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I modelli eziopatogenetici attuali definiscono le patologie del parodonto come derivanti da alterata omeostasi a livello dei tessuti di sostegno per azione di un microbiota modificato che porta a infiammazione e danno tissutale progressivo. Alcune specie batteriche sarebbero in grado di modulare la risposta immune, favorendo il viraggio da popolazione simbiotica a disbiotica. Porphyromonas gingivalis costituisce una specie chiave in questo senso. Le sue protesi specifiche per lisina e cisteina (Rgp e Kgp rispettivamente), chiamate nel complesso gingipain, sarebbero fattori di virulenza importanti coinvolti in tale meccanismo, in quanto sono in grado di clivare IgG1, interferire con il sistema del complemento e con alcune citochine.

Anche un altro fra i batteri del “red complex” sarebbe in grado di svolgere azioni analoghe. Il genoma di Tannerella forsythia contiene diverse sequenze codificanti proteasi: si fa riferimento in particolare a un gruppo di 6 enzimi caratterizzati da una sequenza detta KLIKK sull’estremità C-terminale e per questo chiamati “proteasi KLIKK”. Alla patogenicità del batterio sembrerebbe contribuire anche la miropina, un inibitore delle serin proteasi (superfamiglia detta delle serpine), attivo nei confronti di diversi enzimi, ad esempio la catepsina G e l’elastasi, prodotte dai granulociti neutrofili e importanti nel meccanismo di fagocitosi.
La perimplantite rappresenta la condizione di malattia equivalente a quella parodontale nel contesto dei tessuti perimplantari. Ciò non significa che il modello eziopatologico ne rappresenti la perfetta replica: la clinica suggerisce ad esempio che il danno perimplantare sia tendenzialmente più estensivo e progressivo. Anche a livello microbiologico sono state individuate differenze: ad esempio, alcuni lavori hanno rilevato concentrazioni più elevate della stessa T. forsythia nelle lesioni perimplantari (rispetto alle tasche parodontali), suggerendo che anche il significato patogenetico del batterio possa essere superiore.

Progressione delle patologie parodontali: il ruolo di miropina e proteasi KLIKK

La patologia molecolare costituisce di base una metodologia d’indagine a partire dall’estrazione degli acidi nucleici. Trova oggi largo utilizzo nella ricerca e anche nella clinica. La procedura è stata impiegata nel lavoro recentemente presentato da Eckert e colleghi, il cui intento era appunto di determinare l’espressione in vivo – in casi di parodontite e perimplantite – dei due enzimi di T. forsythia precedentemente citati, miropina e proteasi KLIKK. È stata inoltre indagata la correlazione con l’entità della patologia e con la coespressione delle proteasi di P. gingivalis. A questo riguardo, Kgp ha una derivazione monogenica (gene kgp, appunto), mentre Rgp è tradotto a partire da un gene A e uno B. In tutti i casi si è partiti da un campione di RNA (depurato con DNAsi) raccolto tramite cono di carta; da questo è stato ricavato il DNA complementare (cDNA) tramite trascrittasi inversa. I geni, individuati tramite i rispettivi primer, sono stati quindi amplificati tramite PCR real time e infine quantificati.
I risultati determinano un’espressione fortemente aumentata delle proteasi lisina e cisteina specifiche di P. gingivalis e della sola miropina per quanto riguarda T. forsythia, rispetto alle proteasi KLIKK. In particolare, l’ampio spettro dell’azione inibitoria operato dalla miropina suggerisce che questo enzima possa ricoprire un ruolo di regolazione del viraggio del microbiota, nel substrato dentale quanto in quello implantare, contribuendo all’iniziazione e/o alla progressione dei rispettivi quadri di patologia flogistica.

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