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Quantificare lo stato di salute di un’otturazione

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L’evoluzione dei prodotti e l’uniformarsi dei protocolli operativi in odontoiatria restaurativa ha contribuito a fissare verso l’alto gli standard in termini di risultato finale. Certo, il valore della manualità dell’operatore rimane certamente elevato, ma è altrettanto logico il fatto che l’otturazione, essendo un atto clinico scientificamente guidato, abbia un efficacia in qualche modo quantificabile.

Pare pertanto interessante chiedersi se esista un criterio preciso per descrivere lo stato di un’otturazione pregressa. L’esistenza di uno score o di una classificazione di questo tipo evidenzia un’utilità tanto a livello clinico (all’atto della prima visita) quanto scientifico (epidemiologico ad esempio).

Potrà sorprendere il fatto che, in realtà, una tale modalità descrittiva per le otturazioni sia stata proposta ormai molti anni fa, esattamente quando Cvar e Ryge pubblicarono lo studio “Criteria for the clinical evaluation of dental restorative materials” (1971).

I criteri proposti erano 5: matching cromatico, discolorazione della superficie cavitaria, forma anatomica, adattamento marginale e infiltrazione cariosa.

Nel 1980, il servizio sanitario statunitense ha fatto propri i 5 criteri, aggiungendone altri: occlusione, sensibilità, fratture, ritenzione. La metodica è stata pertanto rinominata “modified Ryge criteria” o “modified United States Public Health Service (USPHS) criteria”. Ciascuno dei criteri veniva descritto secondo un determinato ITEM. Ne derivava uno score finale di questo tipo: A ideale clinico, B il restauro presenta variazioni ma risulta comunque accettabile, C il restauro dovrebbe essere sostituito in via preventiva al fine di evitare complicazioni future, D il restauro richiede intervento immediato. Curiosamente, le lettere vengono denominate secondo l’Alfabeto fonetico NATO: Alpha, Bravo, Charlie, Delta.

Quantificare lo stato di salute di un’otturazione: uno score attuale

Questo score è ancora applicabile? Di base, visti gli elementi considerati, potrebbe esserlo. Va tuttavia osservato il fatto che esso sia stato concepito nel pieno dell’era dell’amalgama dentale. L’avvento delle resine composite ha completamente sovvertito i fondamenti operativi della conservativa. Ecco perché è stato reputato necessario aggiornare anche i modified Ryge criteria. A riguardo, Hickel e colleghi nel 2007 proposero una nuova classificazione basata su 3 grandi categorie: estetica, funzionalità e biologia. Ognuna di esse è suddivisa nelle sottocategorie alle quali viene conferito un punteggio: 1- restauro soddisfa tutti i criteri di qualità 2- restauro ancora altamente accettabile, nonostante uno o più criteri siano alterati rispetto all’ideale clinico 3- restauro sufficientemente accettabile ma con difetti minoritari 4- restauro non accettabile ma riparabile 5- restauro da sostituire. Il punteggio di ogni categoria corrisponde al più alto tra le diverse sottocategorie. Questi criteri sono stati accolti dal comitato scientifico della FDI World Dental Federation e sono oggi definiti come standard.

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