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Punto a “X”, “Criss-Cross” e a “X nascosto”

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Con l’evoluzione dei protocolli operativi e dei materiali disponibili in tutte le discipline conservative, l’estrazione di un elemento dentale costituisce sempre più l’extrema ratio a cui ricorrere. Allo stesso tempo, l’evoluzione delle soluzioni implanto-protesiche ha reso sempre più percorribile la sostituzione del dente perso. Si può pertanto dire che, a meno di acclarate controindicazioni, l’estrazione debba essere condotta nell’ottica di poter proporre una riabilitazione implantare. A tale esigenza si sono adeguati i protocolli chirurgici esistenti, che richiedono minima traumaticità e massima cura nella preservazione dei volumi ossei (particolarmente sul versante vestibolare). Ne sono inoltre stati sviluppati degli altri, come ad esempio la socket preservation. Anche la gestione dei tessuti molli tende ad adeguarsi a tali criteri. Tra le tecniche di preservazione della cresta, in effetti, non sussiste totale concordanza per quanto riguarda il disegno di lembo, che dipende in buona misura dalla condizione dell’elemento da rimuovere. Quale che sia la forma della ferita chirurgica si trova invece indicazione univoca alla chiusura. Un gruppo di lavoro sudcoreano (Park e colleghi, 2016) partendo da questi presupposti, si è interrogato su quale tecnica di sutura possa ben combinarsi alla preservazione di cresta nella condizione di base, ovvero l’estrazione di un singolo elemento dentale.

Il punto a X nascosto in chirurgia e parodontologia

La tecnica probabilmente più diffusa è una forma di materassaio incrociato, più semplicemente nota come “punto a X”. Questo punto esercita una pressione simultanea sui lati buccale e linguale.

In Letteratura si trovano riferimenti a una tecnica alternativa, detta sutura “criss-cross”, ovvero un materassaio orizzontale esterno. L’ago in questo caso impegna i lembi due volte nella stessa direzione (indifferentemente vestibolare-linguale o linguale-vestibolare) ma assume comunque un aspetto a X. Entrambe le tecniche inducono una trazione verso il centro dell’alveolo. Tuttavia, gli Autori precedentemente nominati sostengono che queste tecniche possono indurre una perdita di gengiva cheratinizzata sul lato vestibolare e traslare la giunzione mucogengivale in direzione linguale. Essi propongono dunque l’impiego di una tecnica mutuata dalla chirurgia plastica e detta “X nascosta”. I risultati preliminari riguardanti la mucosa cheratinizzata, secondo gli Autori, sarebbero promettenti. Ulteriori studi sono pertanto auspicabili per il prossimo futuro.

L’ago esegue due passaggi consecutivi in diagonale, sempre in direzione vestibolo-linguale e, a differenza di entrambe le tecniche precedenti, l’incrocio viene a formarsi profondamente all’interno dell’alveolo. I vettori, in questo caso, sono direzionati verso il centro ma dai due lati mesiale e distale. Questo avrebbe anche dei vantaggi nel contenimento di eventuale materiale da innesto particolato.

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