia)

Dal punto di vista scientifico il congresso offrirà il meglio. Vi saranno due sale principali con speakers invitati dal comitato scientifico dove figureranno i migliori nomi nel panorama mondiale per quanto riguarda la scienza e la clinica endodontica oggi. Avremo lectio magistralis sul dolore e su come controllarlo, conferenze sulle nuove tecniche diagnostiche che utilizzano la visualizzazione tridimensionale, su come riuscire a detergere e disinfettare i sistemi canalari con metodiche sempre più avanzate, sulle tecniche strumentali sempre più innovative, sia per quanto riguarda gli avanzamenti tecnologici legati alla evoluzione delle leghe e dei loro trattamenti, sia per quanto riguarda il disegno degli strumenti e le differenti possibilità di utilizzo. All’interno del programma ci saranno anche conferenze con un indirizzo maggiormente pratico dove si parlerà di otturazione canalare illustrando tecniche nuove e materiali di nuova concezione, ma anche di quali accorgimenti e atteggiamenti da adoperare nei ritrattamenti ortogradi e poi ancora di consigli su come comportarsi oggi nell’endodonzia chirurgica, branca divenuta di pertinenza dell’endodonzia a tutti gli effetti, per finire con le indicazioni e i materiali da utilizzare per la ricostruzione finale del dente trattato endodonticamente.

Fiore all’occhiello del congresso sarà un simposio di mezza giornata che vedrà come protagonista la rigenerativa in endodonzia, dove si affronteranno termini come “biologia della polpa dentaria”, “cellule staminali”, “fattori di crescita”, “rigenerazione di tessuto sano” e tutto quanto la futura scienza offrirà come contributo a un’endodonzia sempre più mirata al restauro del sistema perso.

A fianco delle due sale principali vi saranno tre sale che raccoglieranno il grande flusso di comunicazioni libere che il congresso ha fatto registrare unitamente all’esposizione, all’interno degli spazi dedicati, dei poster clinici e di ricerca. Lo spazio espositivo offrirà ai partecipanti la possibilità di visionare tutti gli strumenti e i materiali da parte degli Sponsor, alcuni dei quali organizzeranno corsi pre-congressuali mirati a illustrare in modo esaustivo e soprattutto pratico i nuovi strumenti e le nuove tecniche presentati all’esposizione merceologica il mercoledì prima dell’inizio dei lavori congressuali. L’Endodonzia è diventata una specialità sempre più accessibile, grazie a tutte quelle innovazioni e agli accorgimenti che, nei quattro giorni del congresso, saranno chiariti sia per quanto riguarda la scienza a sostegno, sia per quanto concerne l’indicazione clinica. L’invito a partecipare è quindi esteso a tutti, specialisti e non, per poter cogliere un’opportunità di aggiornamento davvero unica.

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO