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Possibile utilizzo del flow nella sigillatura dei solchi e delle fossette

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Possibile utilizzo del flow nelle sigillatura dei solchi e delle fossette

Le Raccomandazioni cliniche in odontostomatologia approvate dal Ministero della Salute, il cui ultimo aggiornamento risale a settembre 2017, stabilisce che la sigillatura dei solchi e delle fossette rappresenta una metodica preventiva particolarmente indicata per il primo molare permanente, massimamente efficace subito dopo l’eruzione del dente. Dal punto di vista pratico, viene sottolineata l’importanza dell’isolamento del campo operatorio ai fini di assicurare un’adeguata forza di adesione e si raccomanda di attenersi pedissequamente alle indicazioni fornite dai produttori del sigillante impiegato. Non si fa invece riferimento a che tipo di materiale sia da preferire. Sul mercato sono disponibili prodotti a base resinosa specificamente indicati come sigillanti. Questi sono indicati come prima scelta in un precedente documento ministeriale (Linee guida nazionali per la promozione della salute orale e la prevenzione delle patologie orali in età evolutiva, ultimo aggiornamento novembre 2013). I cementi vetroionomerici, dotati di ritenzione inferiore, vengono invece raccomandati in quei casi in cui non si possa garantire un controllo sufficiente dell’umidità.

Compositi Flow nella  sigillatura dei solchi e delle fossette

Una recentissima (gennaio 2018) revisione sistematica della letteratura, redatta da Bagherian e Sarraf Shirazi e apparsa sul British Dental Journal, si domanda se i dati clinici disponibili supportino i compositi flowable come alternativa ai suddetti sealer a base resinosa. I flow di ultima generazione, in effetti, sono maggiormente riempiti, meno affetti dalla contrazione da polimerizzazione e più resistenti all’usura. Tutti questi elementi devono essere considerati al fine di utilizzare il materiale in forma di strato sottile.

I risultati della meta-analisi, la quale ha coinvolto un totale di 11 lavori, stabiliscono che l’impiego di compositi flow induce un lieve effetto positivo nei tassi di ritenzione rispetto ai sigillanti resinosi comuni. Il lavoro di Mathur del 2012 evidenzia come la ritenzione risulti superiore indipendentemente dal tipo di adesivo impiegato (addirittura in assenza di adesivo), elemento questo considerato come fattore confondente da altri Autori. Naturalmente, si consiglia di impiegare l’adesivo come da protocolli. Risultati positivi al confronto diretto sono stati ottenuti, utilizzando appunto lo stesso adesivo, negli studi comparativi di Cogo del 2009, che considera il periodo critico per le sigillature dei 2 anni di follow-up, e di Jafarzadeh (2010). La migliore ritenzione sarebbe da imputare proprio al maggior grado di riempimento del composito flowable.

Il cosiddetto “complete sealant retention rate” è un indice di successo facilmente indagabile ed è per questo utilizzato nella maggioranze degli studi clinici considerati. Ciò detto, va comunque ricordato che il vero goal terapeutico della sigillatura è rappresentato dal prevenire l’insorgenza della lesione cariosa. Lo studio di Mickenautsch del 2013 stabilisce comunque la diretta corrispondenza tra le due variabili.

Bibliografia

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2637_allegato.pdf

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2073_allegato.pdf

Flowable composite as fissure sealing material? A systematic review and meta-analysis A. Bagherian & A. Sarraf Shiraz. Br Dent J. 2018 Jan 26;224(2):92-97

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