Le tecniche molecolari costituiscono una delle novità più rilevanti nel panorama degli esami di laboratorio e, pur con delle limitazioni in termini di strumentazione, di expertise del personale e quindi, fatalmente, di costo del singolo esame, stanno trovando applicazione nell’ambito della ricerca e anche nella clinica, soprattutto in relazione a quadri specialistici. Un biomarcatore è definito come un dato misurabile in relazione ai processi fisiologici, alle alterazioni patologiche e/o alla risposta al trattamento.

La parodontopatia è certamente una condizione di interesse specialistico e una malattia comune. Ha carattere essenzialmente infiammatorio e porta a progressivo riassorbimento dell’osso alveolare. Da diverso tempo sono state approntate metodiche di valutazione dei marcatori dell’infiammazione nel fluido crevicolare. Più recentemente, i biomarcatori del turnover osseo hanno suscitato un forte interesse nei ricercatori, soprattutto in riferimento all’attività osteoclastica di digestione della componente organica (collagenica) del tessuto mineralizzato. Una revisione sistematica della letteratura, da poco disponibile alla consultazione online, condotta da Almehmadi e Alghamdi, vuole indagare il potenziale clinico (associazione e valore predittivo) dei marcatori di riassorbimento nella malattia parodontale.

A partire da un totale di 2300 lavori scientifici ottenuti dalla ricerca, gli autori hanno considerato 23 studi come concordanti ai criteri di inclusione: 12 cross-sezionali, 5 pre-post-intervento, 4 longitudinali + 1 finalizzato in vitro e un unico trial clinico randomizzato.

La maggior parte dei lavori ha valutato la presenza dei marcatori nel fluido crevicolare durante varie fasi di progressone della malattia ortodontica; altri hanno però valutato l’andamento del fluido rilasciato in sede perimplantare o in relazione ad altri processi, come lo spostamento ortodontico o l’osteolisi in pazienti con metastasi e trattati con zolendronato.

In totale, sono 37 i biomarker studiati, i più importanti dei quali sono risultati essere alcune citochine (IL-1β in assoluto, ma anche IL-8 e IL-10) e metalloproteinasi di matrice (MMP-8, poi MMP-9), il ligando recettoriale RANKL, il telopeptide N-terminale del collagene di tipo I (Ntx) e la catepsina-L cistina proteasi di derivazione osteoclastica (Cat-K).

Per quanto condizionata, per ammissione degli stessi autori, dall’eterogeneità dei lavori inclusi, la review fornisce alcune interessanti indicazioni attinenti alla malattia parodontale. L’approccio impostabile all’attuale stato dell’arte è di uno studio multi-marker del fluido crevicolare.

IL-1β e MMP-8 sono rispettivamente la citochina e la collagenasi maggiormente rappresentate a livello del paziente parodontopatico. RANKL si conferma marcatore fondamentale dell’attività osteoclastica, mostrando anche utilità diagnostica per quanto riguarda la stessa patologia. Da ultimi, Ntx e Cat-K risultano essere biomarker promettenti in ragione della loro elevata specificità sul turnover osseo.

Riferimenti bibliografici

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