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Luigi Paglia

Le anomalie di struttura degli elementi dentari possono colpire i denti decidui o permanenti e, in base al momento dell’odontogenesi in cui interviene il fattore di disturbo, si presentano con gravità differenti. Alcune forme sono in netto aumento e di comune osservazione clinica, come per esempio la MIH (Molar Incisor Hypomineralization) la cui prevalenza, a seconda delle casistiche, va dal 3 al 25 %, ma spesso sono ancora sottodiagnosticate.

Di queste patologie, di sempre maggior riscontro e che quotidianamente possiamo osservare nei nostri studi, ci occupiamo nell’aggiornamento monografico del numero di giugno de Il Dentista Moderno.

La diagnosi precoce delle anomalie dentarie di struttura deve essere alla portata di tutti i clinici, odontoiatri e non, ed è essenziale per migliorare il risultato del trattamento e la qualità di vita dei pazienti affetti. Gli obiettivi di trattamento consistono nella risoluzione della sintomatologia e nel ripristino estetico, morfologico e funzionale degli elementi dentari affetti e possono essere raggiunti con un approccio multidisciplinare.

Per prevenire l’insorgere di danni agli elementi dentari coinvolti dalle anomalie di struttura è quindi necessaria una visita precoce e un follow up ravvicinato. Se nei bambini è consigliata una prima visita odontoiatrica intorno ai 3-4 anni, in presenza di anomalie dentarie importanti della dentizione decidua, il pediatra o i genitori devono richiedere una visita anche in età più precoce.

A causa della sensibilità che spesso si associa a tali disturbi, infatti, i bambini sono spesso carenti nelle manovre quotidiane di spazzolamento dei denti. Risulta importante, pertanto, informare i genitori e istruirli a intervenire al fine di un corretto mantenimento di igiene orale. Bisogna infine porre particolare attenzione anche alla dieta, che deve essere poco cariogena e non includere cibi e bibite con pH acido.

Dopo aver letto l’aggiornamento monografico “Le anomalie dentarie di struttura nel paziente pediatrico. Cosa sono? Come trattarle? potremmo anche condividerlo con i pediatri e i medici di medicina generale con cui collaboriamo: sono certo che apprezzeranno la lettura e potranno indirizzare al meglio i nostri (e loro) pazienti permettendoci una diagnosi sempre più precoce!

Luigi Paglia

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