Negli ultimi anni l’impiego di composti ozonizzati è stata variamente proposta in vari campi di applicazione in odontoiatria. L’ozono è un gas incolore, forma triatomica dell’ossigeno (O3: viene prodotto naturalmente per dissociazione da molecole di ossigeno atmosferico, che poi reagiscono con delle altre), forte ossidante, universalmente conosciuto per il suo ruolo di filtro per la radiazione ultravioletta a livello dell’atmosfera terrestre.

È stato utilizzato per purificare l’acqua, dato che già a basse concentrazioni ha un’azione di killer su diversi microrganismi: una molecola di ozono equivale a 3-10mila molecole di cloro e ha un’azione 3500 volte più rapida.

La sperimentazione di fluidi ozonizzati a uso medicale – come antisettici nel controllo delle infezioni e nella guarigione delle ferite – va avanti in realtà da mezzo secolo. L’ozono avrebbe poi una serie di effetti biologici sull’organismo, oltre a quella antimicrobica: detossificante, analgesico, antipossico e immunostimolante.

In ambito dentale, è stato proposto appunto come antisettico e anche nel trattamento delle lesioni da demineralizzazione, sulle quali sembrerebbe esercitare un’azione selettiva, quindi protettiva del tessuto sano.

Effetti dell’ozono in terapia causale parodontale

Si consideri ora l’applicazione sulla malattia parodontale che, come del resto la carie, rappresenta un quadro multifattoriale con una specifica componente batterica. A tale proposito, un interessante studio microbiologico giapponese (Fukui 2014) ha valutato l’azione di gel ozonizzati su una varietà di specie microbiche, con particolare riguardo per quelle parodontali. Il lavoro ha osservato un’azione battericida nei confronti di Porphyromonas gingivalis, Prevotella intermedia, Fusobacterium nucleatum, Aggregatibacter actinomycetemcomitans ed Eikenella corrodens.

Gli effetti antimicrobici si confermano per batteri aerobi e anaerobi, gram positivi e negativi (leggermente di più su questi ultimi), con un efficacia che segue la crescita della concentrazione e sembrerebbe quindi favorire il gel rispetto ad altre soluzioni.

A proposito delle vie di somministrazione, oltre alle acque ozonizzate e ai gel, esisterebbero sistemi in grado di veicolare la forma gassosa prevenendo il rischio di inalazione ma, secondo quanto osservato da Srikanth nella sua review, queste non costituiscono l’opzione più indicata in ambito parodontale.

Questo stesso lavoro si concentra principalmente sull’utilizzo dell’ozono, in particolare dell’acqua ozonizzata (4 mg/L), come alternativa o adiuvante agli antisettici tradizionalmente impiegati nella terapia causale parodontale. Pur ammettendo la necessità di implementare le evidenze sulla tematica, gli autori forniscono indicazioni promettenti.

Un primo passo è, ad esempio, lo studio clinico randomizzato condotto da Sacco e Campus (2016), in cui l’ozonoterapia locale è stata proposta come adiuvante della terapia meccanica, la quale rimane dunque il trattamento di base. Nuovi studi longitudinali sono necessari anche al fine di mettere a punto protocolli d’impiego dell’ozonoterapia in parodontologia, individuandone indicazioni e limitazioni d’uso.

Riferimenti bibliografici

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