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1. Test salivare per l’identificazione del rischio per Streptococcus mutans. Risultato positivo nel test in basso (Saliva Check Mutans®, GC Ltd).
Riassunto

Ancor prima che alla diagnosi precoce, mirata al trattamento di una patologia ormai già instauratasi, la moderna odontoiatria dovrebbe dedicarsi all’identificazione non della sola popolazione malata, ma anche e soprattutto della cosiddetta popolazione «a rischio». Questo perché è ora possibile, sulla base di nuove conoscenze e di nuovi strumenti e materiali presenti sul mercato, ricercare chi presenta quelle caratteristiche – chimiche, fisiche o anche batteriologiche – tali da esporlo in maniera significativa al rischio di contrarre una patologia. Vengono qui presentati alcuni protocolli, accorgimenti e sussidi diagnostici che si possono rivelare molto utili durante tutto l’iter diagnostico e terapeutico al fine di affrontare la pratica clinica da un punto di vista prevalentemente preventivo e, in fin dei conti, minimamente invasivo.

Summary

Minimum intervention as new diagnostic and preventive approach

Prior than early diagnosis, aimed to a treatment for a present pathology, the modern dentistry should reach the identification of the ill population, as well as of the population «at risk». In fact, due to new acknowledgements and new instruments and materials, now is possible to look for who presents chemical, physical or bacterial characteristics which can expose significantly a patient to risks for his oral health. In this discussion are presented some protocols, ideas and diagnostic tools which can be useful during all the diagnostic clinical path and either therapies, in order to afford clinical practice starting from a point of view widely preventive and, at last, minimally invasive

• Matteo Basso
• Joanna Nowakowska
• Luca Francetti
Università degli Studi di Milano, Dipartimento «Tecnologie per la Salute», IRCCS Istituto Ortopedico «Riccardo Galeazzi», Clinica Odontoiatrica, Direttore: professor Roberto Weinstein

Secondo quello che dovrebbe essere un paradigma affermato, la medicina moderna dovrebbe puntare decisamente ad affrontare le patologie sul piano della prevenzione. Tuttavia, è oggi ritenuto un gran successo che la medicina moderna ricerchi la diagnosi precoce più che una reale prevenzione, puntando quindi all’intercettamento di patologie, anche gravi, nelle fasi iniziali, rendendole di fatto curabili. E questo è già un grande passo avanti rispetto al passato. Purtroppo, ancora molti aspetti della medicina moderna riguardano la cura tardiva di patologie ormai a volte incurabili.

Eppure non si può dire che la ricerca e l’industria non abbiano messo a disposizione del medico, e dell’odontoiatra, quanto possa essere veramente utile, non solo per diagnosticare precocemente una patologia, ma anche per identificare quello che potremmo cominciare a definire un paziente «a rischio». È possibile definire un paziente «a rischio» quando, in determinate circostanze, un soggetto si dimostra in grado di ammalarsi più di altri di una certa patologia.

Molto spesso, infatti, nella pratica clinica, l’odontoiatra affronta pazienti che, a parità di accumulo di placca o di abitudini alimentari e di igiene orale, sviluppano quadri clinici diversi. La ricerca ha identificato un insieme di fattori, definiti «fattori di rischio», che espongono il paziente all’insorgenza di alcune patologie1-4. Tra questi si possono identificare alcuni fattori di rischio eliminabili, come l’abitudine al fumo di sigaretta o un’igiene orale scadente e fattori di rischio non eliminabili, come malattie infettive croniche, diabete, fattori genetici.

Alcuni frequenti fattori di rischio e le patologie orali potenzialmente correlate5-11 sono elencati in tabella 1. Compito dell’odontoiatra è quindi presentarsi responsabilmente all’appuntamento con il paziente, garantendogli cure adeguate e di alto livello, ma anche un programma di prevenzione, che oggi non può basarsi solo su un programma di richiami periodici.

Minimum intervention

Il concetto di minimum intervention esprime una nuova filosofia di approccio al paziente, dove l’obiettivo principale non è tanto essere meno invasivi nelle procedure, quanto piuttosto prevenire la necessità di qualsiasi intervento, anche se conservativo e poco invasivo, e quando questo si dimostri essere un obiettivo perseguibile12.

I principi della minimum intervention sono molto semplici:

  • identificare ogni potenziale fattore di schio;
  • eliminare o ridurre al minimo i fattori di rischio;
  • quando un trattamento è necessario, contenere la distruzione di porzioni di tessuto sano, conservando quanto più possibile le strutture dentali del paziente.

Non necessariamente, con minimum intervention, si intendono quindi procedure da eseguirsi con l’ausilio di sistemi di ingrandimento, microstrumenti o materiali, purtroppo generalmente più costosi. Sicuramente tutto questo è utile quando ormai è necessario intervenire per curare una patologia già evidente, ma in questa fase è andata persa la possibilità della prevenzione pura.

Questo nuovo approccio, invece, si scontra con quello che rimane il classico approccio interventistico: dove a seguito di una patologia, per lo più sintomatica e/o dolorosa come una carie, la terapia attuata è, spesso, quella del drilling and filling (fresaggio e riempimento) e del sacrificio di molto tessuto che, con un programma adeguato come accade nella minimum intervention, poteva essere risparmiato13. Ma come si può attuare, in termini pratici, questo nuovo concetto? Nel presente lavoro, oltre alla descrizione dei meccanismi patogenetici di alcuni comuni patologie orali come carie e parodontopatie, vengono descritti alcuni semplici e rapidi ausili diagnostici che possono risultare utili per identificare il paziente a rischio e per realizzare protocolli studiati ad hoc per la prevenzione dell’insorgenze di problematiche orali.

Continua …

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